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Giovedì 23 Novembre 2017 | 14:14

Emiliano querela tg Mediaset «Mi hanno diffamato»

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - E questa non sarebbe nemmeno una notizia, se tra i sei rinviati a giudizio non ci fossero Emilio Fede e Giovanni Toti, e - soprattutto - se a querelarli non fosse stato Michele Emiliano. Un paladino del centrosinistra, dunque, contro due direttori delle tv di Berlusconi. Ma non si tratta di politica, tutt’altro
ARCHIVIO - I regali dei Degennaro al sindaco: «Pesce, champagne e un assunto»
Emiliano querela tg Mediaset «Mi hanno diffamato»
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - È probabile che alla prima udienza non saranno in aula, perché poi in fin dei conti si tratta di una semplice accusa di diffamazione. Un piccolo processo come tanti, cose che ai giornalisti capitano molto spesso. E questa non sarebbe nemmeno una notizia, se tra i sei rinviati a giudizio non ci fossero Emilio Fede e Giovanni Toti, e - soprattutto - se a querelarli non fosse stato Michele Emiliano. Un paladino del centrosinistra, dunque, contro due direttori delle tv di Berlusconi. Ma non si tratta di politica, tutt’altro.

Dopo la storiaccia dell’inchiesta sugli appalti in Comune, quella che riguardò i Degennaro e che lo ha fatto finire sui giornali e nelle tv di mezzo mondo per via delle cozze pelose, l’ex sindaco di Bari è infatti passato al contrattacco. Ed ha querelato più o meno tutta Italia, isole comprese, in alcuni casi ottenendo anche delle condanne. All’epoca degli arresti, nel novembre 2012, quando da una ormai celebre intercettazione emerse il regalo di Natale che qualche anno prima il capostipite della dinastia di costruttori stava facendo preparare per Emiliano (è sempre bello rileggerlo: «Champagne, vino e formaggi, quattro spigoloni, venti scampi, ostriche imperiali, cinquanta noci bianche, cinquanta cozze pelose, due chili di allievi locali di Molfetta e otto astici»), Emilio Fede era il mitologico direttore del Tg4 e Giovanni Toti guidava Studio Aperto.

Oggi le cose sono cambiate, e mentre Emiliano è segretario regionale del Pd pugliese nonché il principale candidato del centrosinistra per la guida della Regione, Toti è diventato consigliere politico di Forza Italia - praticamente il numero due di Berlusconi - oltre che parlamentare europeo. Il fulcro della querela riguarda alcuni servizi andati in onda all’epoca nei due telegiornali di Mediaset di cui Toti e Fede erano responsabili. Parlando delle cozze pelose, e raccontando della conferenza stampa tenuta a Palazzo di Città in cui venne fuori che tutto quel ben di dio ittico finì nella vasca da bagno di casa dell’allora sindaco, i due tg nazionali dissero che Emiliano era «indagato per corruzione».

Non era vero - per questa storia Emiliano non è mai stato indagato - e così sono scattate le querele. Prima dell’estate il fascicolo del pm Ettore Cardinali era approdato davanti al gup Roberto Olivieri del Castillo, che ha rinviato a giudizio i due direttori e tre giornaliste Mediaset: il 18 novembre dovranno presentarsi tutti davanti al giudice Clara Civitano. Emiliano, comunque, ha preso la cosa piuttosto sul serio: ai 5 giornalisti, e dunque a Mediaset, ha chiesto un risarcimento da 2,5 milioni di euro. Lle tv di Berlusconi, ha scritto l’avvocato Gianfranco Grandaliano, nell’atto con cui si è costituito parte civile, hanno causato una «gravissima lesione causata alla reputazione, all’onore ed all’immagine pubblica del dottor Michele Emiliano, magistrato in aspettativa, sindaco di Bari ed all’e poca dei fatti esponente di assoluto rilievo del Pd non solo a livello regionale ma anche nazionale, il cui percorso politico era in assoluta ascesa».

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