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Venerdì 24 Novembre 2017 | 01:00

Bari, che mistero l’origine del nome

di GIGI DE SANTIS
BARI - Nonostante anni e anni di studi, ricerche e approfondimenti sull’origine del nome Bari, non si è ancora riusciti a scoprire l’esatta etimologia che, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, il popolo pronunciava in dialetto «Vare» per «BBare». Gli ultimi approfondimenti sono del prof. Mario Cosmai e dello storico barese Vito Antonio Melchiorre
Bari, che mistero l’origine del nome
di Gigi De Santis *

BARI - Nonostante anni e anni di studi, ricerche e approfondimenti sull’origine del nome Bari, non si è ancora riusciti a scoprire l’esatta etimologia che, fino all’inizio della seconda guerra mondiale, il popolo pronunciava in dialetto «Vare» per «BBare». Gli ultimi approfondimenti sono del prof. Mario Cosmai (Bisceglie 22-09-1926 / 18-12-2002) e dello storico barese Vito Antonio Melchiorre (Bari 9-07-1922 / 15-10-2010). 

Mario Cosmai, nella pubblicazione «Antichi toponimi di Puglia e Basilicata» Levante Editore, Bari, 1991 scrive: «Il triplice stanziamento, avvenuto in età storica in Puglia, dei Messapi al sud, dei Peuceti al centro e dei Dauni a nord fu soggetto a continui spostamenti, dovuti a cause varie, come guerre, carestie, ecc. Città peucete come Bari, Barletta, Bitonto, Salapia, Canosa, Venosa e Ruvo (che fu capitale della Peucezia), si sono rivelate, alla luce delle ricerche linguistiche, originarie sedi dei Messapi, un popolo d’origine illirica, proveniente dall’opposta sponda adriatica, nella cui lingua si trovano elementi comuni alla lingua albanese.

Col passare dei secoli, i Peuceti, ritenuti di stirpe italica e di carattere bellicoso, ricacciarono i Messapi nell’estremo lembo della penisola, attestandosi definitivamente nelle attuali sedi. Infatti, man mano che si procede da sud verso nord, l’influenza della lingua messapica si riduce progressivamente. Bari fu dapprima un abitato illirico risalente a oltre 3000 anni fa, riportato alla luce degli scavi archeologici e illustrato dal Gervasio. Si denominò Bayrìa, nome che significa «costruzione di case», «borgata». Successivamente, si ebbero le forme parallele Barion (messapica) e Barium (latina). Da Barium derivò e s’impose la forma letteraria Bari, con la desinenza del caso locativo latino (come dire: qui a Bari; analogamente, da Ariminum si ebbe Rimini, da Brundusium Brindisi, da Tranum Trani, da Florentia, con desinenza femminile, Firenze).

Alla base del nome Bayrìa è la radice bhau, bhu, costruire, poi ampiamente diffusa nelle lingue indoeuropee, fino all’inglse buil e al tedesco bilden. I nomi di luogo si richiamano spesso all’ambiente geografico in cui si trovano (alture, valli, laghi, fiumi, piante). Perciò sono da rigettare come astratte e prive di basi scientifiche le altre etimologie proposte per Bari, come quella che la vuole derivata dal gr. barýs grave, pesante o un’altra che collega al greco antico barìs, specie di nave (per la forma della città vecchia, somigliante alla prua di una nave); o la derivazione del caldaico beiruth, castello. Priva di fondamento parve al Colella (prof. Giovanni Colella, Bitetto 1867-1953, nda) anche l’etimologia da var, fiume, proposta dal Perotti (Armando Perotti, Bari 1865-Cassano delle Murge (BA) 1924, nda). Se il criterio del fiume fosse sempre valido, Parigi, Londra, Berlino, Pietroburgo e tante altre città dovrebbero denominarsi dai fiumi che le attraversano». Fin qui il prof. Cosmai.

