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Sabato 18 Novembre 2017 | 00:12

Corsi a Lingue a esterni nuovo «caso» all'Università E i precari «licenziati» occupano aula Ateneo

di LUCA BARILE
BARI - Dall’elenco degli insegnamenti dell’ex facoltà di Lingue emerge un mondo di incarichi a pagamento, affidati a docenti esterni, per tenere in vita i corsi di laurea nell’anno 2012/2013. Contratti stipulati nel periodo di passaggio dalle facoltà agli attuali dipartimenti, che ora presentano gli arretrati. Il conto da saldare, per l’Ateneo con il bilancio in crisi, è di 50mila euro per 41 corsi distribuiti a 28 insegnanti
Corsi a Lingue a esterni nuovo «caso» all'Università E i precari «licenziati» occupano aula Ateneo
LUCA BARILE
BARI - Il campionario è ricco ed assortito. C’è la «didattica del dizionario di lingua francese», la «grammatica contrastiva di lingua inglese» e anche le «problematiche di traduzione della lingua polacca: fraseologismi, metafore e linguaggi specifici».

Dall’elenco degli insegnamenti dell’ex facoltà di Lingue emerge un mondo di incarichi a pagamento, affidati a docenti esterni, per tenere in vita i vari corsi di laurea nell’anno accademico 2012/2013. Contratti stipulati nel periodo di passaggio dalle facoltà (disattivate dalla riforma Gelmini) agli attuali dipartimenti, che adesso presentano qualche arretrato da smaltire.

Il conto da saldare, per l’Ateneo con il bilancio in crisi, è di circa 50mila euro complessivi, per 41 corsi distribuiti a 28 insegnanti, per cifre dai 400 ai 1.890 euro l’uno. E talvolta, lo stesso docente risulta assegnatario di due, tre e anche cinque corsi contemporaneamente.

Buona parte dei contratti, poi, riguardano corsi integrativi, in pratica porzioni di corsi ufficiali su aspetti specialistici delle materie. «Ecdotica del Roman de la Rose» si intitola uno di questi, che nel linguaggio filologico vorrebbe dire una critica al «Romanzo della Rosa», poema allegorico medievale, per tentare di interpretarlo il più possibile nella sua forma originaria.

Soprattutto, colpisce il fatto che questi corsi non prevedano crediti formativi per gli studenti. Se non servono ai fini del raggiungimento della laurea, qual è l’utilità di questi insegnamenti? Gli studenti non l’hanno presa bene, anche perché vengono finanziati con i fondi per il miglioramento della didattica.

«Da dove sbucano questi contratti e come vengono selezionati i docenti?» si chiede Vito Ardito, rappresentante degli studenti nel Senato accademico dell’Ateneo, dell’associazione Azione universitaria.

«E poi smettiamola di portare in senato informative di delibere che, invece, competono al consiglio di amministrazione» aggiunge Ardito. «Capiamo che l’amministrazione attuale non ha colpe (il rettore Antonio Uricchio è in carica da novembre scorso), ma questo salasso ha il sapore di una beffa - aggiunge Pietro Cavallera, anche lui del senato accademico, dell’associazione Studenti Liberi – visto che approveremo tra non molto un piano di rientro in cui sono richiesti sacrifici, in termini di nuove tasse e contributi vari, soprattutto alla nostra categoria». Entrambi gli studenti non hanno votato la delibera sui compensi. «È mio dovere portare a termine l’iter burocratico che ho ereditato» dichiara la professoressa Marie Thérèse Jacquet, direttore del Dipartimento da gennaio scorso. Ma i contratti 2012/2013 risalgono alla facoltà di Lingue, guidata all’epoca da Pasquale Guaragnella.

Se il salasso riguarda gli arretrati, quanti contratti, complessivamente, furono attivati quell’anno? «Probabilmente un centinaio - risponde Jacquet - ma nel frattempo li abbiamo diminuiti e non esiste più alcun corso senza crediti formativi». Di certo c’è che il dipartimento di Lettere, Lingue, Arti, con le sue tre lauree triennali e cinque magistrali specialistiche (sono state sei fino a quest’anno), è quello che richiede il maggior budget, all’amministrazione centrale, per pagare i contratti esterni. Nel bilancio previsionale 2014, rivisto nell’ambito della spending review dell’Università, su 191 mila euro distribuiti tra 24 dipartimenti, quello di Lettere, Lingue, Arti ne richiede 30mila, la cifra più alta di tutti. E nella prima versione del bilancio, il budget totale ipotizzato era di 685mila euro, 150 mila dei quali al solito dipartimento. «Stiamo tagliando e razionalizzando i corsi – conclude il direttore Jacquet – ma nel frattempo dobbiamo garantire lo svolgimento delle vecchie lauree ad esaurimento». Dopo anni di sperperi, nessuno può dirsi esentato dal dovere di salvare l’Ateneo.

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