Cerca

Lunedì 20 Novembre 2017 | 04:42

Il romanzo di Lagioia «La ferocia» italiana sullo sfondo di Bari

di MARIA GRAZIA RONGO
BARI - Nicola Lagioia (foto), barese, quarantuno anni, tra i più affermati autori italiani contemporanei, dopo il brillante esordio nel 2001 con Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) e a cinque anni di distanza dall’ultimo romanzo, Riportando tutto a casa, Einaudi sta per pubblicare il suo nuovo lavoro, in libreria a settembre. Lagioia conduce Pagina 3, su Rai Radio 3, e ha concluso la selezione dei film per la 71.ma Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 27 agosto al 6 settembre
Il romanzo di Lagioia «La ferocia» italiana sullo sfondo di Bari
di Maria Grazia Rongo

BARI - Una vita da scrittore, anche quando scruti il cinema alla ricerca del tuo tempo, scrivi su un blog, o ti svegli alle 5 del mattino per essere in radio a raccontare il mondo... Perché, come diceva Calvino, «come faccio a spiegare a mia moglie che anche quando guardo dalla finestra sto lavorando?». Un’immagine che si addice alla perfezione alla vita da scrittore di Nicola Lagioia, barese, quarantuno anni, tra i più affermati autori italiani contemporanei. Dopo il brillante esordio nel 2001 con Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj (senza risparmiare se stessi) e a cinque anni di distanza dall’ultimo romanzo, Riportando tutto a casa, Einaudi sta per pubblicare il suo nuovo lavoro, in libreria a settembre. «Ho lavorato a questo libro per quattro anni ogni giorno, senza interruzione. Non ci sono stati Natale o Ferragosto nei quali non abbia messo mano al romanzo, e poi ormai la nostra vita è organizzata in modo che il tempo liberato non esiste» – racconta l’autore.

L’autunno vedrà Lagioia, che vive e lavora a Roma, per un lungo periodo in Puglia nel tour di presentazioni organizzato dai Presìdi del Libro «che mi permetteranno di andare in giro anche nei paesini della nostra regione, perché in fondo, tornare in Puglia con un libro è come unire la mia vita professionale alle mie radici».

Intanto sono ricominciate le levatacce mattutine per la conduzione di Pagina 3, su Rai Radio 3, e si è da poco conclusa la selezione dei film per la 71.ma Mostra del Cinema di Venezia, in programma dal 27 agosto al 6 settembre, con Lagioia per il secondo anno di fila nella squadra di selezionatori scelti dal direttore della Mostra, Alberto Barbera.

Lagioia, dopo cinque anni il suo nuovo romanzo. Cosa ci può anticipare?

«Per la prima volta ho scritto un romanzo ambientato nell’Italia dei nostri giorni. E ancora una volta, come è stato per Riportando tutto a casa, c’è Bari sullo sfondo. Protagonisti sono un fratello e una sorella, in realtà fratellastri – la storia si apre con la morte di lei – rampolli di una potente e ricca famiglia di costruttori baresi. Il titolo del romanzo, che sarà in libreria il 23 settembre, è La ferocia».

«La ferocia» è un titolo impegnativo, quasi spiazzante. Che cosa ha a che fare con l’Italia dei nostri giorni e con Bari?

«Rispetto agli anni in cui eravamo ragazzini, gli anni Ottanta o i primi anni Novanta, la vita si è fatta più feroce. È come se la crisi, la difficoltà, abbiano fatto regredire tutti allo stato di barbari, per cui si è ritornati all’homo homini lupus. Bari credo sia paradigmatica rispetto a questo fenomeno, forse anche perché stando lontano sono riuscito a cogliere aspetti che prima mi erano sconosciuti. E con Bari ho un rapporto elastico, è sfuggire da un posto per poi ritornarci, anche perché è la città della famiglia, degli affetti».

E scegliere i film che andranno a Venezia, che esperienza è?

«Entusiasmante perché ti permette di conoscere cosa accade realmente in ogni parte del mondo e quindi avere il polso della situazione anche di quello che sta accadendo a migliaia di chilometri da te. Quest’anno sono arrivati alla commissione più di 1500 film da ogni angolo del pianeta. Tutti sono stati visti, analizzati, tanto che in concorso c’è un esordiente che arriva dalla Turchia».

Intanto ha ripreso anche la conduzione della trasmissione radiofonica culturale «Pagina 3», su Radio 3. Che posto occupa la radio nella sua vita?