Vito Antonio Melchiorre nel suo scritto inserito nel libro «Bari nella storia», Adda Editore, Bari, 2002, analizza con più attenzione la questione. «Le ricerche sulla origine dei nomi di luogo hanno sempre affascinato non soltanto i cultori della scienza del linguaggio, ma anche e soprattutto coloro che si occupano di memorie patrie, nessuno dei quali ha mai trascurato i tentativi onde appurare per prima cosa la derivazione del toponimo del proprio paese. Data la tendenza, prevalente da sempre in questo campo a contraddistinguere le località con qualcuna delle sue caratteristiche più salienti, in molti casi la provenienza appare tanto evidente da non lasciar posto a dubbi di sorta; in altri, invece, l’incertezza è tale da dover necessariamente constatare, quando si vuol fare il punto della situazione, che “grammatici certant, lis est sub iudice” o, in altri termini, che non si è venuti a capo di niente.

Presso a poco così si presenta la questione a proposito di Bari perché, malgrado le dotte disquisizioni spesso svolte sull’argomento e le ipotesi per nulla infondate avanzate da persone dotate di notevole autorità e competenza, a tutt’oggi davvero non si conosce con assoluta precisione da quando e per quale ragione le sia stato attribuito il suo breve e strano nome di appena quattro lettere, raggruppate in due sillabe. Il problema è certamente arduo e, in attesa di vedere venir fuori una qualche spiegazione convincente, non rimane, per il momento, che prendere atto delle opinioni di coloro che vi si sono cimentati.

La prima interpretazione della quale si possiede notizia è probabilmente quella fornita da Stefano Bizantino, che visse nel V secolo a.C. e fu autore di un lessico intitolato Etnica, ove riportò il significato dei toponimi del mondo antico. Egli vi incluse anche Bari, chiamandola Baris e precisando che si trattava di una città avente come aggettivo etnico il vocabolo barites ossia barese. Aggiungeva che, secondo Posidippo - un poeta del III secolo a.C. - il nome stava per casa e che, secondo Eforo - uno storico del IV secolo a.C. - esso alludeva ad un insieme di case, ossia al paese per antonomasia.

Di diverso avviso fu lo storico barese secentesco Antonio Beatillo il quale scrisse che Bari si chiamò in origine Iapige, dal nome del suo mitico fondatore, e in un secondo momento Bari, dal nome del capitano Barione, altro mitico personaggio che l’avrebbe conquistata ed ingrandita, dandole il proprio nome. Opinò inoltre che il toponimo Bari discendesse dal greco baris, un tipo di imbarcazione usata sul Nilo e che i sacerdoti egiziani usavano consacrare ogni anno alla dea Iside. In maniera quasi analoga si espresse Michele Garruba, verso la metà dell’Ottocento, nell’osservare che, su parecchie antiche monete baresi, figurava appunto impressa la prora di una nave.

Nel secolo precedente però l’erudito barese Emanuele Mola, rifacendosi al pensiero degli esperti nelle lingue orientali, aveva ipotizzato un possibile collegamento con la voce caldaica beiruth, derivante a sua volta dal nome di quelle fortificazioni che i Palestinesi chiamavano bareis. La città dimostrava peraltro di possedere un glorioso passato guerriero, simboleggiato dal tiro della freccia effigiato su alcune sue monete.


Oltre ottant’anni fa, la diatriba fu ripresa da quell’acuto e infaticabile studioso che fu Armando Perotti, il quale approfondì l’indagine da par suo, sostenendo che, in età protostorica o perlomeno nella preistoria, Bari era stata lambita da un corso d’acqua, contraddistinto da una voce equivalente a bar o var, da cui la città medesima aveva finito con l’assumere il nome, per cui questo significherebbe il luogo sul fiume, anzi il fiume medesimo. L’intuizione, suffragata da un lungo ragionamento e da una stringata logica, non venne condivisa da molti, tanto è vero che quasi nessuno ne ha fatto più cenno.

Nel 1932, lo scrittore Tommaso Piscitelli, confutando una tesi secondo la quale Bari sarebbe derivata dalla espressione greca bareis oinon (ricca di vini), sostenne invece la provenienza dalla radice mediterranea bar, molto simile all’altra car; da queste sarebbero scaturiti vocaboli come barca, bara, carro, casa, cassa, capo, ecc., aventi tutti il significato di cosa chiusa che custodisce. Secondo Piscitelli Bari sarebbe, in sostanza, sinonimo di luogo sicuro di rifugio. Per quanto apprezzabili, però, opinioni tanto disparate non possono che rimanere tali e, allo stato delle cose, i Baresi ancora non conoscono, con attendibile fondatezza, per quale ragione la loro città si chiami Bari».

 * Centro studi «Don Dialetto»

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