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Domenica 19 Novembre 2017 | 04:19

Disabile al sindaco «Rimasto solo ora come farò?»

BARI - «Mia madre è morta, mio padre sta per lasciarmi e ora cosa sarà di me?» È la toccante lettera che un disabile scrive a Decaro per avere informazioni sulle «fantomatiche strutture del "dopo di noi"» dedicate alle persone non autosufficienti Purtroppo la disponibilità di Decaro non basterà.
Disabile al sindaco «Rimasto solo ora come farò?»
BARI - Un disabile scrive al sindaco, Antonio Decaro, per denunciare una storia di ordinaria follia burocratica, nel mondo paradossale della sanità. «Egregio sindaco Antonio Decaro - scrive Fabio Alfredo Mazzetti - sono un giovane disabile barese di 33 anni affetto da "tetraparesi spastica"». Il giovane si rende conto «delle molteplici problematiche che lei e il suo staff affrontate quotidianamente» ma «visto che il destino continua ad accanirsi verso la mia persona» l’uomo spera in un aiuto del Comune.
«Ho assistito in prima persona al decesso di mia madre tre anni fa per un infarto fulminante» ora sta perdendo anche il padre, rimasto suo unico referente. «Mio padre purtroppo - scrive Mazzetti - di recente si è ammalato di un grave carcinoma al retto con probabile esito infausto».
Per Fabio Alfredo la situazione sta diventando sempre più insostenibile. «Sono relegato - spiega egli stesso - nella disperazione piu assoluta».

Al sindaco Decaro e al suo staff chiede «di essere informato sulle fantomatiche strutture del "dopo di noi" e in che misura la sua amministrazione ufficialmente è tenuta ad assolvere alle rispettive responsabilita istituzionali, visto che mio padre in qualità di dipendente Asl, deve assolvere al pagamento della quota che stante alle vostre valutazioni, pur avendone diritto per mancanza di fondi, non potete erogare al centro diurno che frequento quotidianamente dalle 8 alle 14».

La situazione si delinea sempre più paradossale. «Non credo - continua il Mazzetti - che dopo la malaugurata dipartita di mio padre io debba subire la mortificazione di essere rinchiuso in una casa di cura e la relativa umiliazione, che rasenta l'eutanasia sociale». Nonostante tutto Fabio Alfredo Mazzetti è fiducioso e si dice «certo della sua sensibilità e responsabilità istituzionali». L’ uomo conclude con i classici cordiali saluti, «in attesa di cortese riscontro».

Ora noi non vorremmo fare il grillo parlante ma perché una situazione avvilente come quella di Fabio Alfredo trovi soluzione, in tempi rapidi, ci vorrebbero strutture valide e gratuite di gestione comunale o regionale, ma di queste strutture, previste da una delle recenti leggi sul sociale, non se ne vede l’ombra, soprattutto al Sud ma anche in tutto il Paese. Purtroppo la disponibilità di Decaro non basterà.

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