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Venerdì 17 Novembre 2017 | 18:31

«Non ci fu complotto» risarcita la D'Addario Avrà 55mila euro

BARI– La escort barese Patrizia D’Addario sarà risarcita con 55 mila euro perchè diffamata. Lo ha stabilito il tribunale civile di Milano che ha condannato la Arnoldo Mondadori Editore, Giorgio Mulè e Giacomo Amadori, direttore e giornalista di Panorama, per tre articoli pubblicati nel febbraio 2010 intitolati 'Operazione D’, 'Complotto in 3 mossè, 'I vizietti di Patrizià, sul presunto «complotto» ai danni dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con il quale D’Addario disse di aver trascorso un 'dopo-cenà
«Non ci fu complotto» risarcita la D'Addario Avrà 55mila euro
BARI– La escort barese Patrizia D’Addario sarà risarcita con 55 mila euro perchè diffamata. Lo ha stabilito il tribunale civile di Milano che ha condannato la Arnoldo Mondadori Editore, Giorgio Mulè e Giacomo Amadori, direttore e giornalista di Panorama, per tre articoli pubblicati nel febbraio 2010 intitolati 'Operazione D’, 'Complotto in 3 mossè, 'I vizietti di Patrizià, sul presunto «complotto» ai danni dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, con il quale D’Addario disse di aver trascorso un 'dopo-cenà.

«Gli autori – ricostruisce il tribunale – intendevano accreditare la tesi che l’incontro tra Patrizia D’Addario e Berlusconi e l’emersione della vicenda sul piano mediatico nazionale ed internazionale (le feste nelle residenze dell’ex premier, ndr) non fossero frutto di una mera serie di coincidenze o di casualità, ma costituissero il prodotto di una preordinata manovra politico-giudiziaria da parte del milieu politico, professionale e mediatico legato al partito avversario dell’allora capo del governo», i quali «attraverso l’ausilio della D’Addario, a tal fine prezzolata, avevano creato le occasioni per la realizzazione degli incontri mercenari al fine di montare un caso mediatico-giudiziario-politico contro l’ex capo di governo».

Secondo il Tribunale «non può dirsi raggiunta la prova della sussistenza del complotto» e di presunte «indagini riservate da parte dei vertici dell’ufficio inquirente di Bari, indagini - scrive il giudice nella sentenza – rivelatesi essere, in realtà, inesistenti». Nel ricostruire la vicenda il Tribunale di Milano ricorda il caso giudiziario che ha coinvolto l’allora capo della Procura di Bari, Antonio Laudati, rinviato a giudizio dal Tribunale di Lecce per abuso d’ufficio e favoreggiamento «in relazione ai medesimi fatti», per essere intervenuto in favore di Berlusconi. Questi fatti, secondo i giudici di Milano, «sarebbero sufficienti per affermare lo stravolgimento dei fatti» descritti negli articoli ritenuti diffamatori.

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