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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 23:19

Punta Perotti, no a 577mln ai Matarrese Decaro, i baresi non pagheranno un solo euro

di GIOVANNI LONGO
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - II 49 milioni ottenuti da Strasburgo coprono già tutti i danni patiti per l’ingiusta confisca dei suoli Punta Perotti: la Sud Fondi della famiglia Matarrese non ha più nulla da chiedere allo Stato italiano. Ieri il giudice Oronzo Putignano ha dunque chiuso l’ultima, grande partita relativa ai palazzoni sequestrati e poi demoliti sul lungomare di Bari: la richiesta di altri 570 milioni presentata nel 2006 a Comune (avvocato Giorgio Costantino), Regione (Ugo Patroni Griffi e Sabina Di Lecce) e ministero per i Beni culturali è dunque stata respinta. Il Tribunale ha poi respinto anche le richieste relative alla responsabilità extracontrattuale. Niente danni per la mancata realizzazione dei palazzi perché «equivarrebbe ad un indebito riconoscimento di un profitto scaturito direttamente da un’attività, materiale e negoziale, di cui è stata definitivamente accertata l’oggettiva illiceità penale»
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Punta Perotti, no a 577mln ai Matarrese Decaro, i baresi non pagheranno un solo euro
di GIOVANNI LONGO
e MASSIMILIANO SCAGLIARINI


BARI - II 49 milioni ottenuti da Strasburgo coprono già tutti i danni patiti per l’ingiusta confisca dei suoli Punta Perotti: la Sud Fondi della famiglia Matarrese non ha più nulla da chiedere allo Stato italiano, perché da un lato ha giù avuto più di quanto avrebbe dovuto per il valore dei terreni, dall’altro non ha «assolto l’onus probandi» relativamente a tutte le voci di responsabilità extracontrattuale che non erano coperte dalla sentenza emessa nel 2012 in sede europea. Ieri il giudice Oronzo Putignano ha dunque chiuso l’ultima, grande partita relativa ai palazzoni sequestrati e poi demoliti sul lungomare di Bari: la richiesta di altri 570 milioni presentata nel 2006 a Comune (avvocato Giorgio Costantino), Regione (Ugo Patroni Griffi e Sabina Di Lecce) e ministero per i Beni culturali è dunque stata respinta.

Il Tribunale di Bari ha seguito un ragionamento che suona pressapoco così: la sentenza con cui la Corte europea dei Diritti dell’uomo ha risarcito i costruttori è «tendenzialmente conclusiva dell’intera vicenda, non essendo agevolmente concepibile che, dopo una pronuncia finalizzata a ripristinare interamente lo stato preesistente ad un illecito, possa ancora residuare un ulteriore spazio» per altre richieste relative alle stesse voci: cioè le spese per la costruzione dei palazzi poi demoliti e il risarcimento per la perdita di possesso dei suoli illegittimamente confiscati e poi restituiti.

Su quest’ultimo punto, i Matarrese chiedevano di essere risarciti per l’intero valore dei suoli. Ma il giudice Putignano ritiene che la Cedu abbia sbagliato i conti. La perizia dei Matarrese che valuta i suoli in 81 milioni sarebbe infatti «inaffidabile». Perché? Per l’acquisto dei terreni di Punta Perotti dai privati sono stati spesi 8,2 miliardi di lire più altri 35 milioni di euro versati alla società Calaprice srl, che avrebbe ottenuto un prezzo «del mille percento più alto» rispetto agli altri venditori. Di chi è Calaprice srl? Dei fratelli Matarrese, che dunque avrebbero venduto a se stessi. Ne consegue, secondo il giudice, che il prezzo vero non è di 39 (come sostenevano i Matarrese) ma di circa 15 milioni, e che pure applicando una rivalutazione annua del 10% si arriva a un valore al momento della confisca pari a 41 milioni.

Nel valutare il risarcimento che è stato riconosciuto ai costruttori per i suoli (gli interessi sul capitale immobilizzato dal 2001 al 2011, il periodo della confisca), la Cedu ha però utilizzato come valore di partenza proprio gli 81 milioni. E questo, scrive il giudice barese, «ha fatto ascendere, ben oltre l’importo realmente spettante alla danneggiata, la somma totale del risarcimento liquidato per l’indisponibilità dei terreni».

Il Tribunale ha poi respinto anche le richieste relative alla responsabilità extracontrattuale. Niente danni per la mancata realizzazione dei palazzi perché «equivarrebbe ad un indebito riconoscimento di un profitto scaturito direttamente da un’attività, materiale e negoziale, di cui è stata definitivamente accertata l’oggettiva illiceità penale», per la mancata possibilità di investire gli stessi capitali in altre iniziative (che «presuppone, da parte del giudicante, una valutazione prognostica che reca in sé il rischio di sconfinare nel vaticinio») e nemmeno per il danno di immagine sofferto dai rappresentanti della famiglia. No anche alla richiesta di rimborso dei costi di progettazione dei palazzi, esclusi dalla sentenza Cedu: le fatture presentate in Tribunale non erano quietanzate.

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