Cerca

Giovedì 23 Novembre 2017 | 12:25

Aeroporti, fatture gonfiate per lavori alla segnaletica La replica del direttore generale

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - In cinque anni, dal 2006 al 2010, una impresa individuale di marito e moglie ha effettuato negli aeroporti pugliesi lavori alla segnaletica per 4,5 milioni di euro, senza gara d’appalto. Non solo a questa impresa, che si chiama Sicurstrade, sono state liquidate decine di fatture senza alcun giustificativo tecnico, ma è stata pagata con prezzi più alti anche di 4-5 volte rispetto ai listini ufficiali
La Uil: Non ci sorprende
Zullo: subito commissione inchiesta
Surico: fatto inquietante
Aeroporti, fatture gonfiate per lavori alla segnaletica La replica del direttore generale
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - In cinque anni, dal 2006 al 2010, una impresa individuale di marito e moglie ha effettuato negli aeroporti pugliesi lavori alla segnaletica per 4,5 milioni di euro, senza gara d’appalto. Tutto bene, se nel 2010 la società di revisione non avesse evidenziato circostanze che la stessa Aeroporti di Puglia definisce «di rilevanza penale»: non solo a questa impresa, che si chiama Sicurstrade, sono state liquidate decine di fatture senza alcun giustificativo tecnico, ma è stata pagata con prezzi più alti anche di 4-5 volte rispetto ai listini ufficiali. Ed in Aeroporti, dicono le carte di un procedimento giudiziario tuttora in corso, questa era la prassi.

La vicenda è delicatissima, tanto da aver provocato il licenziamento di un geometra dell’ufficio tecnico, accusato di svolgere attività di «intermediazione» a favore della Sicurstrade. Il geometra - che ha impugnato il provvedimento - non solo si ritiene un «capro espiatorio», ma ha messo per iscritto di aver soltanto ottemperato agli ordini del direttore generale Marco Franchini. Ed i testimoni ascoltati finora in Tribunale, a Bari, davanti al giudice del lavoro Giuseppe Minervini, hanno confermato questa ricostruzione: negli aeroporti (Bari, Brindisi, Grottaglie e Foggia) i lavori venivano ordinati «a voce», e poi pagati con la firma del direttore generale.

Il caso Sicurstrade scoppia nel 2010 perché l’allora amministratore unico, Domenico Di Paola, dopo un rapporto della società di revisione contabile su 22 fornitori, dispone un audit sull’impresa di Santo Spirito che in un anno e mezzo era stata capace di emettere una fattura a settimana, a botte di diverse migliaia di euro ciascuna. Ciò che è scritto nel rapporto è, a dir poco, sconcertante: ci sono fatture da 80mila euro pagate senza lettera d’ordine né uno straccio di progetto. Dalle fatture non si capisce cosa è stato fatto. E in quelle in cui c’è il computo metrico, ci sono prezzi unitari «non congrui»: sono anche 5 volte più alti rispetto ai listini in uso. Insomma, un enorme pasticcio che sta facendo volare gli stracci.

Ed infatti il geometra si è difeso attaccando. «In realtà - ha scritto per rispondere al licenziamento - l’attività di intermediazione è da attribuirsi ad altri soggetti, i quali - provvisti di potere gerarchico ben più ampio rispetto a quello dello scrivente - hanno da sempre provveduto all’affidamento dei lavori all’impresa Sicurstrade». Lo ha confermato persino il rappresentante dell’impresa, Angelo Ranieri, davanti al giudice: «Gli incarichi in questo senso - ha messo a verbale - mi venivano affidati direttamente dal direttore generale Franchini, e quindi se esistono affidamenti di lavori privi della lettera di incarico ciò non è da attribuirsi alla volontà del signor (il geometra licenziato, ndr) ma a quella del direttore generale».

Interrogato a verbale, Franchini ha dato una versione molto diversa: esisteva una procedura di affidamento lavori che poteva non rispettare le tempistiche solo per gli interventi urgenti, ma c’erano delle regole che il geometra era comunque tenuto a osservare. La prossima udienza si svolgerà il 23 ottobre. Nel frattempo, in un giudizio civile parallelo, Aeroporti ha versato 300mila euro a Sicurstrade a fronte di fatture non pagate per 345mila, dopo che una perizia ha dichiarato che i lavori erano stati comunque eseguiti. La società ritiene che se fossero stati rispettati i listini, avrebbe speso molto di meno, e per questo ha prima chiesto al giudice del lavoro di condannare il geometra a risarcire i 300mila euro, poi - paradossalmente - gli ha offerto 20mila euro «al fine di definire bonariamente la presente convenienza». E allora viene un dubbio: il geometra ha fatto la cresta sulle forniture o sta raccontando qualcosa che è meglio non dire?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione