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Martedì 21 Novembre 2017 | 16:54

Odissea di un neonato Bari, Foggia, poi Napoli Surico: caso che indigna

BARI – "E' un caso che suscita indignazione per un sistema sanitario regionale allo sbando: l’odissea di un bambino in fin di vita per colpa di una disorganizzazione più unica che rara". Lo denuncia in una nota il consigliere regionale di Forza Italia, Giammarco Surico che è un medico. Il problema è che tra il Di Venere e il Policlinico di Bari non esiste una convenzione che consenta il trasferimento dei pazienti, perciò anche in una situazione grave il piccolo è stato trasferito all’Ospedale di Foggia e di qui a Napoli
Odissea di un neonato Bari, Foggia, poi Napoli Surico: caso che indigna
BARI – "E' un caso che suscita indignazione per un sistema sanitario regionale allo sbando: l’odissea di un bambino appena nato nell’ospedale Di Venere, costretto ad un trasferimento a Foggia e poi a Napoli, in fin di vita, per colpa di una disorganizzazione più unica che rara". Lo denuncia in una nota il consigliere regionale di Forza Italia, Giammarco Surico. "Il bambino – racconta Surico, che è un medico – presentava addome acuto e, quindi, era in pericolo di vita. Il Di Venere, però, è dotato del reparto di terapia intensiva neonatale, ma non della chirurgia e per questo era necessario trasferirlo presso l’ospedale Giovanni XXIII di Bari”.

“Tuttavia, tra le due strutture, una dell’azienda consorziale Policlinico di Bari, e l’altra dell’Asl Bari, – aggiunge – non esiste una convenzione che consenta il trasferimento dei pazienti. Una circostanza già di per sè grave ed il piccolo è stato trasferito all’Ospedale di Foggia e di qui a Napoli”. “Una vera e propria odissea, considerando lo stato di emergenza e le condizioni del piccolo, costretto con la sua famiglia – aggiunge Surico – a fare centinaia di chilometri fino a Napoli da beghe burocratiche subite anche dal personale sanitario che non è nelle condizioni di trovare soluzioni in casi simili. E’ una vicenda triste e sconcertante insieme, che si aggiunge ai disagi inimmaginabili di pazienti ed operatori sanitari del pronto soccorso del Di Venere. Il Giovanni XXIII poi, soffre di un’incongruenza organizzativa in quanto la struttura è staccata da quella del Policlinico dove, però, la terapia intensiva c'è”.

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