Cerca

Venerdì 24 Novembre 2017 | 21:35

Io canto le lodi dell’avvocato superdotato

di ALBERTO SELVAGGI
Ciao ragazzi, sono tornato, venite qua avvocatesse leggiadre e costumati avvocati: smack smack, miu miu, picci picci, gna-gna-gna (bacetti puerili a raffica). E tu, presidente Manuel (Virgintino), primus inter pares, non ti sottrarre all’onda di affetto che ti trascinerà sulle mie spiagge. Ricordate? Sono quello che firmò il simpatico articolo «A Bari avvocati di chiara… fame», subendo così per due anni una messa all’indice dalla categoria locale e nazionale, affettuosi saluti lanciati anche in scooter per strada: «Bastardo!» (nella foto, Rocco Siffredi con Alberto Selvaggi)
Io canto le lodi dell’avvocato superdotato
di ALBERTO SELVAGGI

Ciao ragazzi, sono tornato, venite qua avvocatesse leggiadre e costumati avvocati: smack smack, miu miu, picci picci, gna-gna-gna (bacetti puerili a raffica). E tu, presidente Manuel (Virgintino), primus inter pares, non ti sottrarre all’onda di affetto che ti trascinerà sulle mie spiagge. Ricordate? Sono quello che firmò il simpatico articolo «A Bari avvocati di chiara… fame», subendo così per due anni una messa all’indice dalla categoria locale e nazionale, affettuosi saluti lanciati anche in scooter per strada: «Bastardo!» «Sei un criminale non un giornalista!» «Ti querela tutto l’Ordine e il Sindacato» «Abbiamo fatto apposta due riunioni, intervengono pure da Romaaa..!».

Ebbene, amici, fratelli, sorellastre legali, giorni fa il destino mi ha condotto per mano sul sentiero di questa bizzarra ma sincera excusatio. Tanto che mi sono azzardato a darvi in pasto su questa pagina una mia foto segnaletica in compagnia di un porno-amico che taluni di voi intogati conosceranno (dalle pubblicità delle patatine, naturalmente, non dai film hard), così che, riconoscendomi, potrete baciarmi.

Giorni fa entro nel Tribunale di Bari per faccenducce mie varie, solco aggregati dialogici di avvocati in giacca, del numero giusto per gli abitanti di questa città, saluto professioniste (ne conosco più di te, Manuel, e ci amiamo!) timorate, procuratrici strette nelle tipiche camicette educande, mi oriento coi miei guardaspalle tra indicazioni e avvisi deposti su porte trofei dello sfascio giudiziario e accedo a un salone gigante in cui il delirio domina avvocati costretti ad autogestirsi fra garbugli e salassi di tasse, affitti da strozzinaggio per l’attività privata, giudici subissati da faldoni a cascate, clienti stonati come pesci all’amo, un bailamme insieme muto e assordante, una vergogna paragonabile soltanto alla sanità che ti fa urlare: «Arrestate e bruciate lo Stato italiano».

Quand’ecco che la meraviglia viene a risvegliarmi dal sopore dolente et rassegnato: l’Avvocato Superdotato. Occhialuto, barba sfatta, volto incolore, abito scialbo, portava a spasso i suoi gioielli apollinairani con la sprezzatura che giova al grado dell’arte, e che prova il celarsi frequente dell’estraordinario sotto le forme dissimulate del consueto. Un rigonfiamento che esorbitava per anse canoviane in quella forma di venustà che i lirici greci chiamavano, fulgore virile. «Caspiterina – indico al difensore al mio fianco -, guarda là». Sotto i jeans riposava lo scintillio di rubino lubrificato, una espressione d’amore espanso nelle dimensioni di una mirabile testa d’infante (sono o non sono «l’inventore del barocco letterario pugliese», come mi scrisse un noto lavorista per dispregiarmi?).

Chiedo lumi ai miei accompagnatori: «Ma, lo conoscete?». E loro, senza trarre ispirazioni da quella patta: «Mai visto e mai notato». Strano, essendo gli avvocati baresi giusti contati. «Ma scusa poi a te che te ne frega? Coi casini che abbiamo pensi a ‘ste puttanate?». Certamente me ne fregava. Mai un giornalista avrebbe potuto competere con una natura tale. E assicuro all’Ordine degli avvocati che anzi la nostra categoria è tendenzialmente ipodotata.

Lo fissavo pieno di ammirazione. E nell’attesa della chiamata in giudizio identificai sotto i veli arabici di altri due civilisti analoghe espressività ipertrofiche inguinali. Figuriamoci nel settore penale. Pensai pertanto di chiamare seduta stante il mio amichetto Rocco Siffredi per dirgli: «Ehi Rocchetto, che stai ancora a Ibiza a girare? Beh, tu che fai tanto il ganzo, sappi che qua a Bari abbiamo legali che ti fanno a pezzi senza innestare manco la seconda marcia». Ma mi trattenni: nella bolgia dei dannati del tribunale è difficile comunicare.

Bene, fratelli avvocati, sorelle avvocate: vi lascio con questo regalo per riscattare il passato. Perché se l’Avvocatura in crisi da me beffeggiata tempo fa ci ha separati, oggi in amore ci unisce nel nome ignoto dell’Avvocato Superdotato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione