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Domenica 19 Novembre 2017 | 20:57

Primare regionali in Puglia «Vendola dalla mia parte ma io sono e resto Stefàno»

di GIUSEPPE ARMENISE
BARI - Occupazione e crisi della grande industria con il caso Ilva, una città industriale nella città, sotto sequestro ormai da anni per le sue emissioni inquinanti: il presidente della Regione Puglia, che sarà espressione del voto della primavera 2015 dovrà misurarsi con una serie di emergenze che hanno minato, in questi anni, l’azione di governo di Nichi Vendola. Sono questi i temi principali sui quali è verosimile immaginare che si giocherà la campagna elettorale in vista delle elezioni primarie del centrosinistra in programma a novembre. Dario Stefàno è uno dei tre che finora hanno ufficializzato la propria candidatura
Primare regionali in Puglia «Vendola dalla mia parte ma io sono e resto Stefàno»
di Giuseppe Armenise

BARI - Occupazione e crisi della grande industria con il caso Ilva, una città industriale nella città, sotto sequestro ormai da anni per le sue emissioni inquinanti: il presidente della Regione Puglia, che sarà espressione del voto della primavera 2015 dovrà misurarsi con una serie di emergenze che hanno minato, in questi anni, l’azione di governo di Nichi Vendola. Sono questi i temi principali sui quali è verosimile immaginare che si giocherà la campagna elettorale in vista delle elezioni primarie del centrosinistra in programma a novembre. Dario Stefàno è uno dei tre che finora hanno ufficializzato la propria candidatura.

Senatore Stefàno, la crisi del modello della grande industria, Ilva in primo luogo, rischia di compromettere l'immagine che il governo di centrosinistra ha voluto dare della Puglia. Non siamo più l’isola felice in un Sud che arranca?

«È esattamente il contrario: la crisi del modello della grande industria ci conferma che la Puglia ha grandi chance rispetto alle altre regioni. Per le potenzialità che esprime e per le scelte realizzate in questi anni in tema di cultura, di turismo, di agroalimentare, di gestione del territorio. E infatti la Puglia è fra le regioni, non solo del Sud, che ha fronteggiato meglio la crisi mostrando segnali in controtendenza». 

È d'accordo con il segretario del Pd Emiliano quando dice che la priorità di chi governerà la Regione dopo Vendola sta nella soluzione della crisi dell'Ilva? E' ancora quello della grande industria il modello di sviluppo da perseguire?

«La priorità è Taranto, non l'Ilva. Voglio ribaltare la prospettiva: Ilva è strategica per Taranto? Io dico che Taranto è strategica per la Puglia. Questo significa che l’ambientalizzazione dei processi produttivi, bussola da seguire, non va intesa come strategia “ammazza Ilva”, ma non possiamo neanche immaginare che si continui ad ammazzare un territorio con le sue vocazioni sotto l’alibi della strategicità per la siderurgia mondiale. L'obiettivo non può essere salvare la proprietà, come sembrerebbe abbiano voluto fare i governi nazionali che si sono succeduti, ma rendere quella realtà produttiva compatibile con le altre vocazioni di Taranto. Ilva è il più grande polo siderurgico d’Europa, situato nel cuore del Mezzogiorno: si può davvero continuare a considerarla ancora una questione locale? È un modello che è imploso con tutta la drammaticità sul fronte ambientale, della salute e del lavoro: è una grande questione nazionale. Una questione di politica industriale: e dunque proprio attraverso Taranto si può ridisegnare il modello di sviluppo di tutto il Mezzogiorno».

Crisi anche in agricoltura, con il meteo che non aiuta e l'epidemia di Xylella che sta falcidiando gli ulivi. Può bastare la dichiarazione di stato d'emergenza a far fronte a questo vero e proprio disastro in un settore trainante dell'economia pugliese?

«I cambiamenti climatici impongono agli agricoltori formule organizzative nuove, anche in relazione a strumenti, come le assicurazioni, che possono tutelare meglio la capacità di reddito. La Xyella però è altro: è una emergenza figlia di una globalizzazione senza regole, che ci ha portato la concorrenza sleale sui prodotti ed ora anche le epidemie fitosanitarie. L'Europa e l’Italia si sono dimostrati impreparati. La dichiarazione dello stato d'emergenza non basta se non c’è una strategia complessiva che ribalti l’intollerabile approccio burocratico dell'Ue e abbandoni l’idea dell'eradicazione come ricetta risolutiva. Occorre però rifuggire da logiche di commissariamento in chiave burocratico-prefettizia, anche questa è una grande questione collettiva. Il fenomeno non riguarda solo oliveti e produzione ma anche il paesaggio pubblico: sono a rischio identità, cultura, memoria. Per questo non possiamo seguire passivamente le indicazioni Ue».

