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Giovedì 23 Novembre 2017 | 23:28

Dieci ettari per 500mila euro È la battaglia di Frassanito

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Quanto valgono 10 ettari di suoli su una delle spiagge più belle del Salento, in mezzo alle dune, sotto una meravigliosa pineta secolare? Non hanno prezzo, giusto? Eppure c’è un pezzo di Puglia che potrebbe venir via per l’equivalente di una villa a Rosa Marina: il campeggio di Frassanito, sul litorale di Otranto, è al centro di una surreale battaglia nei tribunali, per costringere la Regione a svenderlo a due lire. Finora non ci sono riusciti, ma non si sa mai.
Dieci ettari per 500mila euro È la battaglia di Frassanito
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Quanto valgono 10 ettari di suoli su una delle spiagge più belle del Salento, in mezzo alle dune, sotto una meravigliosa pineta secolare? Non hanno prezzo, giusto? Eppure c’è un pezzo di Puglia che potrebbe venir via per l’equivalente di una villa a Rosa Marina: il campeggio di Frassanito, sul litorale di Otranto, è al centro di una surreale battaglia nei tribunali, per costringere la Regione a svenderlo a due lire. Finora non ci sono riusciti, ma non si sa mai.

Quella di Frassanito è una delle tante storie che ruotano intorno all’eredità dell’ex Ersap, l’ente per la riforma agricola, e del suo prezioso patrimonio che la Regione sta non solo silenziosamente svendendo, ma anche - come vedremo - trascurando. È una vecchia storia, ma arriva ai nostri giorni. Negli anni ‘60 la pineta di Frassanito venne concessa dall’allora Ente di sviluppo agricolo di Puglia e Lucania alla Confederazione italiana campeggiatori (Cic) di Calenzano. Tutto va bene fino al 1975, quando anche quella proprietà passa nelle voraci fauci dell’Ersap. La concessione del campeggio (il suolo già negli anni ‘90 era stato valutato 2 miliardi di lire) scade definitivamente nel 1987. A quel punto la Regione, che avrebbe dovuto riprenderselo, indire un appalto e affidare il campeggio a chi offre di più, fa una cosa semplicissima: si gira dall’altra parte. E la Cic non solo non paga più un centesimo di affitto, non solo manomette la pineta costruendoci gli attuali bungalow all’insaputa della Regione, ma addirittura nel 1999 concede l’area in comodato a una società privata che si chiama Master’s e di cui riparleremo.

Sarebbe consentito tutto questo in un Paese normale? Chissà. In Puglia, però, accade che sia la Cic a far causa alla Regione per obbligarla a vendere il campeggio. E non, si badi bene, al prezzo fissato dall’Agenzia del Territorio, che pure è un regalo vista la qualità e la posizione dell’area di cui stiamo parlando, e che è pari a 3,2 milioni di euro, bensì alla miseria di 503mila euro: è questo, secondo una perizia depositata dalla Cic, il prezzo giusto.

Va detto che la Regione era comunque disponibile a vendere il campeggio, anche senza tenere conto del fatto che la Cic ormai da 15 anni lo ha affidato a un altro soggetto in violazione di ogni tipo di legge e di contratto. Ma appunto, applicando le norme regionali emanate nel 1999 per la liquidazione del patrimonio Ersap, è stata effettuata una perizia dell’Agenzia del Territorio per stabilirne il valore: quando Cic non ha accettato il prezzo di 3,2 milioni, la Regione prima ha proposto un ulteriore sconto del 10% ed a quel punto l’ha dichiarata rinunciataria.

Per il momento, però, ai campeggiatori toscani è andata male. Poche settimane fa il giudice monocratico Viviana Mele del tribunale civile di Lecce (ex sezione distaccata di Maglie) ha infatti respinto il ricorso della Cic: accogliendo le eccezioni della Regione (rappresentata dal professor Ugo Patroni Griffi), il tribunale ha stabilito che la questione è di competenza del Tar. Se vogliono riprovarci, è lì che devono andare.

Va pure detto che quando, nel 2009, non ha accettato il prezzo di vendita, Cic era stata anche «sfrattata». E se la Regione per qualche incomprensibile motivo non avesse revocato il decreto con cui intimava la restituzione del bene e il pagamento dei canoni arretrati (108mila euro per 15 anni: un altro milione e mezzo più interessi), probabilmente dal campeggio di Frassanito le casse pubbliche starebbero incassando un po’ di soldini. Oggi, invece, gli affari su quel pezzo di litorale di Otranto (negli atti della causa si parla di «attività altamente redditizia») li fa la Master’s, una srl da 10mila euro di capitale il cui presidente e azionista al 25% si chiama Gianfranco Stefano (nessuna parentela conosciuta con Dario Stefano), assessore al Turismo al Comune di Otranto in una giunta di centrosinistra. Bene. Chissà se dopo 15 anni, è finalmente ora che la Regione smetta di far finta di non vedere e metta fine a questo scempio.

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