Cerca

Giovedì 23 Novembre 2017 | 19:30

Fiera ai privati secondo tentativo Leggi lo speciale

BARI - L’idea è rilanciare la procedura di privatizzazione con un bando nuovo di zecca, che stavolta recepisca però le indicazioni provenienti dal mercato. Perché la Fiera del Levante, al momento, ha almeno due pretendenti. Uno, la Fiera di Ferrara, sta già affiancando il management nella definizione delle strategie di rilancio. L’altro, il gruppo Percassi di Bergamo, si è affacciato da poco
Fiera ai privati secondo tentativo Leggi lo speciale
BARI - L’idea è rilanciare la procedura di privatizzazione con un bando nuovo di zecca, che stavolta recepisca però le indicazioni provenienti dal mercato. Perché la Fiera del Levante, al momento, ha almeno due pretendenti. Uno, la Fiera di Ferrara, sta già affiancando il management nella definizione delle strategie di rilancio. L’altro, il gruppo Percassi di Bergamo, si è affacciato da poco: è una società che gestisce grandi reti di vendita e sviluppa progetti immobiliari, e potrebbe essere interessata a un’operazione di lungo periodo. La novità è emersa ieri, a margine dell’incontro che il governatore Nichi Vendola ha tenuto con i rappresentanti dei soci fondatori per cementare l’accordo per il piano di salvataggio e garantire così alla Fiera i 9 milioni di euro necessari a rimettere in sesto il conto economico.

Una firma che ha chiuso le polemiche tra la Regione e la Provincia di Bari, il cui muro contro muro ha causato lo stop all’erogazione della prima rata del contributo straordinario regionale e lo sciopero dei dipendenti, bloccato in extremis lunedì mattina. La Regione effettuerà in queste ore il bonifico da 2,7 milioni, soldi che non potranno essere utilizzati per gli stipendi (sono per il consolidamento della gestione) ma libereranno risorse correnti da destinare alle buste paga. «Una intesa difficile in una fase alcoolica», l’ha definita Vendola, secondo il contributo straordinario «non è di rammendo o di sopravvivenza, ma di vita per la Fiera del Levante. La Fiera è appetibile e la stiamo mettendo nella condizione non di tappare un buco di bilancio ma di intervenire su problemi storici che hanno creato squilibrio».

Prima di incontrare il sindaco di Bari, Antonio Decaro, e il presidente della Camera di Commercio, Sandro Ambrosi, il governatore ha visto separatamente Francesco Schittulli (che stamattina però non parteciperà alla presentazione ufficiale della Campionaria di settembre, al via sabato 13 con Renzi): le divergenze, almeno per il momento, sono appianate, anche se Schittulli ha insistito con Vendola sulla necessità di procedere con la procedura di privatizzazione. Un’operazione - l’affidamento della gestione ai privati - che il presidente della Fiera, Ugo Patroni Griffi, ha definito «l’ul - timo miglio» per il rilancio dell’ente. «Ma se la Fiera di Milano ha in carico 25 dipendenti - ha fatto notare - e noi 67, serve un percorso per tutelare i livelli occupazionali senza riflessi sui conti».
Di questo si parlerà oggi in consiglio di amministrazione, dove Patroni Griffi illustrerà una serie di documenti. Il primo mostra l’efficacia delle misure di contenimento dei costi già adottate (1,2 milioni nel 2014 rispetto all’anno precedente) e a regime (2,1 milioni nel 2015), ottenute soprattutto grazie all’applicazione del contratto di solidarietà (709mila euro) ed ai prepensionamenti (72mila euro), ma anche con la razionalizzazione di alcune spese fisse. L’altro documento è un benchmark con gli altri enti fieristici italiani, e mostra in modo plastico lo squilibrio barese: Fiera del Levante ha un costo del personale che assorbe il 45% dei ricavi, un parametro che è al 19,9% per Bologna, 19% per Roma, 17,3% per Milano e appena 6,8% per Verona. In questo quadro, i sindacati hanno chiesto certezze sulla mobilità infragruppo che potrebbe portare una decina di dipendenti nelle partecipate di Comune e Provincia.

Patroni Griffi ha messo sul tavolo anche la proposta della società Geopatrimonia, che vorrebbe aprire una multisala assorbendo altre 8 unità di personale. In questo modo (e sommando le altre 7 unità che andranno ad occuparsi del museo del cinema), il costo del personale scenderebbe di altri 1,3 milioni, rendendo il conto economico decisamente più snello. A quel punto - è il ragionamento - la privatizzazione avrebbe presupposti diversi, e in mano pubblica rimarrebbe un ente snello, con pochissimi dipendenti, cui verrebbero attribuite quasi soltanto mansioni di controllo. Progetto possibile? Il primo tentativo di privatizzazione, basato su un bando scritto da Invitalia ma poi pesantemente rimaneggiato di fronte alle richieste dei soci (hanno limitato la durata della gestione e hanno escluso la possibilità di insediare attività commerciali) non ha avuto successo. Per questo, stavolta, Patroni Griffi sta partendo dagli operatori: chiede a loro di indicare le condizioni ottimali per un investimento nella Fiera del Levante. Ed i tempi, stavolta, dovranno essere necessariamente molto stretti. [m.s.]

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione