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Sabato 18 Novembre 2017 | 01:38

Alzheimer, la sfida di un team barese

BARI - Saranno illustrati a settembre, in una conferenza internazionale al Massachusetts Institute of Technology, negli Stati Uniti - come già annunciato dalla «Gazzetta», - i risultati ottenuti dal gruppo dei ricercatori del dipartimento interateneo di Fisica «Merlin»: ottenere «la migliore immagine di risonanza magnetica strutturale del cervello», utile a intercettare «con la maggior precisione possibile l’eventuale presenza di patologie neurodegenerative». Tra le quali la malattia di Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica
Alzheimer, la sfida di un team barese
BARI - Saranno illustrati a settembre, in una conferenza internazionale al Massachusetts Institute of Technology, negli Stati Uniti - come già annunciato dalla «Gazzetta», - i risultati ottenuti dal gruppo dei ricercatori del dipartimento interateneo di Fisica «Merlin», della sezione di Bari dell’Istituto nazionale di fisica nucleare e del Consiglio nazionale delle ricerche, vincitori della competizione internazionale «Laboratory for computational imaging biomarkers» della «Harvard medical school» di Boston, alla quale hanno partecipato ben 50 gruppi di ricerca provenienti da tutto il mondo.

Il team barese si è distinto per avere individuato le modalità con le quali ottenere «la migliore immagine di risonanza magnetica strutturale del cervello», utile a intercettare «con la maggior precisione possibile l’eventuale presenza di patologie neurodegenerative». Tra le quali la malattia di Alzheimer, il Parkinson e la sclerosi laterale amiotrofica.

Del team, guidato dal professor Roberto Bellotti del Dipartimento di Fisica, e dalla dottoressa Sabina Tangaro dell’Istituto di Fisica nucleare, fanno parte Nicola Amoroso, Rosangela Errico, Paolo Inglese, Alfonso Monaco, Andrea Tateo e Rosalia Maglietta.

Alla base del metodo di lavoro ci sono gli algoritmi. Che cosa sono? Gli algoritmi sono procedimenti che consentono la risoluzione di un determinato problema attraverso un «numero finito di istruzioni sequenziali semplici», spiegano gli addetti ai lavori. In realtà di semplice in un algoritmo c'è ben poco. Siamo nel mondo del cosiddetto «apprendimento supervisionato», insomma una delle aree fondamentali dell’intelligenza artificiale.

Per Rosalia Maglietta, dell’Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l’automazione (Issia) del Cnr di Bari, lo sviluppo di algoritmi per l’apprendimento supervisionato, applicati alla biomedicina, è pane quotidiano. La ricercatrice che fa parte del team ha maturato competenze statistiche e bioinformatiche che recentemente hanno richiamato l’attenzione dei media statunitensi e anzi mondiali in occasione di una competizione lanciata dalla Harvard Medical School che mirava a individuare gli algoritmi migliori per l’analisi di immagini di risonanza magnetica strutturale del cervello, allo scopo di diagnosticare in anticipo l’eventuale presenza di malattie neurodegenerative.

Gli algoritmi Made in Bari, come è stato ribadito in un articolo sull’edizione online dell’Almamacco della Scienza del Cnr si sono rivelati i più accurati in termini di predizione diagnostica. In effetti giocare d’anticipo su patologie spietate come l’Alzheimer sarebbe una conquista quanto mai preziosa.

Spiega Maglietta: «La competizione prevedeva l’analisi di due serie di dati forniti direttamente dall’Università di Harvard. La prima serie corrispondeva a immagini relative a diverse malattie neurodegenerative suddivise in categorie, su cui gli algoritmi di apprendimento supervisionato venivano addestrati». E la seconda serie? «Era caratterizzata da dati “in cieco” - spiega la scienziata barese -, ovvero dei quali non si conosceva la diagnosi. Gli algoritmi che abbiamo elaborato in collaborazione con il dipartimento di Fisica dell’Università e con l’Istituto nazionale di fisica nucleare hanno scalato la classifica americana, superando i 50 gruppi di ricerca provenienti da tutto il mondo».

Quella competizione si è rivelata un trampolino di lancio per l’équipe barese: «Questo risultato - spiega Maglietta anche a nome dei colleghi - non solo ci farà volare a Boston, dove parteciperemo alla Conferenza Miccai (Medical image computing and computer assisted intervention, ndr) che si svolgerà a settembre al Mit, ma - aggiunge - ci darà anche l’opportunità di contribuire a una pubblicazione scientifica congiunta insieme con gli altri partecipanti alla competizione».

Lo studio delle malattie neurodegenerative attraverso l’analisi strutturale di immagini di risonanza si inserisce nel solco della disciplina emergente delle neuroscienze computazionali ed è tra i traguardi più ambiziosi della scienza mondiale.

Spiega il direttore dell’Issia di Bari, Massimo Caccia: «Il nostro auspicio è che l’Issia-Cnr possa continuare a contribuire all’avanzamento della conoscenza nell’ambito delle analisi biomediche automatiche, affinché la medicina preventiva possa affidarsi a predizioni sempre più attendibili ed efficaci».

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