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Domenica 19 Novembre 2017 | 02:29

Diritti civili, parte da Bari la campagna di «Mister Gay»

BARI - Arziom Cristofaro, 21 anni, orfano bielorusso adottato da una coppia barese ed ora in fase di lancio come «testimonial» della comunità gay. Trampolino decisivo per il suo progetto - appoggiato dall’Associazione Officine Makumba di Bari - aver vinto il primo posto al concorso nazionale «Mister Gay» conclusosi a Torre del Lago (in Toscana) pochi giorni fa. Ecco l'intervista
Diritti civili, parte da Bari la campagna di «Mister Gay»
ARMANDO FIZZAROTTI
BARI - Bielorussia - Bari (quartiere Libertà) - Russia. Si snoda su questi tre capisaldi la vita e la battaglia per le «pari opportunità» di Arziom Cristofaro, 21 anni, orfano bielorusso adottato da una coppia barese ed ora in fase di lancio come «testimonial» della comunità gay.

Trampolino decisivo per il suo progetto - appoggiato dall’Associazione Officine Makumba di Bari - aver vinto il primo posto al concorso nazionale «Mister Gay» conclusosi a Torre del Lago (in Toscana) pochi giorni fa.

«Non un semplice concorso di bellezza» tiene a sottolineare Arziom, che proprio da Bari, sua «patria» adottiva e città che ha forti legami con la Russia, intende combattere contro l’omofobia di regime ancora presente nel Paese ex socialista, in una sorta di «ritorno al futuro».

Arziom, perché tieni a sottolineare che hai vinto non solamente un concorso di bellezza?

«Perché io e gli altri come me siamo stati e siamo giovani che hanno il coraggio di metterci la faccia, di non nasconderci, di sfidare vecchie diffidenze e ostacoli nei rapporti con il resto della società che ci circonda».

Da quando vivi a Bari? Qual è la tua storia?

«Rimasto orfano nella città bielorussa di Mogilev, sono stato allevato nei primi 11 anni in un istituto in condizioni orribili. Poi, grazie ad un’Associazione che si occupa di affidi e adozioni internazionali, vennero questi due signori baresi, che avevano già un loro figlio più grande di 14 anni poi diventato mio fratello, e mi presero prima in affido per poi adottarmi. A Bari ho frequentato il liceo scientifico Salvemini, ora studio relazioni internazionali alla facoltà di Scienze politiche sempre a Bari».

Come sei arrivato al mondo gay?

«Ho iniziato ad avere la consapevolezza di questo orientamento sessuale, ero anche fidanzato con una ragazza, all’età di 18 anni... »

E la tua famiglia come l’ha presa?

«La prima persona con la quale mi sono confidato è stato mio fratello Giampaolo. Mi ha compreso subito e mi ha detto che per lui era tutto ok. Anzi aggiunse “ma perché lo dici solo adesso”? E sia lui sia sua moglie Elga sono stati molto importanti nella mia scelta di partecipare a questo concorso».

E i tuoi genitori?

«Seguendo il regolamento del concorso, ho dovuto dirlo anche a loro. L’hanno presa abbastanza bene, anche se papà è molto cattolico. Lui soprattutto si preoccupa delle possibili reazioni nel nostro quartiere... »

E hai problemi nel tuo quartiere?

«No, ma è un quartiere abbastanza difficile, come spiegai al mio migliore amico, la seconda persona alla quale confidai di essermi scoperto gay. In Italia in generale incontriamo ancora tanta ignoranza su questi temi».

E la tua ragazza? Sei rimasto single?

«Ci rimase male, ma siamo rimasti buoni amici. Ora ho un compagno, ci vediamo in casa».

Solo in casa?

«Sì».

Spesso sentiamo o leggiamo la frase «orgoglio gay». Ma non è un termine velato di propagandismo, se non di proselitismo?

«No. Per me orgoglio significa semplicemente poter dire quello che sono».

Hai avuto un’educazione cristiana?

«Ho frequentato il catechismo fino alla prima comunione. Ora però penso che la religione in Italia entri troppo nelle scelte politiche».

Tipo?

«Le battaglie in corso sono sui matrimoni e sulle adozioni. Io che vengo da un orfanotrofio posso dirvi per esempio che poco mi interessa se chi mi adotta sono un papà e una mamma, o due papà o due mamme».

Lotterai per questo?

«Con i miei studi vorrò occuparmi di legislazione internazionale su queste tematiche e ora ho scelto di combattere l’ostracismo anti-gay presente in Russia, in comunità molto vicine al mio Paese d’origine, appoggiato anche da leggi omofobe. Conto anche di tornare in Bielorussia per abbracciare i miei fratelli naturali con i quali sono rimasto comunque in contatto. Lì vige ancora una mentalità ed un regime molto maschilista, che vede le donne ancora molto sottomesse».

Sei quindi in partenza?

«Per adesso ho un’occasione da non perdere: con il programma Erasmus a settembre andrò a studiare a Varsavia. Da lì poi mi sposterò ad Est».

E il «fronte» italiano?

«Ripeto, qui vedo ancora molta ignoranza su di noi. E contro questa non si può combattere...».

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