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Lunedì 20 Novembre 2017 | 08:43

Tra Comune e scuola inglese è «guerra delle bandiere»

di GIOVANNI LONGO
BARI - Da un lato il Comune di Bari che lamenta l’assenza dell’autorizzazione, a suo giudizio indispensabile, per esporre le bandiere che da decenni fanno parte dell’arredo urbano di via Sparano. Dall’altro il Lord Byron College che, al contrario, non ritiene di dovere versare alcuna imposta sulla pubblicità. Una «guerra» di vessilli. Tutto ruota intorno a un dilemma: una bandiera nazionale può essere considerata uno strumento per fare pubblicità?
Tra Comune e scuola inglese è «guerra delle bandiere»
di GIOVANNI LONGO

BARI - Da un lato il Comune di Bari che lamenta l’assenza dell’autorizzazione, a suo giudizio indispensabile, per esporre le bandiere che da decenni fanno parte dell’arredo urbano di via Sparano. Dall’altro il Lord Byron College che, al contrario, non ritiene di dovere versare alcuna imposta sulla pubblicità. Una «guerra» di vessilli (il Tricolore, le bandiere del Regno Unito e dell’Europa sventolano da tempo immemore al primo piano dell’edificio ottocentesco che ospita la rinomata scuola d’inglese) a colpi di verbali, carte bollate, regolamenti, e ricorsi.

Tutto ruota intorno a un dilemma: una bandiera nazionale può essere considerata uno strumento per fare pubblicità? La storia ha inizio lo scorso febbraio, quando una pattuglia della Polizia municipale in servizio in via Sparano alza lo sguardo e scruta quei vessilli che sventolano nel cuore del centro murattiano. Dopo un sopralluogo e la consultazione del regolamento comunale che disciplina la pubblicità e le pubbliche affissioni, con tanto di fotografie allegate, i Vigili urbani prendono carta e penna e redigono un verbale in cui contestano al college un illecito amministrativo: avere esposto le bandiere senza autorizzazione. La sanzione è di 413 euro. Gli amministratori della scuola pagano per evitare altre conseguenze (nel verbale viene ventilato, anzi sventolato lo spauracchio della rimozione forzata), ma non sono affatto convinti che quel tributo sia dovuto. Il college, infatti, è, tra l’altro, soggetto attuatore dei programmi linguistici Pon/Por stanziati a favore della Puglia e in questa veste promuove e sviluppa, per conto del Miur, pacchetti formativi linguistici per le scuole pubbliche. Tra gli obblighi previsti in questa veste di «partner» di un soggetto pubblico per eccellenza come il Ministero, c’è anche lo svolgimento di attività di sensibilizzazione, informazione e pubblicità. Inoltre, circolari ministeriali alla mano, è necessario far sventolare la bandiera europea dove si svolgono i corsi, anche al fine di fare conoscere ai cittadini le opportunità offerte e finanziate dall’Europa.

E poi con oltre cento scuole italiane che collaborano con il College e i dieci istituti Oltremanica che ospitano studenti baresi per le vacanze studio è un obbligo imposto dal Ministero esporre il Tricolore e la Union Jack. Il Regolamento comunale, forse con una interpretazione estensiva, fa rientrare le «bandiere» tra i mezzi pubblicitari.
Gli avvocati di Andrew Paolillo e John Credico, direttori del barese Lord Byron College, producono sentenze della Cassazione e risoluzioni ministeriali che dicono il contrario. «Non trova applicazione l’imposta comunale sulla pubblicità - recita una risoluzione ministeriale del 1994 - l’esposizione di una bandiera dello Stato estero all’esterno dei locali dove la società esercita la propria attività».
Non essendoci né scritte né altri riferimenti (e come potrebbero essere inseriti su un drappo che rappresenta una nazione?) manca il presupposto impositivo. Unica accortezza, garantire il decoro del vessillo che non può essere esposto se sporco o strappato.

Della vicenda viene anche interessato il Prefetto con una lettera in cui si sottolineano i principi di democrazia e libertà cui sono ispirate alcune norme che disciplinano i rapporti tra Ministero dell’Istruzione e soggetti attuatori dei programmi Pon. Nella missiva spedita al Prefetto i due direttori della scuola d’inglese allegano un articolo del «Corriere della sera» in cui si racconta di una vicenda analoga avvenuta a Desio. Il motivo del contendere in questo caso ruotava intorno all’esposizione della bandiera Italiana. Si deve pagare una tassa sul Tricolore? I Comuni, con l’obiettivo di integrare le risorse sempre più esigue trasmesse dallo Stato, non lasciano ormai davvero più nulla? Un albergatore lomabrdo aveva pagato, salvo poi ottenere il rimborso e le scuse del primo cittadino in provincia di Milano.

Per ora il Comune di Bari va vanti, carte alla mano, sulla base di quanto stabilito dal regolamento comunale che disciplina la Tosap. Così poco dopo Ferragosto la ripartizione Tributi ha intimato alla scuola di pagare 1.136 euro quali sanzioni per il ritardo di un giorno nel versamento della tassa già pagata (i 413 euro) e altri 3.717,55 euro quale imposta sulla pubblicità e relative sanzioni per il 2014. Palazzo di Città non sente ragioni: la Lord Byron deve pagare per quei 14 vessilli. Il college, unica scuola accreditata a svolgere nella propria sede esami come Toefl, e Cambridge, dove generazioni di baresi hanno imparato la lingua più diffusa nel mondo, ritiene che non sia giusto. La «guerra» dei vessilli è appena iniziata. La bandiera a scacchi... non è stata ancora sventolata.

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