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Domenica 19 Novembre 2017 | 02:28

Ossa bruciate in campo a Valenzano: forse resti di testimone di giustizia

VALENZANO (Bari) - NOn è escluso che si tratti dei resti dell’artigiano 38enne di Valenzano Alessandro Leopardi, scomparso venerdì scorso che denunciò il clan Stramaglia nel 2005. Le ossa rivenute a 400 metri dalla sua abitazione. Gli esami del dna accerteranno l’identità della vittima
Ossa bruciate in campo a Valenzano: forse resti di testimone di giustizia
BARI – Frammenti di ossa bruciacchiati trovati a 400 metri dalla sua abitazione. Lì, sotto un albero annerito, la macabra scoperta fatta dai Carabinieri domenica mattina. Troppo presto per dire se il cadavere carbonizzato, perché di resti umani si tratta, sia quello di Alessandro Leopardi, di 38 anni, artigiano di Valenzano di cui non si hanno più notizie dal 1° ottobre scorso.

La Procura di Bariha avviato accertamenti su quei frammenti di ossa trovati in campagna alla periferia di Valenzano, sotto un albero di ulivo, a ridosso di un muretto a secco. I Carabinieri della Compagnia di Triggiano, coordinati dal Pm Manfredi Dini Ciacci, non escludono che si tratti dei resti dell’uomo. Prima, però, occorrerà attendere gli esami del Dna e i risultati di accertamenti di natura medico-legale affidati al professor Francesco Introna, dell’Università di Bari.

Ieri pomeriggio il padre di Leopardi ha raggiunto l’Istituto di medicina legale nel Policlinico, per sottoporsi al prelievo del Dna da confrontare con quello estratto da piccoli frammenti ossei. Un lavoro non semplice, considerate le condizioni in cui le ossa erano ridotte. Per conoscere il risultato occorrerà attendere una ventina di giorni. Omicidio l’ipotesi di reato. Una ragione tecnica anche per consentire agli investigatori di poter svolgere altri accertamenti e indagini.

Alessandro Leopardi denunciò nel 2005 per estorsione e fece arrestare tre presunti componenti del clan Stramaglia di Bari: Michele Buscemi, Luca Masciopinto e Matteo Radogna. L’uomo e la sua famiglia vennero sottoposti a un periodo di protezione nelle Marche fino al 2011. Poi decisero di tornare in Puglia.

Gli investigatori sospettano che l’uomo, un corniciaio che nel 2005, con la sua denuncia, contribuì a fare arrestare tre persone, sia stato vittima di una lupara bianca. Ma la pista non è affatto l’unica (sempre che quelle ossa siano di Leopardi). Appare strano, ad esempio, che i possibili assassini abbiano deciso di liberarsi del corpo a una distanza così ravvicinata dalla sua abitazione. Se fosse davvero lui, potrebbe avere incontrato qualcuno con cui ha litigato per ragioni diverse da quella vecchia denuncia? La zona in cui è stato ritrovato il corpo bruciacchiato era già stata battuta dai militari, ma subito dopo la denuncia di scomparsa, nell’immediatezza delle ricerche, quel corpo bruciacchiato e quei frammenti non erano apparsi così evidenti. Ad un secondo passaggio la macabra scoperta.

Leopardi mercoledì mattina, primo giorno di ottobre, presumibilmente intorno a mezzogiorno è uscito di casa, ha raggiunto la strada ed è salito in macchina. O qualcuno lo ha costretto a farlo. Da quell’esatto momento non se ne hanno più notizie. L’ultima a parlare con lui è stata la moglie Rossella, uscendo di casa poco dopo le 9. Poi il nulla. Quando la donna è rincasata, intorno alle 13.15 ha trovato la porta aperta, le pentole sui fornelli, le pietanze in cottura, il cellulare del marito sul tavolo. Nessun segno di scasso sulla porta, l’appartamento in perfetto ordine.

Chi lo conosce lo descrive come una persona tranquilla e perbene. Sono giorni terribili per chi gli vuole bene.

«È inquietante l’ipotesi che le ossa umane bruciate siano di Alessandro Leopardi, testimone di giustizia scomparso la scorsa settimana - afferma il deputato Davide Mattiello (Pd), componente della Commissione Antimafia -. La valutazione della attualità e della gravità del pericolo in situazioni come questa è rimessa alla Procura Distrettuale, che può proporre il soggetto per misure speciali previste dalla legge».

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