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Martedì 21 Novembre 2017 | 16:54

Bari, i furbetti del sussidio il Comune corre ai ripari

di NINNI PERCHIAZZI
BARI - Sono circa trecento i cittadini baresi obbligati a restituire il contributo per il fitto di casa per l’anno 2013, ricevuto dal Comune pur non avendone diritto. Sembra che parecchi siano stati pizzicati dalla ripartizione Tributi e richiamati all’ordine, mentre molti altri si sarebbero presentati spontaneamente per dare indietro cifre variabili tra 300 e 700 euro, nella speranza di evitare la denuncia (che invece parte d’ufficio)
Bari, i furbetti del sussidio il Comune corre ai ripari
di Ninni Perchiazzi

BARI - Sono circa trecento i cittadini baresi obbligati a restituire il contributo per il fitto di casa per l’anno 2013, ricevuto dal Comune pur non avendone diritto. Sembra che parecchi siano stati pizzicati dalla ripartizione Tributi e richiamati all’ordine, mentre molti altri si sarebbero presentati spontaneamente per dare indietro cifre variabili tra 300 e 700 euro, nella speranza di evitare la denuncia (che invece parte d’ufficio).

Sono ben quattromila ad aver beneficiato dell’ausilio per pagare la locazione concesso dal Comune, ma quasi il 10% risulta non essere in regola, avendo dichiarato il falso sul reddito percepito.

Ma a Palazzo dell’Economia, in corso Vittorio Emanuele, i responsabili sono convinti che molti altri furbastri dell’autocertificazione stiano per cadere nella rete, anche in virtù della intensificazione dei controlli, frutto dell’utilizzo di un nuovo e più efficiente software e dell’incrocio effettuato con la banca dati dell’Agenzia delle entrate.

Infatti, gli uffici hanno deciso di dedicare un’attenzione quasi maniacale alle dichiarazioni presentate dai cittadini in relazione a contributi o agevolazioni il più delle volte legati ai cosiddetti servizi a domanda individuale come il trasporto e la mensa scolastica, gli asili nido, l’utilizzo degli impianti sportivi, i servizi cimiteriali. Si tratta di quei servizi forniti dall’amministrazione a fronte di un corrispettivo spesso commisurato alle possibilità dell’utente (che paga in base al reddito che dichiara di percepire attraverso il modello Isee), mentre la differenza viene coperta dallo stesso comune attingendo dalle casse cittadine. In pratica parte di tali prestazioni viene pagata con i soldi della comunità in base ad un principio di solidarietà, accollandosi il Comune il costo sociale di tali servizi. È una scelta politica, permessa anche dalla virtuosità dei conti municipali, che consentono all’amministrazione di poter agire senza limiti di sorta. Infatti, qualora il Comune fosse in dissesto finanziario avrebbe l’obbligo di coprire totalmente o in percentuale i costi sostenuti con le entrate.

Negli ultimi anni, però, le cifre stanno sempre più appesantendo i bilanci cittadini, anche per effetto dei tanti furbi che spesso dichiarano il falso pur di poter accedere a gratuita o agevolazioni in relazione a tali servizi. D’altronde i numeri sono eloquenti. E in alcuni casi lo squilibrio tra spese ed introiti è davvero imbarazzante.

I casi più eclatanti riguardano la gestione degli asili nido - a fronte di spese per 4,2 milioni si riscontrano entrate per le rette pari a 311mila euro, con un grado di autofinanziamento del servizio che non raggiunge il 15% e una perdita di quasi 4 milioni, mentre il costo del personale incide per circa il 74% - e del trasporto scolastico, al cui costo di 2,8 milioni, corrispondono entrate per 100mila, con un grado di autofinanziamento del 3,7%.

La situazione migliora con la refezione scolastica, la cui spesa viene coperta per poco più del 50% - entrate 1,8 milioni, costi 3,6 milioni -, ma pur sempre registra una perdita di 1,7 milioni. Idem per i servizi cimiteriali distribuiti su 7 aree (loculi, tombe, inumazioni) che si autofinanziano per il 70% (entrate 1,5 milioni, spese: 2,2 milioni), ma con 654mila euro in rosso (il personale incide per circa il 30%).

Condivisibile ma onerosa la scelta su impianti sportivi e casa di riposo. Le molteplici strutture cittadine, tra palestre, campi scuola, piste di atletica ed altro hanno fatto introitare alle casse del Comune 21mila a fronte di costi vivi di gestione per 1,2 milioni. Il grado di autofinanziamento - 1,77% - è del tutto relativo come nel caso dell’ex Onpi, la casa di riposo in via di ristrutturazione, che incassa le rette degli ospiti per 47mila euro, ma costa 1,2 milioni l’anno.

Mercato Ortofrutticolo quasi in pareggio - entrate 321mila euro, spese 384mila euro -, mentre sono in attivo i mercati coperti cittadini, che vantano un utile di 380mila euro (introiti 1,17 mln, costi 800mila euro).

Quindi, l’amministrazione si trova ad un bivio: tagliare i servizi, aumentare le tasse oppure rendere maggiormente efficienti tali servizi attraverso controlli sempre più stringenti. D’altronde la strada maestra è stata ribadita dallo stesso sindaco nelle scorse settimane. «Non abbiamo alcuna intenzione di ridurre i servizi, ma chiaramente dobbiamo incrementare le entrate proprio attraverso maggiori controlli, che coinvolgono più ripartizioni», ha detto spiegando la filosofia seguita dall’amministrazione negli ultimi anni e condivisa dopo il suo insediamento.

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