Parliamo di primarie del centrosinistra. Con i socialisti che cercano di costruire una loro casa, ricompattandosi, la coalizione rischia di perdere pezzi. È possibile ritrovare l'armonia tra alleati a fronte di un quadro politico nazionale in cui Sel è all'opposizione? 

«Il ricompattamento delle forze del centrosinistra non è mai un fattore penalizzante. Peraltro non mi sembra che i socialisti stiano guardando ad alleanze diverse. Non è però possibile continuare a confondere livelli istituzionali lontani e differenti: le larghe intese romane nulla hanno a che vedere col centrosinistra pugliese, poiché in quella formula faticano giorno dopo giorno a trovare soluzioni credibili per il Paese. L'art 18 e il "vucumprà" alfaniano, ultimi episodi in ordine di tempo, ce lo ricordano». 

Durante la campagna elettorale del nuovo sindaco di Bari, è stata utilizzata come una sorta di mantra la parola discontinuità. C'è chi maligna e l’addita come candidato di Nichi Vendola, nel segno della continuità degli ultimi dieci anni di governo della Regione. Non crede che questo possa danneggiarla?

«Basta pensare alla Puglia di 10 anni fa per cogliere la portata di quanto è stato fatto e quanto sia utile continuare questo "laboratorio del cambiamento", pur introducendo elementi di rinnovamento e di cambio di rotta lì dove serve. Chi mi descrive come il candidato di Nichi Vendola lo fa per mistificare il mio profilo. Che non è quello di un leader di un partito, ma di un candidato di tutto il centrosinistra, su cui Vendola ha espresso condivisione e apprezzamento, che non nego siano per me motivo di orgoglio e di ulteriore responsabilità, ma che non mi impediscono di registrare tanti sostegni anche nell'elettorato del Pd. A Bari la situazione era diversa perché lo stesso attuale sindaco ha sentito la necessità di proporre un cambiamento radicale, rispetto evidentemente a una esperienza di governo cittadino che aveva perso smalto. Proprio per tali ragioni voler riproporre quel modello anche per la Puglia sarebbe un errore imperdonabile. L'impressione, quindi, è che ci sia qualcuno che è solo interessato a cancellare un'esperienza felice in Regione solo allo scopo di affermare a ogni costo il primato di una leadership personale, come a voler dire “prima di me il diluvio”. Non è così. E l’esperienza in Sicilia lo conferma».

Tre candidati nel centrosinistra, due sono del Pd: è sintomo di vivacità nel confronto politico o di frammentazione della vecchia alleanza della cosiddetta Primavera pugliese?

«La pluralità di candidature è sintomo di democrazia, di confronto, che spero si sposti sui contenuti e sulle idee, che devono costruire la traccia del programma. Almeno così è per me. Non mi sorprende quindi la presenza di più candidati. Ne rilevo però il dato politico al momento più significativo: il Pd, che pochi mesi fa elegge all'unanimità Emiliano segretario regionale e oggi si presenta alle primarie con nomi alternativi e altrettanti autorevoli, in conflitto tra loro. Una semplice casualità?»

Sel all'opposizione a Roma e al governo nella nostra regione: la Puglia può ancora fregiarsi del titolo di laboratorio politico?

«La Puglia è un laboratorio politico delle forze riformiste. Qui, diversamente da Roma, abbiamo dimostrato che il centrosinistra, quello vero, è in grado di esprimere qualità di governo e motivazioni straordinarie. Ecco perchè per me rimane inaccettabile la indicazione, che pure è venuta, e a più riprese, di riproporre in chiave pugliese uno schema nazionale (per capirci l'accordo con Ncd) che sarebbe l'eutanasia del centrosinistra. Ma anche dello straordinario protagonismo che la Puglia ha saputo esprimere in questi 10 anni».

Il presidente del Consiglio regionale, Introna, si augura ulteriori candidature alle primarie. Non si rischia, così, di minare la base di consenso del designato a correre per la presidenza della Regione?

«Più candidature sono sempre un fatto positivo, a meno che non siano strumentali ad altri obiettivi, a formule che il "popolo delle Primarie", per primo non comprenderebbe. C'è una ricetta naturale, oltre che di buon senso, per rafforzare la legittimazione di chi sarà il candidato alle regionali: il doppio turno. Credo che in presenza di più di 2 candidati, dal 23 settembre bisognerà prendere atto di una necessità. Non occorre fissare nuove regole, perchè è nella logica delle cose, oltre ad essere scritto anche nel regolamento del Pd. Nel 2012 quando Bersani aprì ad altre candidature, invocando la necessità del doppio turno, il primo a gioire fu proprio l'attuale segretario regionale del Pd. Cosa oggi gli fa cambiare idea?».

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