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Venerdì 17 Novembre 2017 | 21:59

Tariffe d'oro all’Asl Maxi-danno da 50mln Scatta il recupero Introna pronto a riunire il Consiglio regionale

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - La priorità «amministrativa» è il recupero delle somme che medici dipendenti, personale del comparto e anche cliniche private e professionisti convenzionati potrebbero aver percepito illegittimamente, tanto da causare alla Asl di Bari un danno erariale non inferiore a 50 milioni di euro. Ma quelle condotte dalla Ragioneria generale dello Stato da settembre 2012 allo scorso gennaio sono verifiche a campione, che hanno riguardato un numero limitato di casi e che ora andranno ripetute a tappeto, spingendosi a tutto ciò che è accaduto negli ultimi 5 anni, così da avere una mappa precisa degli sprechi. Ed in molti casi – come le dichiarazioni sugli orari di lavoro e certe richieste di rimborso di prestazioni effettuate a domicilio, definite «inconcepibili» - si intravedono responsabilità penali. Dopo la stagione delle inchieste sugli appalti, dunque, la terza azienda sanitaria d’Italia torna nell’occhio del ciclone
Tariffe d'oro all’Asl Maxi-danno da 50mln Scatta il recupero Introna pronto a riunire il Consiglio regionale
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - La priorità «amministrativa» è il recupero delle somme che medici dipendenti, personale del comparto e anche cliniche private e professionisti convenzionati potrebbero aver percepito illegittimamente, tanto da causare alla Asl di Bari un danno erariale non inferiore a 50 milioni di euro. Ma quelle condotte dalla Ragioneria generale dello Stato da settembre 2012 allo scorso gennaio sono verifiche a campione, che hanno riguardato un numero limitato di casi e che ora andranno ripetute a tappeto, spingendosi a tutto ciò che è accaduto negli ultimi 5 anni, così da avere una mappa precisa degli sprechi. Ed in molti casi – come le dichiarazioni sugli orari di lavoro e certe richieste di rimborso di prestazioni effettuate a domicilio, definite «inconcepibili» - si intravedono responsabilità penali. Dopo la stagione delle inchieste sugli appalti, dunque, la terza azienda sanitaria d’Italia torna nell’occhio del ciclone.

Anche ammettendo che una parte delle 62 contestazioni dei Servizi di finanza pubblica sia infondata, resta il problema centrale: la mancanza assoluta di controlli sull’operato di medici e strutture private, su cui gli esempi si sprecano. Oltre ai pagamenti di prestazioni extra a chi ha dichiarato di aver lavorato 23 ore al giorno, la relazione evidenzia ad esempio casi di medici di base e specialisti convenzionati incompatibili, così come di medici dipendenti che possiedono o dirigono strutture private: «Si evidenzia – denuncia il documento – la mancata costituzione del servizio ispettivo per il controllo sul rispetto delle norme relative all’incompatibilità».

I dirigenti dell’assessorato regionale alla Salute stanno passando il weekend ad esaminare la relazione ispettiva, ma dovranno aspettare le controdeduzioni della Asl di Bari. La priorità indicata da Nichi Vendola, in linea con gli esiti dell’ispezione, è di recuperare le somme erogate e punire i responsabili. Intanto però si è già perso un mese: il documento, datato 6 giugno, è rimasto in un cassetto fino a quando il consigliere Gianmarco Surico (Forza Italia) non ha presentato una interrogazione, cui poi è seguita la contestazione disciplinare al direttore generale Domenico Colasanto (il cui incarico scade a metà novembre). Colasanto, a sua volta, dovrebbe chiamare a rispondere i suoi dirigenti, che a loro volta dovrebbero formulare contestazioni al personale dipendente e convenzionato. Sugli orari di lavoro per le prestazioni aggiuntive (quelle che la Asl chiedeva per smaltire le liste d’attesa), gli ispettori ministeriali hanno esaminato ad esempio appena 42 cartellini su oltre 1.500. In quanto ai medici di base che hanno chiesto ed ottenuto – per la rimozione di suture o per l’effettuazione di medicazioni – di moltiplicare il compenso previsto pari a 12 euro per il numero di punti o di medicazioni («in totale dispregio» agli accordi nazionali ed integrativi, che secondo gli ispettori «non pongono dubbi di interpretazione»), sono stati individuati reati: «Alcuni medici hanno giustificato il numero di punti rimossi allo stesso paziente come avvenuti, invece, in giorni diversi ma “contabilizzati nel medesimo giorno per semplicità di calcolo”». Più o meno ciò che è accaduto per le commissioni Uvm: «Esistono casi in cui nella stessa Commissione sono stati discussi dal medesimo medico 10 pazienti a fronte dei quali è stato corrisposto un compenso di 400 euro anziché di 40: in sostanza una miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci». Un meccanismo cui non sono sfuggiti gli avvocati esterni incaricati del contenzioso: c’è chi ha presentato parcelle da 300 euro per 500 casi-fotocopia che non sono nemmeno stati discussi, visto che i ricorsi sono stati ritirati.

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