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Venerdì 24 Novembre 2017 | 15:59

Omidicio albanese a Bari fermato il figlio del boss Arrestato al gip: non sono stato io

BARI - La Polizia ha fermato un 22enne, figlio di un capoclan, ritenuto responsabile del delitto dello straniero avvenuto nel rione Libertà di Bari. All'origine dell'omicidio un litigio tra ragazzini avvenuto pochi giorni prima. Il sospettato, che si è presentato in Questura, non ha voluto rispondere alle domande degli investigatori della Squadra mobile
ARCHIVIO: Ucciso per uno schiaffo, tre nella spedizione punitiva
Omidicio albanese a Bari fermato il figlio del boss Arrestato al gip: non sono stato io
BARI -  Ucciso per una parola di troppo alla persona sbagliata. Per aver difeso un 14enne e sua madre aggrediti da un ragazzino, un 15enne figlio e fratello di volti noti della criminalità barese. Il 25enne Flori Mesuti è stato ammazzato perchè avrebbe oltraggiato il figlio del boss. Oggi il suo assassino ha un volto e un nome. E’ il 22enne Francesco Caldarola, figlio del boss Lorenzo, referente del clan Strisciuglio al quartiere Libertà di Bari, genero del boss Giuseppe Mercante (entrambi i capi clan sono in carcere da tempo), e fratello maggiore di quel 15enne che per ben due volte avrebbe picchiato il ragazzino albanese.
Con le accuse di omicidio volontario, porto e detenzione di arma di fuoco, Caldarola è da oggi in carcere.

22enne, con precedenti per rapina e ricettazione, gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Bari hanno notificato prima un decreto di fermo emesso dal pm della Procura di Bari Baldo Pisani e poi, alcune ore dopo, un’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip del Tribunale di Bari Sergio Di Paola.

Tutto inizia lo scorso 26 agosto. Un gruppo di ragazzini albanesi, dopo una partita di calcetto nell’oratorio del Redentore, litiga, probabilmente per motivi legati al furto di alcuni braccialetti, con un 15enne che picchia uno di loro e poi anche sua madre, intervenuta per difenderlo. Tre giorni dopo, il 29 agosto, c'è un nuovo litigio tra i due nei giardinetti di fronte alla chiesa, nel cuore del quartiere Libertà. La mamma del ragazzino albanese, in compagnia di Mesuti con cui aveva appuntamento per un caffè, si avvicina al figlio e lo vede piangere.

A questo punto Mesuti si rivolge al 15enne e gli dice qualcosa o forse, ritengono gli investigatori, lo schiaffeggia per difendere il 14enne connazionale. Mesuti con il ragazzino e la madre si allontanano dal luogo del litigio. Dopo circa venti minuti vengono raggiunti da un gruppo di almeno tre persone. Uno di questi, Francesco Caldarola, è armato e in pochi istanti estrae la pistola colpendo il 25enne all’altezza del deltoide destro. Poi spara altri tre colpi mentre Mesuti fugge. Morirà poco dopo in ospedale.

, ricercato dal giorno del delitto, si è presentato spontaneamente questa mattina negli uffici della Questura di Bari. Interrogato dal pm si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nei prossimi giorni sarà sottoposto a nuovi interrogati e ulteriori elementi d’indagine arriveranno dall’autopsia. Per il momento agli atti del fascicolo ci sono i riconoscimenti fotografici e le testimonianze di alcune persone che hanno assistito al delitto, poche rispetto a quanti avrebbero visto.

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