«È una delle cose che mi piace di più fare, perché anche questo è un osservatorio importantissimo sul mondo. Ho massima libertà di azione e per la mia rassegna stampa nel corso di ogni puntata posso pescare nel mare magnum delle notizie culturali dalla carta stampata al web, per cui il pezzo scritto da un autore del tutto sconosciuto può avere la stessa rilevanza e visibilità di un editoriale di Scalfari o di Citati. In questo modo si costruisce una mappa di percezione della cultura e ogni giorno osservo un mondo, quello della cultura e dell’informazione, che non si sa come andrà a finire».

Perché, cosa sta accadendo?

«I giornali sono in crisi, la carta stampata sta morendo, ma anche i siti non se la cavano molto bene. Stiamo vivendo un grande cambiamento, ma non sappiamo ancora dove stiamo andando. Per me che sono sia su Facebook che su Twitter, è inconcepibile che per i social, ad esempio, a guadagnare sia soltanto chi mette a disposizione la piattaforma e non chi produce i contenuti».

La casa editrice romana Minimum Fax, per la quale lei dirige la collana di narrativa italiana «Nichel», quest’anno compie vent’anni. A proposito di crisi, qual è lo stato della giovane editoria italiana?

«Purtroppo essere giovani non è garanzia di longevità. È un periodo di grande crisi sia per i piccoli che per i grandi editori, e pensare che fino a qualche anno fa i soloni continuavano a dire che il libro fosse “anticiclico”, ma così non è stato. I grossi gruppi editoriali non hanno fatto politica culturale, né tantomeno nei territori, così hanno sfornato consumatori e non lettori, che alla prima avvisaglia di difficoltà hanno eliminato il consumo dei libri. L’editoria è stretta tra due fuochi, la crisi economica e un colosso come Amazon. Vincerà solo chi si farà venire una buona idea, ma onestamente non ne vedo in giro. Chi potrebbe scompaginare le carte, non lo fa, perché oggi la borghesia ricca non è più illuminata e preferisce comprare le squadre di calcio. Possibile che in Italia non esista una Peggy Guggenheim?».

E poi c’è il seguitissimo blog, «Minima & Moralia».

«Il blog è nato dalla casa editrice, ma stiamo cercando di renderci autonomi. È seguitissimo sì, tanto da essere il blog culturale italiano più letto e siamo anche al decimo posto tra i blog più seguiti in assoluto. In redazione siamo in quattro e lavoriamo gratis, quindi ora ci metteremo alla ricerca di sponsor per capire se si tratta di un modello economicamente sostenibile».

Lei non ha mai nascosto la sua simpatia per la sinistra. In Puglia, tra qualche mese si andrà al voto per eleggere il nuovo presidente regionale. Cosa si aspetta da questo cambio della guardia?

«Sono sempre stato di sinistra, ma la mia simpatia per i partiti di sinistra è pressoché nulla. Oggi sono più di sinistra di prima perché il divario tra ricchi e poveri è notevolmente aumentato, e penso che essere di sinistra significhi scegliere la strada della civiltà invece della barbarie. Io posso anche capire che tra un manager e un operaio della stessa azienda ci sia una differenza di retribuzione economica di quattro/cinque volte, ma non di 450 volte, come accade nella Fiat, ad esempio. Ecco, io sono di sinistra come lo era Adriano Olivetti nella sua azienda, perché quando si superano certi limiti allora vuol dire che davvero la civiltà ha lasciato posto alla barbarie. Per quel che riguarda la Puglia, noi veniamo dalla “primavera pugliese” – e ho sempre preferito questa dicitura e non “rinascimento pugliese” come qualcuno l’ha definito, perché io in Puglia non ho visto alcun Lorenzo de’ Medici - che ha favorito tante cose buone, ma ci sono state cose brutte. Pensiamo all’Ilva. Pensiamo a quella telefonata tra Vendola e Archinà, dove il governatore pugliese che ha puntato tutto sulla sul rinnovamento rappresentato dal suo linguaggio, ha avuto proprio un infortunio di linguaggio. Questo non significa però che si debba buttare il bambino con l’acqua sporca, però tra gli infortuni di Vendola e la brutta vicenda di Emiliano che negli ultimi cinque anni da sindaco di Bari non ha nominato un assessore alla Cultura, credo che la Primavera sia definitivamente finita. Vedo bene la candidatura di Guglielmo Minervini, che penso abbia fatto un ottimo lavoro come assessore regionale alle Politiche Giovanili. Ma vorrei dire ai pugliesi che è inutile aspettare o puntare sull’uomo della provvidenza, perché non esiste, e quelli che sono stati creduti tali non hanno lasciato eredità. L’uomo della provvidenza devono essere i pugliesi stessi».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione