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Venerdì 17 Novembre 2017 | 20:37

I segreti e il wc dietro le quinte del Festival del libro

di ALBERTO SELVAGGI
BARI - Il Libro possibile è la manifestazione di maggior livello culturale e turistico della storia di Polignano a Mare. Concepita dalla forestiera Rosella Santoro (domani il finale con Capossela a Castellana), è stata un’orgia di stelle e di immagine, sostenuta dalla dedizione dei giovani locali. E teatro di quadretti più gustosi di quelli esposti sui palchi
I segreti e il wc dietro le quinte del Festival del libro
di ALBERTO SELVAGGI

BARI - Il Libro possibile è la manifestazione di maggior livello culturale e turistico della storia di Polignano a Mare. Concepita dalla forestiera Rosella Santoro (domani il finale con Capossela a Castellana), è stata un’orgia di stelle e di immagine, sostenuta dalla dedizione dei giovani locali. E teatro di quadretti più gustosi di quelli esposti sui palchi.

Il wc regge le nostre esistenze. In Italia continuiamo a negarlo. Non è stata rilasciata concessione di impiantare bagni in anticorodal sul sagrato della chiesa matrice, gestiti personalmente da don Gaetano Luca parroco. Delegando tutto allo spirito di sopravvivenza individuale. Marco Travaglio è stato presentato dal direttore della Gazzetta Giuseppe De Tomaso. Ma, prima di calcare il palco, assalito dalle urgenze idrauliche, ha trovato salvezza soltanto nella boutique Gallerya di piazza San Benedetto, inaugurando così la nouvelle vague del «cesso fashion». Una collega a ruota lo ha imitato, constatando che Marco ha lasciato il ricetto «in perfetto stato igienico giudiziario».

Nell’impressionante massa inumana (andatevene da Polignano!) un intellettuale carismatico pativa in solitaria. Pietrangelo Buttafuoco, convertito all’Islam. Era in pieno Ramadan, sesso, bere e cibo a fascia oraria, proprio mentre tutti s’imbestiavano. Ancova, c’eva Lino Patvuno con gvavi pvoblemi pev l’acconciatuva avgentea non del tutto pevfezionata. Vi erano i Carofiglio Brother (è un gruppo country), la ditta castale Rizzo-Stella, «Ollio» Friedman, il seleniforme Ozpetek, la celebre intellettuale Francesca Neri (fa anche l’attrice), la Boldrini dall’incedere bicamerale, i barbutelli Giordano e Piccolo. Ma i rattigni aspettavano un nome soltanto: Selvaggia Lucarelli. In drappelli l’hanno tallonata su via Roma all’uscita del b&b, e i più arrapati si sono lanciati nel mucchio sottopalco in selfie simulati in cerca della collisione con le sue venuste rotondità. Tuttavia la il più fotografatoa di tuttie (non sono errori di battitura) è statoa Luxuria, flashatao e invitatoa aggratis in tutti i locali di Polignano: a scorno degli ospiti femmine e maschi.

Tutti aspettavano gli abiti da sera della Santoro per la haute-couture 2014 primavera estate. Ed ella è apparsa ogni volta splendida assai. Anche se qualcuno ha stigmatizzato: «Mah, la preferivo nella collezione di due anni fa». Paolo Mieli, il Mandarino, portava a zonzo la sua arietta d’alto bordo culturale: «È proprio grazioso questo paesello». Molti autori sono stati ipnotizzati dal nuovo locale Mint su via san Benedetto, puro genio d’arredo e di cibarie, ma una sera sono rimasti a bocca asciutta perché i proprietari stessi erano fra i 567.211 che presentavano il loro libro: «TORNIAMO PRESTO». Tra i bidonisti della XIII edizione annoveriamo la Mazzantini, per impegni col figlio, e Dario Fo per subitanei malanni. Qualche scrittore (no nomi no risarcimento danni) si è ‘mbriacato nel Bar Peppino, folcloristico regno della Dreher, pronunciando poi nelle location scemenze più acute dello standard. La Gazzetta ha rischiato di non uscire: il lucore mondano letterario del Festival ha richiamato cronisti in massa, lasciando la redazione desertificata. Idem in altri quotidiani.

Perfino quel trimone di Alberto Selvaggi, idiosincratico verso ogni intervento dal vivo, dopo lungo pressing è stato convinto dallo staff a presentare Andrea Scanzi del Fatto, saggista «in» della new era, col satirico Dario Vergassola: «Siete il trio perfetto». Davanti alla piazza gremita si è ritrovato così d’un balzo attore ilare consumato, senza accorgersene neanche, costituendo col Vergassola un acclamato duo (Vergassola: «D’ora in poi mai più senza Selvaggi-Hannibal killer seriale») che schiude un futuro di B-movie per l’ormai ex para-giornalista, tipo La capocciola della porno-zia, con Lino Banfi. Tanto che al termine del set i suoi amichetti, impressionati, lo hanno avvicinato pronunciando: «Poi ci spiegherai chi era quell’ologramma sul palco con le tue sembianze, perché io non lo conosco». «Trattasi di mutazione genetica totale».

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