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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 10:25

Indagine su Olivieri l'accusa è bancarotta

di GIOVANNI LONGO
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Questa storia comincia a Roma nel 2002, passa per San Marino e Malta, sede di storiche fiduciarie finite in mezzo a decine di inchieste in tutta Italia, e approda a Bari, dove nel 2012 è fallita una società, la Compagnia Transazioni Finanziarie, che nei primi anni del nuovo millennio ha effettuato importanti investimenti immobiliari. Un «crac» su cui la Procura di Bari, con il pm Giuseppe Dentamaro, ha da tempo aperto un fascicolo in cui l’ipotesi principale è la bancarotta
Indagine su Olivieri l'accusa è bancarotta
GIOVANNI LONGOMASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Questa storia comincia a Roma nel 2002, passa per San Marino e Malta, sede di storiche fiduciarie finite in mezzo a decine di inchieste in tutta Italia, e approda a Bari, dove nel 2012 è fallita una società, la Compagnia Transazioni Finanziarie, che nei primi anni del nuovo millennio ha effettuato importanti investimenti immobiliari. Un «crac» su cui la Procura di Bari, con il pm Giuseppe Dentamaro, ha da tempo aperto un fascicolo in cui l’ipotesi principale è la bancarotta.

Gli indagati, al momento, sono tre. Tra loro c’è l’avvocato barese Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale, segretario nazionale del movimento politico Realtà Italia, sfidante dell’attuale sindaco Antonio Decaro alle primarie con cui il centrosinistra ha scelto il proprio candidato per le elezioni a Bari. Ma il coinvolgimento di Olivieri - è bene ricordare che gli accertamenti sono ancora in corso, dato che l’indagine è tuttora aperta - non ha nulla a che fare con l’attività politica.

La storia può essere ricostruita così. Il proprietario ed amministratore della Ctf era un noto commercialista barese, deceduto a gennaio 2012, che la aveva rilevata nel 2005 dalle fiduciarie Intersmi di Funchal (Portogallo) e Verdala di Malta per effettuare alcune operazioni immobiliari finanziate dall’Inail in un centro commerciale della provincia. Ctf viene messa in liquidazione nel 2009. Ma a gennaio 2012 il commercialista (nel frattempo incappato in un’altra importante indagine) muore, ed a luglio l’Inail - non riuscendo a rientrare del suo finanziamento - chiede e ottiene il fallimento.

Al momento della messa in liquidazione, i debiti della Ctf ammontavano a poco più di 4 milioni di euro. Ma nella storia qualcosa non quadrava, anche perché nel frattempo era arrivata una segnalazione di operazione sospetta dell’Unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia. E così il Nucleo di Polizia Tributaria della Finanza di Bari ha passato al setaccio i conti della Ctf, evidenziando tutte le spese effettuate negli anni precedenti al fallimento. Tra le varie voci, sono emersi anche tre assegni - per un totale di circa 900mila euro - emessi dai conti della Ctf. Tre titoli, firmati dal commercialista poco prima di morire, che sono stati incassati dall’avvocato Olivieri.

 

L’ipotesi investigativa che riguarda il fallimento Ctf è la bancarotta semplice: allo stato dei fatti la Procura di Bari ritiene dunque che ci sia stata una «imprudenza» da parte degli amministratori. Di bancarotta avrebbe risposto anche il commercialista barese, se nel frattempo non fosse deceduto.

Alla «Gazzetta» risulta che alcuni mesi fa Olivieri sia stato ascoltato in Procura in merito alla transazione. Ma le delucidazioni che ha fornito agli investigatori non devono essere state considerate sufficienti, al momento, a chiarire i dubbi sull’operazione con il defunto proprietario della Ctf. E nel frattempo, le indagini della Finanza sono andate avanti: nel mirino è finito l’intero reticolo di società in cui era inserita Ctf. Anche in questo caso, gli accertamenti ripercorrono strade già battute in altre inchieste simili.

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