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Giovedì 23 Novembre 2017 | 12:26

Ateneo Bari, quel boom dirigenti dal 2000 al 2011 nel mirino del ministero

di LUCA BARILE
BARI - Ballavano, i numeri del personale all’Università, negli anni tra il 2002 e il 2003. Erano i tempi del passaggio dal primo al secondo mandato dell’allora rettore, Giovanni Girone, dell’ex direttore amministrativo Innocenzo Santoro e l’Ateneo più importante della Puglia, il secondo del meridione dopo Napoli, dava prova che la realtà poteva superare l’immaginazione, in fatto di aspirazioni alla grandezza. In una sola botta si registrarono circa 1.200 avanzamenti di carriera, su un organico di 1.900 unità
Ateneo Bari, quel boom dirigenti dal 2000 al 2011 nel mirino del ministero
di LUCA BARILE

BARI - Ballavano, i numeri del personale all’Università, negli anni tra il 2002 e il 2003. Erano i tempi del passaggio dal primo al secondo mandato dell’allora rettore, Giovanni Girone, dell’ex direttore amministrativo Innocenzo Santoro e l’Ateneo più importante della Puglia, il secondo del meridione dopo Napoli, dava prova che la realtà poteva superare l’immaginazione, in fatto di aspirazioni alla grandezza. In una sola botta si registrarono circa 1.200 avanzamenti di carriera, su un organico di 1.900 unità.

Tutti i livelli base delle categorie a concorso, furono rimpinzati con una raffica di debuttanti provenienti dalle categorie inferiori. Progressioni senza dubbio meritate, archiviate come routine negli annali statistici dell’Ateneo, ma che diventano di attualità, altro pezzo di un puzzle da comporre, in questo periodo di contatti e non di rado di contrasti, tra i sindacati e l’amministrazione accademica.

Il tema è sempre quello dell’ispezione che ha fatto il Mef, ministero dell’Economia e delle finanze, nell’Ateneo lo scorso anno e che riguarda vari aspetti della gestione del personale tra il 2000 e il 2011. I conti non tornano, dicono gli ispettori degli uffici romani: l’Università di Bari pare abbia speso troppi soldi per pagare le indennità dei dirigenti e del personale tecnico ed amministrativo. L’ipotesi di un’eccessiva consistenza dei fondi riguarda, secondo il Mef, anche gli Ep, acronimo di «elevate professionalità», figure intermedie tra i ranghi del personale e il ruolo della dirigenza. Il brodo di coltura naturale, dunque, dal quale pescare, all’occorrenza, i nuovi dirigenti. Nel far notare all’ateneo tutte le sue perplessità, il Mef ha pure rilevato come nell’anno 2004 (le progressioni ebbero decorrenza da dicembre del 2003) il fondo per gli Ep «presenta un elevatissimo incremento rispetto all’anno precedente» (dalla relazione ai sindacati del direttore generale attuale, Nuccio Prudente).

Si passa, in dodici mesi, da uno stanziamento di 310mila euro ad 1 milione e 400mila euro, per garantire al personale Ep l’importo minimo della retribuzione nella nuova posizione e il correlato importo di risultato. Il boom del personale è compiuto. Il popolo degli Ep, suddiviso come le altre categorie in diverse posizioni economiche (dalla Ep1 «base», fino alla Ep5) decuplica complessivamente, al netto dei pensionamenti, dalle 37 alle 303 unità. Ma che senso aveva allungare tanto il brodo di coltura dei nuovi dirigenti? Che tipo di analisi sul fabbisogno del personale ha giustificato una tale operazione? «I fatti sono questi – risponde il direttore generale Prudente - ma il ministero non può entrare nel merito della questione. Può darsi che sia stata inopportuna – taglia corto - ma non illegittima».

Adesso il personale, quel che è fatto è fatto, vuole che si conoscano i responsabili delle presunte irregolarità contestate dal Mef. Per ora, a parte l’iniziale relazione post ispezione, il ministero ha notificato all’Ateneo, un mesetto fa, soltanto una lettera riguardante i dirigenti (non a caso stanno rimodulando l’entità di questo fondo), mentre sono state preannunciate altre comunicazioni sul personale e sugli Ep.

L’attuale rettore ed erede della patata bollente, Antonio Uricchio, ha istituito una commissione d’indagine ad hoc, per risalire ad eventuali responsabilità passate. I dipendenti, del resto, avevano chiesto, anzi letteralmente “suggerito” le dimissioni in massa del rettore, del direttore generale e dell’intero consiglio di amministrazione. Hanno organizzato proteste, assemblee e sono pronti alla contestazione ad oltranza. I lavoratori non accettano la prospettiva di subíre il taglio delle indennità accessorie, frutto delle contrattazioni decentrate andate a segno negli anni precedenti, mentre accadeva nel frattempo che il mondo dell’università statale, insieme a tanti altri settori pubblici e privati, si trasformava sempre più velocemente

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