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Venerdì 24 Novembre 2017 | 08:15

Alan Friedman a Bari «Renzi non è un Gattopardo»

di VALENTINA NUZZACI
BARI - Alan Friedman. Il noto giornalista, produttore, conduttore televisivo ed autore di best sellers economici e politici, rivolge al popolo italiano un severo ed accorato appello dalla copertina rigida del suo Ammazziamo il Gattopardo (Rizzoli, pagg. 300, euro 18,00). La cornice nella quale racchiudere l’analisi economica e politica dell’Italia di oggi, in crisi ed in perenne affanno, è quella del Circolo della Vela di Bari (nella foto, Alan Friedman, a destra, con il direttore della Gazzetta Giuseppe De Tomaso)
Alan Friedman a Bari «Renzi non è un Gattopardo»
di Valentina Nuzzaci

BARI - Giuseppe Tomasi di Lampedusa non avrebbe di certo mai immaginato che il suo Gattopardo si sarebbe addirittura trasformato nel simbolo permanente del conservatorismo italiano, quello duro a morire, allergico alle novità e ai tempi moderni che inesorabili avanzano comunque, nonostante tutte le resistenze della vecchia guardia dirigente, troppo legata ad un modo di fare politica ormai obsoleto e superato.

Da qui l’ispirazione per il titolo dell’ultimo libro di Alan Friedman. Il noto giornalista, produttore, conduttore televisivo ed autore di best sellers economici e politici, rivolge al popolo italiano un severo ed accorato appello dalla copertina rigida del suo Ammazziamo il Gattopardo (Rizzoli, pagg. 300, euro 18,00). Friedman è stato una delle più autorevoli firme del Financial Times e vincitore per ben quattro volte del British Press Award (equivalente inglese del Premio Pulitzer); ma nonostante le radici sfacciatamente anglosassoni, oggi rimane comunque un fedele statunitense, sebbene ormai italiano per scelta. Vivendo in Italia, conosce il Belpaese davvero a fondo e lo ama a tal punto da potersi permettere critiche coraggiose e taglienti nei confronti di molti dei nostri attuali rappresentanti politici.

La cornice nella quale racchiudere l’analisi economica e politica dell’Italia di oggi, in crisi ed in perenne affanno, è quella del Circolo della Vela di Bari: una raffinata location che ha fornito l’occasione a Giuseppe De Tomaso, direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, al prof. Corrado Balacco Gabrieli e alla prof.ssa Rosella Santoro, curatrice della kermesse polignanese «Il libro possibile», di riscaldare l’atmosfera di una fredda serata d’inizio autunno.

Un incontro tutto barese in cui Friedman ha presentato la sua ultima fatica letteraria con un italiano quasi perfetto ed un’ironia irriverente. Numerosissime, difatti, sono state le domande rivolte all’autore, soprattutto da parte dei giovani preoccupati dalla possibile modifica dell’art. 18 e dall’eventualità che il modello europeo di flessibilità del mercato del lavoro possa essere introdotto in Italia facilitando l’elasticità solo in uscita. Molti i piccoli imprenditori presenti, anche loro pieni di interrogativi da rivolgere all’esperto in economia. La risposta di Friedman a tutte queste domande segue un solo, importante tracciato tematico: l’Italia deve trovare la forza di svecchiarsi, di tagliare i ponti con le vecchie classi dirigenti che temono l’innovazione anche in materia occupazionale. Friedman poi fornisce qualche dritta più specifica: il lavoro in Italia ha bisogno di riforme urgenti e coraggiose e l’art. 18 va modificato per permettere agli investitori di poter puntare sull’Italia, senza temere una rigidità contrattuale che nega all’imprenditore e al lavoratore stesso di poter lavorare serenamente. E ancora: servono sgravi fiscali alle aziende per dare un impulso anche all’occupazione femminile; è urgente il pagamento del debito alle imprese da parte dello Stato; bisogna puntare, soprattutto qui nel Mezzogiorno, sul turismo di qualità; si deve spingere per l’attivazione dei servizi forniti dai treni ad alta velocità che accorciano le distanze tra regioni; ed infine, è essenziale superare i vecchi schieramenti ideologici di destra e di sinistra e concentrarsi sul futuro economico dell’Italia da cui dipende quello dei nostri figli e nipoti.

In poche parole, ecco il pensiero friedmaniano: la Camusso a casa; Vendola, pure; D’Alema è uno che quantifica tutto; Monti è un vanesio; Napolitano crede di vivere in una repubblica presidenziale e non parlamentare; Berlusconi ha addirittura nove vite. E poi Renzi, che, di tutto il panorama politico italiano, è l’unico che si salva: per Friedman, il ragazzo è chiaramente un egocentrico, come tutti gli uomini di potere, un ambizioso e a volte un confusionario giovane uomo politico, ma è il solo ad essere animato da reali sentimenti di riforma. Se solo queste riforme gli fossero permesse dagli «ultras» del suo stesso partito, preoccupati invece solo di mantenere i loro sederi poggiati sulle poltronissime del teatro politico italiano.

Tutto questo e molto altro ancora nel racconto inedito di un’Italia a macchie. Tutto questo è Ammazziamo il Gattopardo.

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