Cerca

Sabato 25 Novembre 2017 | 01:02

Ti aspetto stanotte nel luogo chiamato Pane e Pomodoro

di ALBERTO SELVAGGI
BARI - Vieni a Pane e Pomodoro, la spiaggia dell’amianto e dei colibatteri che nuotano a dorso. Vieni a Pane e Pomodoro di notte, non di giorno. Perché è un luogo aperto, non chiuso. Vivo, non morto. E soprattutto perché è molto diverso da quello che sfuggi al sole. Sulle impronte lasciate dai bagnanti al mattino nella sabbia s’infossano altri calcagni che dilatano ombre nuove. E anche questo diffonde un senso di diversità misteriosa
Ti aspetto stanotte nel luogo chiamato Pane e Pomodoro
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Vieni a Pane e Pomodoro, la spiaggia dell’amianto e dei colibatteri che nuotano a dorso. Vieni a Pane e Pomodoro di notte, non di giorno. Perché è un luogo aperto, non chiuso. Vivo, non morto. E soprattutto perché è molto diverso da quello che sfuggi al sole.

Sulle impronte lasciate dai bagnanti al mattino nella sabbia s’infossano altri calcagni che dilatano ombre nuove. E anche questo diffonde un senso di diversità misteriosa.

Davanti hai il mare. Un lido sotto. Un cielo nero sopra. E questo già ti basta a comprendere una cosa fondamentale che dalla nascita ad oggi luglio ti era completamente ignota: tutto questo è meraviglioso. E’ la meraviglia che rientra nella vita che è meravigliosa: quella che ci ha dato Signore o Padre Cosmo, come vuoi. Dico a te, mi hai sentito? Devi assolutamente renderti conto che sei nella stupefazione.

Credimi, allora, non avrai più bisogno di molto. Se non del necessario. Perché hai fissato gli occhi nell’infinito, e è l’infinito, questa minutaglia sconfinata che cambia le cose.

Ecco perché voglio che tu venga con me a Pane e Pomodoro. Perché anche se è sera, e anche se è tardi, anzi è passata mezzanotte ora che guardo l’orologio, sotto i fari allucinatori c’è gente che si muove. E a questo punto, nell’incredibilità di quello che senti, visto che quanto senti è una cosa semplice e ovvia, sì, nella semplicità del tuo cuore ti accorgi che non tutti hanno i soldi che hai tu. No. Che c’è gente per la quale un euro significa molto: non meno che nulla. E sono lì, qua, li vedi?, accanto a noi, nell’amore sconfinato della vita, a giocare a carte sui tavolini che volano, a seguire le ballerine del popolo che al bar pizzeria danno uno show, a ridere davanti alla banalità di una Coca-cola o di sorella Peroni, a raccontarsi insensatezze, dato che sono poche le cose che significano qualcosa. E capisci che non tutti scaraventano nel cesso 700 euro per comprare scarpe rosa e multicolori. Che c’è gente che piange e che ha fame. E che sei stato orribilmente orbo. E che devi pentirti se vuoi essere felice. Sì, devi pentirti e devi seguirmi se vuoi scorgere dopo decenni di buio torvo l’orizzonte della luce.

Tu farai l’alba con me, come l’ho fatta io a Pane e Pomodoro. Anzi, ti consiglio di venirci come me, da solo. Perché la Solitudine, che ci segue sempre, che ci fa sempre compagnia, è in ogni angolo qui, lì lontano dietro ai cespugli dove quei due ragazzini pomiciano, là in fondo dove la signora lardosa tiene a bacchetta l’intera famiglia cenando sulle stuoie. Allontanati, spingiti agli estremi, là dove riposa la ragione, cerca, lambisci la battigia: e che schiatti pure la fogna che dilaga un giorno sì e l’altro pure. Non sei che un atomo, anzi la particella utile di un atomo, come la fisica quantistica racconta, giunta per ultima. E atomo è tutto e tutto è atomo e tu sei tutto nel mare nella sabbia dentro il cielo che crea e non corrompe; no che non corrompe. E senti la gioia perché sei la gioia ed è questa la gioia.

C’è un signore sfortunato senza un becco di quattrino che vive qui all’ingresso in un box di legno e chiede aiuto. Beh, santo Cristo: dagli ‘sto aiuto. L’ho visto entrare nel suo buco. E ho chiesto spiegazioni a una sconosciuta che parlava con un ragazzo, lei in piedi e lui in sella a una moto. E lei mi ha detto, “un momento, scusi”, e ha abbracciato il suo amico a lungo, e io ho strabuzzato gli occhi, e lei è venuta verso di me, allora, con gli occhi stracolmi di lacrime, “mi scusi, sono stata appena lasciata, senza ritorno”, e mi ha raccontato la sua storia, e tutto nella notte si è fatto di una straziante bellezza nel suo amore in cocci. E allora sì ho detto: grazie Dio che mi hai spinto a venire a Pane e Pomodoro, luogo che mi faceva senso, fino a ieri, a dire molto. Perché mi hai regalato la più bella notte che io abbia vissuto.

La rubrica «Quadretti Selvaggi» va in ferie. Ci rivediamo quando l’estate muore.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione