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Giovedì 23 Novembre 2017 | 08:45

Niente più supplenti? La storia: «La mia vita tra un istituto e l'altro»

di ENRICA D’ACCIÒ
BARI - Marisa Coviello è da cinque anni docente supplente nelle scuole secondarie di primo grado, quella che un tempo si chiamavano scuole medie. La notizia del blocco delle supplenze, a poche settimane dell’inizio dell’anno scolastico, è un pugno nello stomaco per i tanti, troppi, docenti già abilitati, intrappolati da anni nel girone infernale delle infinite graduatorie e delle supplenze
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di ENRICA D’ACCIÒ

BARI - «Come al solito è tutto sospeso, tanti se, tanti ma, polemiche, attese, si brancola continuamente nel buio e tu sei lì ad aspettare che loro decidano per te, perché davvero non puoi fare niente, davvero non serve manifestare». Marisa Coviello è da cinque anni docente supplente nelle scuole secondarie di primo grado, quella che un tempo si chiamavano scuole medie. La notizia del blocco delle supplenze, a poche settimane dell’inizio dell’anno scolastico, è un pugno nello stomaco per i tanti, troppi, docenti già abilitati, intrappolati da anni nel girone infernale delle infinite graduatorie e delle supplenze.

«Quando sembra che tu abbia tutte le carte in regola per sperare in qualcosa di più, arrivano nuovi ministri con questi nuovi cambi incomprensibili». Dopo la laurea, e il doppio titolo di docente di lettere e di docente di sostegno, per un totale di 6 anni di studio, per Marisa è cominciato il valzer delle supplenze, settimane, mesi, spezzoni di cattedra. «È come fosse una continua battaglia. Il problema è che spesso non hai nemmeno il tempo di approntare ogni cosa, perché in una scuola resti solo due settimane, a volta solo una... e ti riduci a “badare” a gli alunni. Sì, “badare”, come una badante, attenta a che non si facciano male, attenta a che non escano troppe volte dall’aula».

Impossibile, dunque, fare una previsione di arrivo sull'agognato ruolo. «Posso dire con certezza quanto tempo ho impiegato a raggiungere il traguardo della laurea ma per il ruolo non ci sono traguardi. Siamo inseriti in graduatoria, accumuliamo punti, e poi a seconda delle cattedra che si liberano, in base ai pensionamenti soprattutto, arriva il tuo momento. Non ho la più pallida idea di quando e se arriverà il ruolo. Io, alla fine, lavoro solo da cinque anni. Ci sono colleghi più grandi di me che attendono ancora».

Netta, dunque, la bocciatura per l’ipotesi del ministro Giannini. «Periodicamente il ministro di turno propone una legge, dando l’impressione di non capire che quelle che chiamano “soluzioni” sono solo cose insensate». Come il binomio stipendio-meritocrazia. «”Chi più fa, più avrà” è il nuovo mantra. E come pensano di stabilirlo? Quando verranno nelle scuole a vedere chi fa e, soprattutto, chi non fa? La Giannini vuole eliminare il precariato eliminando le supplenze e assorbendo i supplenti. Ora, se il supplente è inteso come colui che sostituisce qualcuno, perchè sta male o altro, qual é la logica di ció che si vuole fare?».

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