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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 17:39

Bari, 8 richieste condanna per affiliati del clan Parisi

BARI – Il pm Antimafia della Procura di Bari Patrizia Rautiiz ha chiesto otto condanne comprese fra 4 anni di reclusione e 2 anni e otto mesi di reclusione nei confronti di altrettanti presunti affiliati al clan Parisi di Bari accusati di usura ed estorsioni, reati commessi tra il 2002 e il 2010 ai danni di alcuni imprenditori locali. Tra gli imputati, a processo con rito abbreviato, ci sono i pregiudicati baresi Eugenio Palermiti e suo figlio Giovanni, e Vito Parisi, cugino del boss di Japigia Savinuccio (nella foto)
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Bari, 8 richieste condanna per affiliati del clan Parisi
BARI – Il pm Antimafia della Procura di Bari Patrizia Rautiiz ha chiesto otto condanne comprese fra 4 anni di reclusione e 2 anni e otto mesi di reclusione nei confronti di altrettanti presunti affiliati al clan Parisi di Bari accusati di usura ed estorsioni, reati commessi tra il 2002 e il 2010 ai danni di alcuni imprenditori locali. Tra gli imputati, a processo con rito abbreviato, ci sono i pregiudicati baresi Eugenio Palermiti e suo figlio Giovanni, e Vito Parisi, cugino del boss di Japigia Savinuccio.

Nell’ambito di questa indagine è stato già condannato in secondo grado a 2 anni e 2 mesi di reclusione, con sentenza emessa nel maggio scorso, il capo clan Savinuccio Parisi accusato di violenza privata. Il boss fu arrestato il 20 dicembre 2012 con l’accusa di essere intervenuto per mettere fine alle richieste di soldi ad un imprenditore di Triggiano (Bari) da parte di pregiudicati, affiliati al suo clan, fatte quando lui era detenuto. In cambio, la presunta vittima gli avrebbe dato gioielli del valore di 100mila euro.

Nel processo sono contestati anche altri episodi verificatisi nel quartiere Japigia di Bari e a Triggiano, quando i clan operanti in questi territori avrebbero deciso di «investire» il denaro proveniente dal traffico di droga prestando denaro a usura a imprenditori edili in difficoltà. Oltre a pagare interessi che andavano dal 35 al 133%, gli imprenditori - secondo quanto emerso dalle indagini – erano costretti anche ad assumere alcune persone con un salario mensile di mille euro, senza che queste dovessero mai andare a lavorare.

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