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Domenica 19 Novembre 2017 | 07:55

Ora campioni di boxe tre rifugiati Cara Bari

 BARI – Fuggiti da disperazione, povertà e guerre, cercano riscatto sociale e libertà con i guantoni su un ring di pugilato: è questa la storia di tre atleti – un afghano, un iraniano e un ivoriano – che sono stati accolti nella palestra dell’Accademia Portoghese di Bari, dopo esser arrivati in Puglia presso il Cara.
Ora campioni di boxe tre rifugiati Cara Bari
 BARI – Fuggiti da disperazione, povertà e guerre, cercano riscatto sociale e libertà con i guantoni su un ring di pugilato: è questa la storia di tre atleti – un afghano, un iraniano e un ivoriano – che sono stati accolti nella palestra dell’Accademia Portoghese di Bari, dopo esser arrivati in Puglia presso il Cara.

Azizi Ramazan ha ventiquattro anni e ha lasciato l'Afghanistan dove il conflitto in atto gli ha portato via la mamma e il fratello. Nel suo paese si allenava come pugile ogni giorno e vorrebbe farlo anche qui, "trasformando la passione sportiva in uno strumento di rinascita".

Houmana Coulibaly, venticinque anni, è andato via dalla Costa d’Avorio e coltiva il sogno di sfondare nel pugilato, sulle tracce del suo idolo, Ray Sugar Leonard.

Behrooz Shahmoradi è iraniano: a ventotto anni è fuggito dalla Repubblica islamica come dissidente politico. Il suo arrivo in Europa è stato davvero avventuroso, perchè la prima nave degli scafisti su cui si era imbarcato in Turchia si è ribaltata e il giovane pugile è riuscito a salvarsi: "Il mio fratellino, invece, è morto annegato".

 La palestra Portoghese di Bari ha offerto subito la possibilità a questi giovani di allenarsi per "coltivare un sogno", unendo al lato sportivo, anche l’aspetto procedurale della regolarizzazione: l’iraniano e l’afghano hanno già il permesso di soggiorno e si stanno preparando per i primi incontri in programma a novembre.

Il maestro Antonio Portoghese è orgoglioso di questa iniziativa solidarista ma aggiunge che "in Italia restano per le società sportive rilevanti problemi economici, perchè visite mediche e tasse sportive rendono difficili le operazioni di recupero di chi cerca una nuova vita attraverso lo sport". "Abbiamo trovato persone oneste e ospitalità – racconta Ramazan, in inglese, spiegando come con lo sport cerca di dimenticare gli spettri della guerra -. Nella famiglia della Portoghese ci siamo subito sentiti a casa".

L’africano Houmana ha invece problemi di lingua, ma è sempre tra i più determinati negli allenamenti. Behrooz, veterano del ring, sta invece svolgendo già una preparazione intensa ed è già pronto a boxare in incontri ufficiali.
La favole dei tre rifugiati, però, si scontra con il difficile momento della palestra Portoghese, al centro di una vertenza amministrativa per i locali che detiene presso lo stadio della Vittoria.

"Siamo in una bella realtà – dicono i tre atleti – ma qui manca la luce e l’acqua, anche se il maestro non si lascia scoraggiare. Ci alleniamo davanti alla palestra o andiamo nella vicina pineta di San Francesco. Questi ostacoli non ci spaventano. L’accoglienza e la simpatia dei ragazzi della palestra ci ripagano dei sacrifici e ci riscaldano il cuore".

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