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Venerdì 24 Novembre 2017 | 13:53

La guerra delle sagre nei bar «niente pipì»

di EUSTACHIO CAZZORLA
MONOPOLI - Una nuova crociata. Negozi a luci spente e lumini accesi per le vie del borgo antico. Dopo la battaglia contro il «panino sleale» (3,5 euro in sagra contro i 4 in media nei locali pubblici), adesso gli operatori del centro storico, dicono un secco «no» alle sagre e feste di paese che di fatto sfruttano l’onda lunga del buon momento del turismo del centro storico monopolitano e fanno affari alle spalle di chi questo momento lo aspetta tutto l’anno per fare affari
La guerra delle sagre nei bar «niente pipì»
di EUSTACHIO CAZZORLA

MONOPOLI - Una nuova crociata. Negozi a luci spente e lumini accesi per le vie del borgo antico. Dopo la battaglia contro il «panino sleale» (3,5 euro in sagra contro i 4 in media nei locali pubblici), adesso gli operatori del centro storico, Ottavio Capodiferro in testa, dicono un secco «no» alle sagre e feste di paese che di fatto sfruttano l’onda lunga del buon momento del turismo del centro storico monopolitano e fanno affari alle spalle di chi questo momento lo aspetta tutto l’anno per fare affari. Ne è convinto anche Titti Cavallo che nel centro storico gestisce un albergo diffuso e un bar nella centralissima Via Porto «non ne possiamo più di gente che ci fa concorrenza e magari non ha nemmeno le nostre stesse spese perché gode dei benefici che hanno dal Comune, uno per tutti l’allaccio al contatore elettrico del Castello come avvenuto con la recente sagra della salsiccia».
Sbotta anche Giacomo Amodio che gestisce un locale di prodotti tipici «si rischia di spostare il passeggio in altre zone e non davanti ai nostri negozi».

Lamentele in un momento in cui la città è di fatto sulla cresta dell’onda. Ottavio Capodiferro gestisce un pub e una trattoria, è lui il primo firmatario di una petizione che vede timbro e firma di 53 negozi, food e non food, del quartiere più antico della città. Tutti contro la sagra del fritto di paranza in programma fino a domani domenica 10 agosto. La nona edizione, la prima senza il suo instancabile ideatore, il consigliere comunale Giuseppe Spinosa purtroppo scomparso nel gennaio scorso. E per protesta i commercianti l’hanno scritto in una missiva inviata al Comune «non permetteremo, se non agli avventori delle nostre attività commerciali, l’utilizzo dei servizi igienici».

Tolleranza zero, dunque, alla pipì di chi ha in mano un fritto di paranza. Per loro, come nel girone dantesco, il contrappasso è sostare in fila all’unico bagno pubblico della zona, costo di un bisognino, 50 centesimi. Gli operatori commerciali del centro storico l’hanno scritto nero su bianco «abbiamo manifestato il nostro disappunto anche per le precedenti edizioni in quanto la sagra in oggetto ha sempre creato soprattutto nei periodi di alta stagione con alto flusso turistico, gravissimi disagi al traffico e al parcheggio veicolare, bloccando l’area portuale, non solo nei giorni di svolgimento, ma per ben 6 giorni dal 6 al 12 agosto tenendo conto dei giorni di allestimento e di sgombero dell’area».

L’assessore allo Sviluppo Economico, Giuseppe Campanelli, interviene con una nota ufficiale sulla vicenda e biasima lo “serrata dei bagni dei bar”. E poi l’assessore rilancia il suo impegno sul fronte dei parcheggi «quest’anno, proprio perché siamo consapevoli della problematica, abbiamo istituito un servizio gratuito di trasporto urbano park and ride da e per il centro città e abbiamo garantito un parcheggio gratuito per circa 200 auto nell’area della ex cementeria». Ma alla radice del problema c’è forse una carenza di coordinamento fra le iniziative «e per questo, accogliendo l’invito degli operatori, già a settembre convocherò tutte le associazioni di categoria riconosciute, per pianificare preventivamente ogni iniziativa di eventi o altro al fine di evitare incomprensioni con alcuni esercizi commerciali».

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