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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 12:12

Bancarotta (ex) Petruzzelli Pinto prosciolto il reato è prescritto

BARI - Stando all’ipotesi accusatoria l'ex gestore, fra il 1989 e il 1992, avrebbe dissipato le risorse economiche dell’Ente, distraendo fondi per oltre 3 miliardi di lire e falsificando le scritture contabili. Nelle motivazioni della sentenza di non luogo a procedere per prescrizione, i giudici parlano di “emorragia di denaro che l’Ente garantiva in favore di Pinto”
Bancarotta (ex) Petruzzelli Pinto prosciolto il reato è prescritto
BARI – Per l’ex gestore del Petruzzelli, Ferdinando Pinto, non vi è “alcuno spazio per una sentenza di assoluzione nel merito” in relazione al reato di bancarotta fraudolenta dell’Ente artistico Teatro di Bari, tuttavia lo stesso reato è estinto per intervenuta prescrizione poichè sono passati più di 16 anni dalla sentenza di fallimento della società che ha gestito il teatro barese. Lo ha deciso la seconda sezione penale del Tribunale di Bari (presidente Clara Rita Goffredo) con una sentenza divenuta ormai definitiva.

Pinto, che negli anni scorsi è stato assolto dall’accusa di essere stato il mandante del rogo doloso del Petruzzelli, appiccato all’alba del 27 ottobre 1991, ora è stato anche prosciolto dall’accusa di aver causato, negli anni immediatamente precedenti al rogo, il fallimento dell’Ente artistico di cui è stato prima presidente del consiglio direttivo, poi liquidatore e legale rappresentante.

Stando all’ipotesi accusatoria Pinto, fra il 1989 e il 1992, avrebbe dissipato le risorse economiche dell’Ente, distraendo fondi per oltre 3 miliardi di lire e falsificando le scritture contabili. Nelle motivazioni della sentenza di non luogo a procedere per prescrizione, i giudici parlano di “emorragia di denaro che l’Ente garantiva in favore di Pinto”. “Non vi è chi non veda che a fronte dei dati contabili accertati mediante la disanima della documentazione bancaria acquisita – scrivono i giudici – non vi sia alcuno spazio per una sentenza di assoluzione nel merito”.

La Procura contestava a Pinto l’aggravante “di aver cagionato un danno di rilevante gravità” che aumenta le pena e dilata i tempi di prescrizione. Aggravante tuttavia non applicabile – secondo i giudici, che citano una sentenza della Cassazione del 2010 – ai rappresentanti legali di enti, ma solo agli imprenditori titolari di società. Condividendo questa tesi, sostenuta dai difensori di Pinto, gli avvocati Michele Laforgia e Andrea Di Comite (Polis Avvocati Bari), il Tribunale ha quindi dichiarato la prescrizione dei reati.

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