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Giovedì 23 Novembre 2017 | 01:08

Babu, dal Gambia al Cara inseguendo un pallone

di MARIANNA LA FORGIA
MOLFETTA (Bari) - Babucarr Manneh, 18 anni, orfano, è al centro di Palese dal 2013. Suona il djambè, fa teatro, è un'ala destra. Il suo sogno: Fare il calciatore. Spera di giocare con il Molfetta. Potrebbe essere lo straniero della formazione che milita in promozione.
Babu, dal Gambia al Cara inseguendo un pallone


MARIANNA LA FORGIA
MOLFETTA - La sua è un’altra storia di dolore con un raggiante finale azzurro. Un percorso difficile e tortuoso illuminato dalla passione per il calcio. Per mettere in mostra quel talento che si porta dietro da quando aveva dodici anni nella sua città, Lamin in Gambia. Babucarr Manneh adesso indossa la maglia della Asd Nuova Molfetta impegnata nel campionato di Promozione, ma ancora non sa se potrà dare il suo contributo in campo. Non è il primo ragazzo che tocca le nostre coste, sfugge da una vita difficile in casa propria e poi aggiunge valore alle squadre pugliesi. Babucarr, da tutti simpaticamente chiamato Babu, ha 19 anni ed è orfano di entrambi i genitori; è cresciuto con lo zio ed ha frequentato solo qualche anno della scuola elementare. Il suo sogno era correre dietro ad un pallone. Ad aiutarlo i suoi nuovi compagni che lo accompagnano dal Centro di accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Bari-Palese a Molfetta.Come mai sei arrivato qui?

«Volevo diventare un calciatore e volevo continuare gli studi. A causa di problemi politici che hanno coinvolto anche mio fratello sono stato costretto a fuggire. Adesso vivo nel centro di accoglienza dove sono arrivato nel novembre 2013 come richiedente asilo».

Nel tuo paese di origine giocavi a calcio?

«Ho iniziato a giocare a calcio nel 2007 nella mia città con la squadra locale “Alhem”. Ho sempre giocato come ala destra partecipando a diversi campionati regionali. E ora arriva Molfetta. Sono passato prima dall’associazione “Mama Africa” (che si occupa di integrazione sul territorio, ndr): ho iniziato a frequentare l’associazione da subito perché so suonare molto bene il djambé (il tipico tamburo a calice, ndr) ed ho partecipato al Laboratorio di Teatro da loro organizzato. Abbiamo anche rappresentato un dramma teatrale sia a Bitonto in occasione della Giornata del Rifugiato sia a Trani nell’ambito del Progetto E.N.E.A nel quale naturalmente io suonavo questo strumento insieme ad altri ragazzi dell’associazione».

Come sei arrivato alla Nuova Molfetta?

«Mama Africa conosce i talenti di noi tutti e così un giorno di qualche mese fa gli operatori dell’associazione hanno parlato con delle persone che si occupano di sport e di atletica in particolare. Hanno raccontato di me, del mio saper giocare a calcio e loro immediatamente ci hanno messo in contatto con il direttore sportivo Francesco Rapicavoli della squadra di Molfetta. Lo abbiamo incontrato insieme ed ho avuto da subito la possibilità di allenarmi con loro dimostrando il mio talento calcistico.

Qual è il tuo sogno?

«I prospettiva diventare un calciatore professionista e completare gli studi, a breve termine mi piacerebbe molto giocare nel campionato di Promozione con il Molfetta».

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