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Lunedì 20 Novembre 2017 | 22:15

Pentito si confessa «Io manichino dei pm»

BARI - Nell’udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale, in cui sono imputate 59 persone ritenute vicine al clan Palermiti accusate di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, Antonio Amodeo confessa di aver "gonfiato palloni" per ripicca nei confronti di alcuni amici e familiari e, soprattutto, perchè spinto da inquirenti e investigatori.
Pentito si confessa «Io manichino dei pm»
BARI – "Ero il manichino della Dda. Ho reso il falso, signor giudice". Antonio Amodeo, soprannominato 'U' sorc', pregiudicato 40enne di Triggiano, ritratta dinanzi al giudice tutte le accuse fatte nel 2012 quand’era affidato al programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia. Nell’udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Bari Marco Galesi, in cui sono imputate 59 persone ritenute vicine al clan Palermiti accusate di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, Amodeo confessa di aver "gonfiato palloni" per ripicca nei confronti di alcuni amici e familiari e, soprattutto, perchè spinto da inquirenti e investigatori.

"Mi convinsero con tante favole – spiega – che se fai i primi 180 giorni ti danno lo champagne, ti danno la torta, tremila telefonate al mese, ti danno di tutto. Ho fatto sempre lettere di ritrattazione ma venivano bloccate. Ho cominciato a dire le favole, qualche aiutino l’ho avuto sulle fotografie, ho accusato persone che non conoscevo”. Alla domanda del giudice “di tutto quello che ha detto cosa c'è di vero?" Amodeo risponde "niente". Parla delle tante lettere inviate a pm, giudici e ministero (ora acquisite agli atti del procedimento) in cui “chiedevo scusa a tutti gli imputati, chiedevo scusa di ciò che avevo fatto, di tutte le bugie che avevo detto”.

"Mi sono trovato in un labirinto, – continua l’ex pentito - ho fatto un macello, ero il manichino della Dda. Ho fatto tanti tentativi di suicidio, volevo morire perchè portavo un peso enorme. Mi sono trovato in una cosa più grande di me, ma io persone innocenti in galera non le mando perchè ho dei figli”. Eppure Amodeo di particolari ne ha raccontati tanti sui sequestri di armi e sulla gestione dello spaccio. Spiega di aver descritto agli inquirenti, come se le avesse apprese direttamente, circostanze lette sui giornali o sentite in servizi di cronaca andati in onda nei telegiornali. E poi racconta dei pestaggi in carcere.

“Le guardie – dice – mi hanno macellato. A Napoli stanno quattro inchieste sui maltrattamenti che mi hanno fatto. Sono entrato sano in carcere e vedete adesso come sto. Con un calcio mi hanno fatto anche perdere un’occhio".

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