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Lunedì 20 Novembre 2017 | 16:39

Precaria della scuola «Insegno da 24 anni e resto senza indennità»

di FRANCESCA MARSICO
BARI - Vivere da precaria, vedova da oltre dieci anni, due figli a carico e sapere che questa estate e il prossimo autunno non avrà nemmeno la disoccupazione. Così Sara Cossu 49 anni, ci affida il suo sfogo. «Al governo dovrebbero smetterla di parlare per slogan: siamo persone non numeri»
Precaria della scuola «Insegno da 24 anni e resto senza indennità»
di FRANCESCA MARSICO

BARI - «Vivere da precaria della scuola da 24 anni, essere vedova da oltre dieci anni e con due figli a carico e sapere che questa estate e il prossimo autunno non avrò il sostegno di un’indennità di disoccupazione è davvero una un’impresa eroica». Sono queste le parole di Sara Cossu, docente di scuola primaria di 49 anni anche lei appartenete a quell’esercito di 1650 «precari più precari » della scuola. Loro sono quei lavoratori, che a seguito della riforma Fornero, non hanno neppure il diritto alle indennità di disoccupazione per un cavillo burocratico che li esclude perché dipendenti della pubblica amministrazione con contratti da parasubordinati. Già dall’anno scorso questi professori e Ata non hanno potuto più godere di u n’indennità detta «una tantum», di circa 4 mila euro, come da circolare 16961 del 2013.

«L’anno scorso – continua la docente - sono stata fortunata perché da ottobre a giugno ho lavorato tramite graduatoria d’istituto e in estate ho potuto contare sulla Mini Aspi, cioè la nuova indennità di disoccupazione con requisiti ridotti. Quest’anno invece che ho svolto i “diritti a scuola” da gennaio a luglio – dice Sara – mi trovo nell’assurda posizione di avere versato i contributi, come tutti, e di non avere diritto ad un assegno di disoccupazione. Ho fatto domanda per l’una tantum, ma mi è stata immediatamente rigettata per mancanza di requisiti. Ho provato a inviare la domanda per la Mini Aspi, come per l’anno scorso, e mi è stata negata per lo stesso motivo poiché i contributi dei lavoratori dei “diritti a scuola” finiscono nella gestione separata dell’Inps. E se in tutto questo ci mettiamo che percepisco un misero assegno mensile di 320 euro, quale reversibilità di mio marito, e ho ancora a carico i miei due figli di 17 e 28 anni disoccupati, allora la vita è davvero impossibile».

«Essere precaria – asserisce Sara - vuol dire avere a portata di mano costantemente una calcolatrice per tenere sotto mano la tua situazione economica: una vacanza non so cosa sia e non posso neppure permettermi delle cure mediche. Un vero e proprio incubo. Se poi – aggiunge – a questa situazione paradossale si associa quella ancora più grave di aver 170 punti in graduatoria e sapere già che non ci sarà posto tra i ruoli perché di anno in anno le nomine diminuiscono. E quelle poche nomine sono pure da ripartire tra gli iscritti alle graduatorie ad esaurimento (in cui mi trovo io), graduatorie del concorso e i riservisti, che chissà com’è – sottolinea – spuntano sempre all’improvviso per i ruoli. Vanificando i decenni di servizio nella scuola, il merito e l’infinita gavetta».
Con l’aggiornamento delle graduatorie di istituto, dice Sara, «quest’anno ho scelto di inserire negli elenchi solo sette scuole, le più vicine a casa mia, perché non ho più le energie per correre da una scuola all’altra in paesi distanti. Non mi posso permettere l’automobile e comincio ad aver problemi fisici. E poi - conclude la Cossu - al governo dovrebbero smetterla di parlare per slogan, la scuola è fatta di persone e non di numeri. Abbiamo diritto ad essere rispettati anche noi».

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