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Domenica 19 Novembre 2017 | 13:20

Carcassa di capodoglio spiaggiata a Polignano

BARI – La carcassa di un capodoglio in avanzato stato di decomposizione si è incagliata sugli scogli di Polignano a Mare, nella zona del porto turistico di San Vito. Secondo i primi rilievi, il capodoglio sarebbe privo della coda e misurerebbe (senza coda) una lunghezza di circa sei metri. Solo parte della carcassa è affiorata, il resto si trova in acqua
Carcassa di capodoglio spiaggiata a Polignano
BARI – La carcassa di un capodoglio in avanzato stato di decomposizione si è incagliata sugli scogli di Polignano a Mare, nella zona del porto turistico di San Vito. Secondo i primi rilievi, il capodoglio sarebbe privo della coda e misurerebbe (senza coda) una lunghezza di circa sei metri. Solo parte della carcassa è affiorata, il resto si trova in acqua. Potrebbe fare parte del gruppo di sette capodogli che si è arenato sulla spiaggia di Vasto il 12 settembre. È l'ipotesi avanzata da alcuni esperti che stanno esaminando i resti.

Secondo il responsabile del centro tartarughe marine di Molfetta, Pasquale Salvemini, al momento è difficile conoscere le cause della morte. Sul posto sono intervenuti gli attivisti del Centro di recupero tartarughe marine di Molfetta, personale medico veterinario dell’Asl, militari della Capitaneria di Porto di Monopoli.
Salvemini ricorda che nel caso dei capodogli spiaggiati a Vasto, le cause della morte furono individuate negli effetti provocati dalle tecniche invasive di ricerca di petrolio nei fondali in Adriatico come l’air-gun che producono un rumore fortissimo che spaventa e disorienta non solo i capodogli ma i cetacei in genere.

Questo trauma porta i cetacei ad una riemersione troppo rapida con conseguente permanenza di gas nei vasi sanguigni per una mancata decompressione. Salvemini denuncia, inoltre, lo spiaggiamento di decine di tartarughe negli ultimi giorni lungo tutta la costa adriatica (Monopoli, Molfetta, Barletta, Margherita). La carcassa del capodoglio, dice, è senza dubbio l’ennesimo campanello d’allarme che il mare ci sta dando.

L'esame autoptico per stabilire il periodo della morte e un prelievo di Dna saranno fatti domani sulla carcassa del capodoglio. L’esame genetico servirà a stabilire se il cetaceo facesse appunto parte del gruppo che si è arenato sulla spiaggia di Vasto il 12 settembre scorso. "I capodogli – spiega infatti il biologo Lucio Rositani del laboratorio di biotecnologia marina della Provincia di Bari – quando sono ancora giovani come l'esemplare di Polignano, si spostano in gruppi familiari omogenei per sesso". Il gruppo di Vasto era composto da sette femmine (quattro riuscirono a salvarsi riprendendo il largo). Se anche il capodoglio arenatosi oggi dovesse essere una femmina (al momento non è possibile verificarlo per le condizioni della carcassa) e dovesse avere geni compatibili con quelli degli esemplari di Vasto, si potrebbe essere ragionevolmente certi della sua appartenenza allo stesso gruppo.

L'autopsia sugli esemplari arenatisi sulla spiaggia abruzzese rivelò la presenza di gas nei vasi sanguigni. Una probabile conseguenza, secondo gli esperti, di una riemersione troppo rapida, causata probabilmente da un trauma improvviso come potrebbe essere quello provocato dalle attività di prospezione con tecnica 'air-gun’. Questa metodologia spaventa i cetacei portandoli ad emergere precipitosamente e provocando loro una embolia simile a quella che subiscono i sub che non eseguono una corretta decompressione.

Il prelievo del Dna e l’esame autoptico saranno eseguiti dal prof. Nicola Zizzo dell’istituto di anatomia patologica della facoltà di veterinaria dell’Università di Bari. Domattina, inoltre, si svolgerà una riunione nella capitaneria di porto per decidere come rimuovere la carcassa e le modalità di smaltimento.

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