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Mercoledì 22 Novembre 2017 | 08:37

«I volti della crisi» Il Comune non paga lei perde la casa

di VALENTINO SGARAMELLA
SAMMICHELE - Una signora - Maria Bianco, di 55 anni - non riesce a pagare i 270 euro al mese di fitto. Vive con due fratelli che vivono con lavori saltuari. Il proprietario dell’appartamento - Antonio Buono, un farmacista di Adelfia - ha una parafarmacia accanto. Dopo anni di morosità e pagamenti tardivi, giunge allo sfratto. Maria ha un lavoro di assistenza in un progetto comunale ma non viene pagata
«I volti della crisi» Il Comune non paga lei perde la casa
di VALENTINO SGARAMELLA

SAMMICHELE - Dramma dello sfratto, a Sammichele, inserito in un più ampio contesto di povertà, disoccupazione ed emarginazione sociale. Una signora - Maria Bianco, di 55 anni - non riesce a pagare i 270 euro al mese di fitto. Vive con due fratelli che vivono con lavori saltuari. Il proprietario dell’appartamento - Antonio Buono, un farmacista di Adelfia - ha una parafarmacia accanto. Dopo anni di morosità e pagamenti tardivi, giunge allo sfratto. La signora raccoglie parte dei mobili, li deposita sul marciapiedi e resta in strada. Ma vediamo i dettagli di questo che è il riflesso di politiche di welfare ormai non più sufficienti.

Maria riceve aiuto grazie ad un progetto disponibile dal Piano sociale di zona. L’ambito sociale territoriale ha come Comune capofila Gioia. Vi partecipano Casamassima, Sammichele e Turi. Il lavoro che svolge grazie a questo progetto pubblico è l’assistenza ad una mamma separata che non sa a chi affidare il proprio piccolo mentre lavora. Il programma prevede appunto un’assistenza retribuita dal Piano sociale di zona ed infatti sono anni che la signora può tenere in casa il proprio piccolo grazie all’aiuto a domicilio di Maria. «Si può dire che l’ho cresciuto» aggiunge Maria.

Il problema è che se da Gioia i 250 euro mensili dapprima sono giunti ogni 30 giorni, poi sono stati liquidati ogni 3 mesi. Ora addirittura si è arrivati ad ogni sei mesi. «I sei mesi scadono oggi ma non ho ancora ricevuto i soldi e non posso pagare il fitto, i miei fratelli non lavorano». Giovanni, 52 anni, e Francesco, 50, vanno in campagna come braccianti. «Ma quest’anno – dice Maria - lavoro non c’è perché la grandine e le piogge abbondanti hanno distrutto le ciliegie. Anche i vigneti hanno subito danni. Il mio proprietario di casa ha ragione, io voglio pagare il fitto, ma anche io ho ragione». Poi chiede: «Mi dice come faccio a pagare il fitto, la luce, il gas e l’acqua? Lei crede che io sia l’unica? Conosco altre famiglie che fra poco faranno la stessa fine. Io sono solo la prima in ordine di tempo».

Ed ascoltiamo il proprietario della casa, Antonio Buono. Ricorda quando vivevano i genitori dei tre fratelli: prestavano la loro opera presso le suore dell’Istituto Carmine in via Ferrante Aporti. Vivevano in affitto in una casa adiacente. «Furono sfrattati una prima volta per morosità tardiva». Uno dei due fratelli di Maria all’epoca lavorava in un’impresa edile, ma poi arrivò la cassa integrazione e infine il licenziamento. Morti i genitori, i tre hanno preso in affitto l’attuale appartamento in via Roma. Il rapporto contrattuale ebbe inizio nel 2008 con la madre 80enne del farmacista, ma il problema è esploso subito. Inizialmente pagava in modo puntuale. In seguito cominciarono i ritardi. Prima ogni due o tre mesi, poi ogni 6 mesi, quindi un anno.

«Non è più l’Italia degli Anni Settanta. Oggi è severamente vietato affittare in nero. E parliamo di un fitto ridicolo se paragonato a Bari o Roma. A questo si aggiunga Imu, Tares e tutte le tasse». «Io ho allertato più volte i servizi sociali - aggiunge Buono -. Pensi che la signora non pagava la bolletta dell’acqua. E Aqp ha chiuso il contatore – racconta il farmacista - ma la parafarmacia è servita dallo stesso impianto, non avevo acqua nemmeno io. Ho dovuto anticipare i soldi della bolletta».
Come risolvere la situazione? «La signora però non è che può andare avanti così fino alla morte - aggiunge Buono -. Perché i servizi sociali non liquidano quanto le devono almeno ogni tre mesi? Io ho chiesto più volte all’Ufficio comunale di attivarsi presso il Piano sociale di Gioia». Ma il farmacista precisa anche che al Comune non riescono a dimostrare la reale indigenza della signora. L’assessore ai Servizi sociali, Giuliana Lotito, ha provveduto a trovare a spese del Comune un posto letto ai tre componenti della Dal Piano sociale di zona, un funzionario tecnico che chiede l’anonimato spiega: «Tutti i Piani hanno un ritardo di vari mesi su queste questioni. Tranquillamente si potrebbe pagare ogni mese, ma chi se ne occupa non è nelle condizioni di farlo». Come si risolve? «Il Comune potrebbe fare un sollecito per snellire le procedure appesantite sicuramente da lungaggini burocratico-amministrative».

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