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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 04:31

Regionali, in 400 chiamano Emiliano «Con me la svolta» Minervini: militarizza il Pd Stefàno: no contese personali

di BEPI MARTELLOTTA
BARI - La pioggia agostana ha frenato solo qualche amministratore del Salento all’appuntamento cruciale per l’avvio della campagna elettorale per le regionali: la discesa in campo di Michele Emiliano, «forte» dell’appello che 400 tra sindaci, consiglieri e assessori comunali gli hanno rivolto con una lettera aperta. L'ex sindaco: con me governo di svolta, nessun accordo con Ncd
L'ex pm Digeronimo in campo per le Regionali
Regionali, in 400 chiamano Emiliano «Con me la svolta» Minervini: militarizza il Pd Stefàno: no contese personali
BEPI MARTELLOTTA
BARI - La pioggia agostana ha frenato solo qualche amministratore del Salento all’appuntamento cruciale per l’avvio della campagna elettorale per le regionali: la discesa in campo di Michele Emiliano, «forte» dell’appello che 400 tra sindaci, consiglieri e assessori comunali gli hanno rivolto con una lettera aperta. Una sessantina di loro - non tutti «organici» al Pd, ma in buona parte eletti con liste civiche, insieme a Giacomo Olivieri, in rappresentanza di Realtà Italia - ieri si è radunata a Bari, al circolo Barion, attorno al leader dei democratici pugliesi perché un nuovo modello di governo («la Regione dei sindaci») venga fuori dalla sua corsa alla successione di Nichi Vendola.

A spiegare il progetto è uno dei principali sponsor, il suo successore alla guida di Bari Antonio Decaro. «Mi ha detto “ ti torturerò tutta la vita se non ti candidi a sindaco di Bari”. Aveva ragione, è il mestiere più bello del mondo. Ma oggi - dice Decaro - ti chiediamo noi di candidarti a fare il “sindaco” della Regione». E giù con gli annunci di sostegno e impegno a tappeto nei territori per la campagna elettorale che è ormai in corso.Lui non si tira indietro, anzi rilancia: «raccolgo il vostro abbraccio - ha detto ai presenti - ma devo portarlo all’assemblea del partito che dovrà decidere il candidato del Pd». Insomma, solo a settembre Emiliano potrà formalizzare la sua corsa con la benedizione del Pd. E sarà la conta a dire se vi saranno altri candidati (dovranno raccogliere il 35% dei consensi dell’assemblea o 12mila firme). «Non mi preoccupa, anzi. Se Guglielmo Minervini non ce la dovesse fare - dice Emiliano - mi impegnerò per dargli una mano». Non solo, per il «sindaco della Regione» queste primarie dovranno essere utili a «costruire un’idea di futuro» e non a lanciare «giudizi reciproci sui concorrenti».

A chiederlo non è solo il Pd, sottolinea, ma proprio questi amministratori che lavorano nella «frontiera» dei comuni e non pensano agli apparati di partito, semmai hanno la speranza di un protagonismo nella Regione sinora vissuta solo con le «attese nei corridoi». Certo della coalizione dovranno fare parte tutti, a cominciare dal partito di Vendola. Perché, chiarisce Emiliano per tranquillizzare il governatore uscente e leader di Sel, «qui in Puglia non faremo mai accordi con la destra o con Ncd». Ma Sel, sottolinea, deve «mostrare buon senso e responsabilità». Le battaglie a Roma sulle riforme? «Bisogna ricordarsi che Renzi è stato eletto segretario del partito su un programma che prevedeva la realizzazione di un Senato delle autonomie, fatto da sindaci e presidenti di Regione. E noi non possiamo tradire quel programma che ha vinto le primarie - rimarca - con il voto di tre milioni e mezzo di cittadini. Possiamo adattarlo, ma non stravolgerlo come qualcuno ci sta chiedendo di fare». Quel qualcuno, com’è noto, è Nichi, ed è per questo che «spero che immediatamente i toni siano abbassati anche perchè sul territorio il nostro rapporto con Sel è assolutamente positivo».

Tanto positivo che un pezzo di Sel (ne riferiamo a parte) sta seguendo proprio lui, il leader Pd, alla luce degli accadimenti nazionali. Renzi dice «vinciamo anche senza di loro»? «È solo per la concitazione in Parlamento, ma anche Nichi deve recuperare lucidità». Perché l’idea è di portare avanti insieme quella «primavera» che li ha tenuti insieme, aprendo semmai la coalizione «all’Udc, ai moderati, ai Popolari per l’Italia, che - precisa Emiliano - sono anche entrati nella giunta Vendola». Dieci anni di buon governo si chiudono e «due candidati (Minervini e Stefàno, ndr) si propongono per difendere l’operato di Vendola. Il Pd, nel suo complesso - scandisce Emiliano - vuole invece superare questa esperienza, per migliorarla». Il Pd, insomma, è con lui come lo sono tanti sindaci. E «se dovessero rimanere più candidati alle primarie, il doppio turno non si farà», nè più nè meno come è stato già deciso in tutte le regioni. Semmai è sulla data che occorre ragionare: «abbiamo aspettato Vendola e deciso per il 30 novembre, ma corriamo il rischio che il centrodestra esprima il candidato prima di noi (il 26 ottobre, ndr). Perderemmo un mese di campagna elettorale e sarebbe una follia».

Come dire: le concessioni a Vendola finiscono qui, ora ci si rimbocca le maniche per la campagna elettorale. Altri candidati esterni? «È solo Pertosa che non mi vuole - taglia corto - per la sua mancata nomina alla Fiera del Levante».

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