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Venerdì 24 Novembre 2017 | 12:20

Olio pugliese penalizzato assessore sotto assedio

BARI - Scoppia la rivolta bipartisan in consiglio regionale sui fondi della nuova Pac, la bozza di decreto sulla Politica agricola comunitaria che, chiusa l’intesa Stato-Regioni, il governo si appresta a inviare a Bruxelles entro il mese per ottenere fondi pari a 426 milioni di euro. Nel mirino di centrodestra e centrosinistra finiscono i negoziati, condotti dall’assessore all’agricoltura Fabrizio Nardoni con le altre regioni e col governo, al termine dei quali la Puglia ne uscirebbe penalizzata, soprattutto per gli aiuti all’olivicoltura, da un taglio pari al 42%
Olio pugliese penalizzato assessore sotto assedio
BARI - Scoppia la rivolta bipartisan in consiglio regionale sui fondi della nuova Pac, la bozza di decreto sulla Politica agricola comunitaria che, chiusa l’intesa Stato-Regioni, il governo si appresta a inviare a Bruxelles entro il mese per ottenere fondi pari a 426 milioni di euro. Nel mirino di centrodestra e centrosinistra finiscono i negoziati, condotti dall’assessore all’agricoltura Fabrizio Nardoni con le altre regioni e col governo, al termine dei quali la Puglia ne uscirebbe penalizzata, soprattutto per gli aiuti all’olivicoltura, da un taglio pari al 42%. Con la «beffa», dicono da entrambi gli schieramenti, che da 4 anni la presidenza degli assessorati al ramo è affidata proprio alla Puglia.

Di qui l’intesa su un ordine del giorno unitario, approvato all’unanimità, nel quale si sollecita il «coinvolgimento dei parlamentari pugliesi di ogni schieramento» per «recuperare le scelte contenute nella bozza di decreto, che penalizzano la Puglia». Con la richiesta esplicita all’assessore di «impegnarsi a intervenire con la massima urgenza per garantire un accordo finale che rispetti condizioni favorevoli all’agricoltura pugliese e meridionale».

L’odg è stato approvato al termine di una seduta accesa, nella quale l’assessore ha provato a difendersi dagli attacchi fornendo una dettagliata relazione sulla Politica agricola 2014-2020 e giustificando la chiusura dell’accordo con il «minor danno possibile» alle colture tipiche pugliesi. Ma a far andare su tutte le furie anche il Pd, che nei giorni scorsi aveva già chiesto un incontro al ministro dell’Agricoltura sul caso, la difesa addotta dall’assessore: «Io - ha detto in aula Nardoni - ho anche proposto di ripartire le risorse al 50% per la zootecnia e al 50% per l’olivicoltura, ma ho ricevuto la bocciatura da parte del ministro Martina».

Perché il nodo del contenzioso è proprio la ripartizione delle risorse per gli aiuti accoppiati: ben il 49,3% dei fondi (210,5 milioni) alla zootecnia, com’è noto attività prevalente nelle regioni del Centro-Nord, il 34,2% ai seminativi (146 milioni) e appena il 16,4% alle colture permanenti come l’olio (70 milioni). A far di conto, in una conferenza stampa a latere del Consiglio, anche il presidente dell’Upi Francesco Schittulli, affiancato dal consigliere regionale Davide Bellomo. «Solo due mesi fa l’assessore all’Agricoltura definiva come un successo l’accordo raggiunto , oggi dice il contrario e la Regione corre ai ripari. Chi ha rappresentato la Puglia al tavolo delle trattative ha mostrato inedia e scarsa preparazione».

Meno di 77 euro ad ettaro per gli olivicoltori pugliesi, ha aggiunto Schittulli, significa far saltare il sistema e incentivare l’abbandono delle campagne. «L’agricoltura è stata commissariata» tuona Ignazio Zullo, capogruppo FI, rivendicando la bontà dell’odg. «Un patrimonio storico-naturale inestimabile altrimenti sarebbe abbandonato» dice Giovanni Epifani (Pd). «La politica nazionale premia le attività diffuse al Nord, a discapito delle piccole aziende del sud», dice il capogruppo Udc Salvatore Negro. «Quella bozza di decreto - dice Domi Lanzillotta (Ncd) - è assolutamente da rivedere e correggere». «L’olivicoltura è in ginocchio e Nardoni se n’è accorto troppo tardi» tuona Nino Marmo (FI).

b. mart.

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