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Domenica 19 Novembre 2017 | 13:33

Collaboratore di giustizia «Mi negano le mie figlie»

di CRISTIANA CIMMINO
BARI - Quando la vita è un romanzo noir, dove non c’è perdono... F.S., barese, non soltanto conduce una vita disagiata, «da protetto», ma ha perduto anche la gioia di vedere le sue due bambine, Nadia di 10 anni e Roberta di 9, la luce di una vita trascorsa più in carcere che fuori e culminata con la collaborazione con la giustizia, cominciata nel febbraio 2008
Collaboratore di giustizia «Mi negano le mie figlie»
di CRISTIANA CIMMINO

BARI - Quando la vita è un romanzo noir, dove non c’è perdono... F.S., barese, non soltanto conduce una vita disagiata, «da protetto», ma ha perduto anche la gioia di vedere le sue due bambine, Nadia di 10 anni e Roberta di 9, la luce di una vita trascorsa più in carcere che fuori e culminata con la collaborazione con la giustizia, cominciata nel febbraio 2008.
I nomi, anche le iniziali, sono di fantasia. Ma non è fantasia l’ennesima storia di un padre cui viene negato il diritto di esercitare la propria paternità. Nel suo caso il malessere è doppio: ai disagi di una vita blindata, lontano dalla Puglia, si aggiunge il dolore di non poter vedere le sue bambine.

Quella di F.S., solo 31 anni, è la storia di un uomo che ha sbagliato strada e poi l’ha ritrovata. Sin da giovanissimo, i primi reati: spaccio, estorsione, poi arriva l’associazione per delinquere. Dal febbraio 2008 è collaboratore di giustizia, precisamente con l’Antimafia di Bari. La sua convivente di allora e madre delle due figlie, la chiameremo Maria, con la quale i rapporti erano già tesi, lo segue nel primo anno di protezione, poi, stufa di quella vita, torna a Bari . Da allora l’uomo non ha più rivisto le sue figlie, nonostante si sia rivolto al Tribunale dei minori di Bari, che gli ha riconosciuto il diritto di vedere le bambine, «che hanno bisogno dell’assistenza psicologica del padre».

Anche se il rapporto con Maria non è mai stato idilliaco («nei sette anni che siamo stati insieme sono stato di più in galera che con lei») l’ex convivente non ha nessun diritto di vendicarsi attraverso le bambine. Come, purtroppo, fanno tanti genitori. La prima istanza al Tribunale dei minori di Bari è del 2012. E gli dà ragione. Lui chiama ripetutamente l’ex convivente, ma delle piccole nemmeno l’ombra. Tanto che, due mesi fa, F. ha di nuovo scritto al Tribunale dei minori di Bari: «Al presidente Rosa Anna De Palo e al giudice Concetta Potito. Ma ancora non ho ricevuto risposta».

Nel frattempo, proprio qualche mattina fa, F.S. mai rassegnato, si mette in contatto con l’assistente sociale che segue le figlie. Ma questa è cambiata, è nuova. E di fatto non gli sa dire granché. Gli parla di un generico «aggiornamento» che il Tribunale dei minori dovrebbe inviare al Servizio sociale. «Poi - gli dice - potrà vedere le sue figlie». F. è furibondo. E come dargli torto? E da quando un’assistente sociale può darti il permesso di vedere un figlio? Lui, intanto, continua a non vedere le «luci» dei suoi occhi.

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