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Sabato 25 Novembre 2017 | 03:08

Bari, allerta Ebola al policlinico ma è una simulazione

di LUCA BARILE
BARI - A Bari iniziano le prove generali per passare ad un’eventuale fase operativa dell’allerta nazionale sul virus Ebola. Medici, infermieri e personale ausiliario dell’unità operativa di malattie infettive del policlinico pugliese, ieri sono stati coinvolti in una simulazione delle procedure da mettere in campo e delle attrezzature da utilizzare, in caso di necessità. Al personale sanitario è stato raccomandato di seguire alla lettera tutte le prescrizioni del protocollo
Bari, allerta Ebola al policlinico ma è una simulazione
di Luca Barile

BARI - A Bari iniziano le prove generali per passare ad un’eventuale fase operativa dell’allerta nazionale sul virus Ebola. Medici, infermieri e personale ausiliario dell’unità operativa di malattie infettive del policlinico pugliese, ieri sono stati coinvolti in una simulazione delle procedure da mettere in campo e delle attrezzature da utilizzare, in caso di necessità.

Al personale sanitario è stato raccomandato di seguire alla lettera tutte le prescrizioni del protocollo interno del reparto, in modo da renderle tempestive ed efficaci, in combinazione con le disposizioni generali che arrivano dal ministero della Salute. La linea del Governo, fino ad ora, è stata infatti di centralizzare la gestione clinica di ipotetici pazienti contagiati, disponendone il trasferimento, dopo la diagnosi, nei due centri specializzati «Spallanzani» di Roma e «Sacco» di Milano.

Dai contatti delle ultime ore e dai movimenti in corso, come l’esercitazione nel policlinico barese, sembra però che il grande ospedale universitario si prepari a rivestire un ruolo attivo, in vista di un’eventuale gestione diretta dei casi di Ebola a livello locale. Nel frattempo, l’azienda ospedaliera fa sapere di aver attivato una procedura d’urgenza per l’acquisto di materiale speciale, come tute a maggiore tenuta stagna e maschere protettive per il viso, da fornire in dotazione agli operanti.

Un incontro chiarificatore si terrà venerdì prossimo in Regione, dove saranno convocati i manager delle strutture del territorio, delle Asl e del servizio 118. «Ci stiamo preparando ad ogni evenienza» dichiara il direttore generale del Policlinico di Bari, Vitangelo Dattoli. «A breve sapremo come muoverci a livello regionale – aggiunge – dove si sta organizzando un coordinamento tra i vari soggetti interessati».

L’altro presidio sanitario in preallerta è il reparto di malattie infettive dell’ospedale «Fallacara» di Triggiano.

Le prescrizioni valide, per il momento, restano quelle contenute nella nota ministeriale del 6 ottobre scorso, che ha integrato e parzialmente modificato la precedente circolare del primo di ottobre. In caso di persone con sintomi sospetti. A tutte i presidi del servizio sanitario pubblico, è stato ordinato di seguire un protocollo preciso, di fronte a pazienti che presentino febbre con temperature superiori ai 38.6 gradi nelle ultime ventiquattr’ore.

Nel caso di febbre accompagnata da vomito, diarrea, sanguinamento e tosse, la situazione va segnalata all’infettivologo di riferimento. Riguardo alle zone geografiche a rischio, sono confermate la Guinea, la Liberia e la Sierra Leone. In Nigeria, dove il virus è stato introdotto nel mese di luglio dalla Liberia, il minor numero di casi accertati e il ridotto tasso di mortalità riscontrato non consente di classificare quest’ultimo paese come un focolaio autoctono. «Non credo cha ci siano rischi di contagio a causa della presenza dei centri per immigrati a Bari» dice il professor Gioacchino Angarano, direttore dell’unità operativa di malattie infettive del Policlinico barese.

L’allerta, confermano fonti delle forze dell’ordine, è tuttavia alta sia nel centro di accoglienza per richiedenti asilo e sia in quello di identificazione ed espulsione, entrambi nella zona dell’aeroporto. «Il periodo di incubazione è di tre settimane – spiega Angarano – e dopo un viaggio via mare, come avviene in genere per i traffici di esseri umani, una persona infetta arriverebbe qui già morta. Piuttosto – conclude il professore - bisogna fare attenzione ai voli aerei, più rapidi e per questo più rischiosi».

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