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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 19:43

Via i cartelli pubblicitari dall’aeroporto di Bari

di ISABELLA MASELLI
BARI - Cornici vuote. Decine di supporti che fino a lunedì contenevano cartelloni pubblicitari sono ora rimossi o spogliati di ogni colore. Da ieri l’Ati Fidanzia Sistemi Srl-Ipsa non è più concessionaria degli spazi pubblicitari di Aeroporti di Puglia. L’intera area aeroportuale barese, ma la stessa cosa accadrà negli altri scali pugliesi, è priva di cartelloni pubblicitari. E l’ultima gara è andata deserta
Via i cartelli pubblicitari dall’aeroporto di Bari
di ISABELLA MASELLI

BARI - Cornici vuote. Decine di supporti che fino a lunedì contenevano cartelloni pubblicitari sono ora rimossi o spogliati di ogni colore. Da ieri l’Ati Fidanzia Sistemi Srl-Ipsa non è più concessionaria degli spazi pubblicitari di Aeroporti di Puglia. L’intera area aeroportuale barese, ma la stessa cosa accadrà negli altri scali pugliesi, è priva di cartelloni pubblicitari. E l’ultima gara è andata deserta.
La vicenda inizia nove anni fa. L’Ati partecipa (e vince) la gara indetta da Aeroporti di Puglia nel 2005: 4mila mq di superfici (interne ed esterne alle Aerostazioni pugliesi di Bari, Brindisi, Grottaglie, Foggia) a fronte di un canone annuale di 561mila euro «che è stato aumentato nel corso degli anni da Adp di oltre il 40% - si legge in una nota della società Fidanzia - attraverso un capotico meccanismo contrattuale legato all’incremento dei passeggeri registrato rispetto all’anno precedente». Secondo la società, però, «l’incremento dei passeggeri registrato negli ultimi anni nell’Aeroporto di Bari e di Brindisi è stato determinato quasi esclusivamente dal massiccio incremento dei soli voli low cost», i cui passeggeri «hanno una ridotta capacità di spesa e di conseguenza l’aumento del traffico passeggeri low cost non comporta affatto un proporzionale aumento di potenziali acquirenti dei prodotti pubblicizzati attraverso i messaggi pubblicitari in aeroporto».

Stesso incremento del canone avrebbe riguardato gli scali di Foggia e Grottaglie nei quali, tuttavia, c'è un limitato traffico civile. Da e per Foggia, per esempio, ci sono dal 2007 i collegamenti elicotteristici con le isole Tremiti con un traffico massimo registrato di 60mila passeggeri annui, «palesemente irrilevante ai fini pubblicitari. Peraltro già dalla fine del 2011 - spiega ancora il presidente della società Fidanzia - anche tale modesto traffico è cessato, portando alla virtuale chiusura anche dello scalo foggiano, mentre il canone è stato regolarmente pagato ad Aeroporti di Puglia anche per questi due Aeroporti (pubblicitariamente inutilizzabili)».

Fino a due giorni fa, quindi, l’Ati ha pagato un canone annuo di 795mila euro più Iva, «il tutto - dicono - in uno scenario di crisi globale ormai noto a tutti». Fidanzia lamenta, inoltre, che «la superfice contrattualmente disponibile ad uso pubblicitario non è mai stata messa a disposizione da Adp a favore dell’Ati, che quindi ha potuto utilizzare negli anni assai meno del 60% degli spazi». Il momento economico di difficoltà per le imprese è noto e «in molti dei principali aeroporti nazionali gestiti da società a capitale pubblico (Bologna, Venezia, Bergamo) - continua - a causa della crisi economica generale in atto, le società di gestione hanno saggiamente rinegoziato al ribasso i canoni di concessione spesso anche dimezzandoli e/o prolungato la durata dei contratti con canoni annuali ridotti, con i rispettivi concessionari della pubblicità. Fa eccezione evidentemente la Puglia, in cui la società di gestione non ha inteso ridurre mai le proprie esose pretese, nonostante l’Ati abbia per molti mesi manifestato la volontà di una composizione bonaria della vicenda».
Nel 2011 l’Ati cita in giudizio Aeroporti di Puglia (sette i procedimenti pendenti dinanzi al Tribunale civile di Bari). Ben 6 milioni di euro pagati in 9 anni: «è stato per l’Ati Fidanzia-Ipsa come pagare un biglietto assai salato al cinema senza mai poter vedere il film». Interpellata sulla vicenda, la società Aeroporti di Puglia non commenta. «I commenti - dicono - verranno fatti nelle sedi competenti».

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