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Martedì 21 Novembre 2017 | 18:30

I pomodori della libertà diventano salsa nell'ex liceo Socrate

di VALENTINO SGARAMELLA
BARI - In questi giorni all’ex liceo Socrate, in via Fanelli, in un’enorme aula seminterrata i pomodori vengono trasformati in salsa. E i lavoratori vengono retribuiti in modo regolare. Con questo progetto, denominato «Netzanet » (in tigrino, la lingua dell’Eritrea, significa libertà), si concretizza l’autoproduzione a sfruttamento zero
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I pomodori della libertà diventano salsa nell'ex liceo Socrate
di VALENTINO SGARAMELLA

BARI - Esiste davvero la possibilità di fare economia all’esterno dei circuiti tradizionali? È davvero possibile eliminare gli eccessi delle logiche di mercato come la competizione sfrenata, lo sfruttamento e il lavoro nero? Ed è possibile fare tutto questo pagando regolarmente lavoratori migranti e senza fare ricorso a pratiche di sfruttamento clandestino di manodopera? Ci stanno provando in questi giorni all’ex liceo Socrate, in via Fanelli. In un’enorme aula seminterrata i pomodori vengono trasformati in salsa. E i lavoratori vengono retribuiti in modo regolare. Con questo progetto, denominato «Netzanet » (in tigrino, la lingua dell’Eritrea, significa libertà), si concretizza l’autoproduzione a sfruttamento zero. Nasce grazie alla collaborazione tra una ventina di migranti che vivono nell’ex liceo Socrate e giovani precari, disoccupati, neolaureati e anche studenti.

«L’obiettivo è creare una filiera produttiva fuori mercato», dice Gianni, laureato in economia e insegnante, che fa volontariato qui. I promotori non vogliono pubblicità, lui chiede di non citare il cognome. Gianni, con altri amici dal cuore grande, lo trovi a sfidare l’afa e la calura estiva a spremere pomodori in questo enorme seminterrato dell’ex liceo. «Abbiamo pensato di metterci insieme. Abbiamo dato vita all’associazione “Solidaria” - spiega -. Attraverso l’idea del mutuo soccorso e dell’autoproduzione abbiamo acquistato 10 quintali di pomodori da un circuito che non sfrutta lavoratori».
Si tratta di piccoli agricoltori e braccianti. Al progetto hanno collaborato braccianti e piccoli coltivatori che possiedono terreni dove coltivano pomodori. Trenta persone circa hanno contribuito volontariamente raccogliendo 2mila euro circa. Questa la base di partenza con la quale pagare le prime giornate lavorative dei migranti.

Cinque quintali giungono da un giovane precario appena laureato. «Ha coltivato la campagna ricevuta in eredità dai nonni. È un terreno alla periferia di Bari, a rischio cementificazione. Il giovane ha seminato e raccolto i pomodori. Si è fatto aiutare da alcuni migranti», dice ancora Gianni. Loro, i migranti, hanno raccolto pomodori lavorando non più di quattro ore al giorno. La retribuzione è di 8 euro l’ora, nel pieno rispetto del contratto collettivo di lavoro. In nero, invece, un lavoratore straniero percepisce tre euro l’ora per 12 o anche 15 ore al giorno trascorse chino sui campi, senza contributi previdenziali né assicurazione. Questo è il primo passo.

«Nella pratica - è ancora il ragionamento di Gianni - vuole davvero essere una sperimentazione di un’economia diversa dall’attuale, basata purtroppo sullo sfruttamento e sulla negazione dei diritti primari». Nell’ex liceo i pomodori vengono schiacciati e trasformati in succo e polpa. In tutto, una ventina di persone ha prodotto e imbottigliato la salsa. Il lavoro di trasformazione viene retribuito alle stesse condizioni di legalità. «Stiamo rivalutando la nostra antica tradizione di preparare la salsa nei nostri garage e scantinati. Questa è salsa biologica, senza additivi chimici. L’etichetta reca la scritta “Sfrutta zero” ». La salsa sarà venduta e i prezzi saranno determinati in un’assemblea.
«Determineremo collettivamente le tariffe. Non facciamo profitto. Ecco a che cosa serve la cooperazione. Se al termine della vendita ci sarà un utile, sarà tenuto in cassa per la prossima produzione». Insomma, si ricalca l’esempio delle Leghe e delle Società di mutuo soccorso, nell’800. «L’economia non era basata sulla produttività, sulla la competizione sfrenata. Tutto si fondava su cooperazione, collaborazione e sostenibilità», conclude il dottore in economia. I promotori sono riusciti anche ad acquistare le attrezzature, alcune delle quali riciclate, come vasetti e bottiglie in cui custodire la salsa. La distribuzione avviene in circuiti esterni a quelli classici. Per esempio, i Gruppi di acquisto solidale (Gas) e le fiere di auto-produzione. «Puntare su una filiera alternativa al mercato tradizionale si può - è convinto Gianni -, scommettendo su solidarietà e cooperazione».

Nel 2009, lo stabile dell’ex scuola superiore fu occupato da oltre un centinaio di stranieri fuoriusciti dal Cara, il Centro di accoglienza richiedenti asilo di Palese. Sono perlopiù provenienti da Etiopia, Eritrea, Somalia e Sudan. Fuggono da guerre e persecuzioni nei loro Paesi. Non hanno lavoro. Il 22 maggio scorso è stato firmato un protocollo d’intesa tra Regione, Comune (proprietario dell’immobile), Iacp, Politecnico, Formedil e associazione «Senza frontiere» per la nascita di una casa di accoglienza per migranti.

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