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Lunedì 20 Novembre 2017 | 22:23

«Omicidio Mazzilli» Ordini di custodia per Schiavone e Serafino

BARI – I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico del 27enne Luigi Schiavone e del 30enne Francesco Serafino emesse dal Tribunale del riesame di Bari che ha accolto il ricorso proposto dalla Procura della Repubblica nell’ambito dell’omicidio di Nunzio Mazzilli, di 43 anni, ucciso il 26 giugno 2009 a Capurso (Bari) mentre si trovava nel suo circolo ricreativo (nella foto i rilievi dopo l'omicidio)
«Omicidio Mazzilli» Ordini di custodia per Schiavone e Serafino
BARI – I carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari hanno dato esecuzione a due ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico del 27enne Luigi Schiavone e del 30enne Francesco Serafino emesse dal Tribunale del riesame di Bari che ha accolto il ricorso proposto dalla Procura della Repubblica nell’ambito dell’omicidio di Nunzio Mazzilli, di 43 anni, ucciso il 26 giugno 2009 a Capurso (Bari) mentre si trovava nel suo circolo ricreativo.
Nel luglio scorso, sempre su ordine del Tribunale del riesame, erano finiti in manette il 33enne Gaetano Moschetti e il 26enne Rocco Schiavone. Per tutti l’accusa è concorso in omicidio, detenzione e porto di armi, aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso. Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Procura della Repubblica di Bari, hanno consentito di appurare che alla base del grave fatto di sangue ci sarebbe il tentativo da parte del clan Di Cosola di attrarre nella propria orbita alcuni paesi dell’hinterland barese, a cominciare dal comune di Capurso, ai danni del clan Stramaglia. A Schiavone e Serafino il provvedimento è stato notificato in carcere dove sono rinchiusi per altri reati.

L'episodio fu particolarmente efferato, la vittima fu uccisa a colpi di pistola e finito con un colpo alla tempia. Dagli atti di indagine, risulta che a uccidere Mazzilli fu Schiavone. L’uomo fu punito per la sua presunta propensione al doppio gioco frequentando, in contemporanea, il clan Di Cosola e quello degli Stramaglia. Nell’agguato un proiettile vagante ferì alla gamba, in modo non grave, anche un avventore del locale, un romeno di 30 anni.

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