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Sabato 18 Novembre 2017 | 22:28

Non canta più il grande Morris Maremonti

di NICOLA MORISCO
BARI - Per tanti era una delle voci più autorevoli che il rock pugliese abbia mai espresso negli ultimi decenni. Morris Maremonti, voce e leader del gruppo barese One Way Ticket, è scomparso ieri all’alba nel sonno per un arresto cardiaco a soli 38 anni in una clinica specializzata di Mola di Bari. I funerali dell’artista barese saranno celebrati oggi alle 16, nella chiesa Mater Ecclesiae a Bari –Poggiofranco
Non canta più il grande Morris Maremonti
di NICOLA MORISCO

BARI - Per tanti era una delle voci più autorevoli che il rock pugliese abbia mai espresso negli ultimi decenni. Morris Maremonti, voce e leader del gruppo barese One Way Ticket, è scomparso ieri all’alba nel sonno per un arresto cardiaco a soli 38 anni in una clinica specializzata di Mola di Bari. I funerali dell’artista barese saranno celebrati oggi alle 16, nella chiesa Mater Ecclesiae a Bari –Poggiofranco. «Morris aveva la tendenza a tenere chiuse le sue emozioni – ri - corda il chitarrista del gruppo Giorgio Visimberga (l’organico si completa con Guido Lioi alla batteria e Marcello Magro al basso), ma al contrario era capace di convogliarle in un gran numero di canzoni, era molto prolifico nella composizione. La sua voce poi, era potentissima e in vent’anni di musica non abbiamo mai trovato una vocalità così imponente. Maurizio era uno che ci credeva, tanto che all’interno dell’ospedale ci ricordava le date dei concerti e quando avremmo dovuti farli».

Ma purtroppo Morris non ce l’ha fatta a completare il suo sogno di artista fino in fondo. Nonostante fosse fortemente legato alla vita, ha lottato per ben due anni. Maremonti nel maggio 2012, infatti, era entrato in coma profondo in seguito a un’ischemia, ma era riuscito gradualmente a recuperare energie, anche grazie all’intervento di medici del Policlinico di Bari e dell’ospedale San Raffaele di Milano. Anche se immobilizzato, era tornato a comunicare attraverso il movimento di una palpebra. Aveva sviluppato la sindrome «Locked – in», la stessa che coglie il protagonista del film Lo scafandro e la farfalla, l’unico modo per rispondere alle domande di parenti e amici era proprio il movimento dell’occhio.

«Tecnicamente – prosegue Visimberga -, era uno molto bravo a scegliere le parole e i loro suoni: accostava una scrittura molto lineare dal punto di vista sintattico, alle immagini molto forti della vita quotidiana. Un esempio della profondità dei suoi versi sta in questa frase: “Levigo i miei spigoli e accumulo polvere negli angoli”. Una metafora su gesti della quotidianità, per parlare degli angoli e della polvere di noi stessi. Del resto una delle sue grandi qualità di autore, era proprio quella di “giocare” e accostare metafore e simbolismi».

E pensare che due anni fa Morris e compagni, dopo tanti anni di gavetta nell’underground, stavano per partecipare a due importanti manifestazioni: avrebbero suonato all’Arezzo Wave e allo Sziget festival di Budapest, uno dei raduni musicali più importanti d’Europa. Un successo che si era già manifestato con la partecipazione al Festival Emap a Madrid (un Medimex spagnolo) dove avevano presentato l’ultimo album L’infezione, un concept album in cui la band esprimeva il suo dissenso totale verso la situazione in cui versa il mondo attuale.
«L’infezione è il nostro punto di vista sul mondo –così lo aveva definito Maremonti -. Viviamo in una società in cui la ricerca della perfezione in tutti i campi è diventata una vera e propria malattia. Quindi, ciò che ci può salvare è l’esatto contrario: un’infezione».

Della carriera artistica di Morris restano i tre lavori a nome dei OWT, l’Ep Fase di decollo, Ora et Implora e L’Infezione, e, soprattutto, il ricordo di un uomo che avrebbe potuto dare ancora tanto alla musica e alle persone che gli vorranno bene per sempre e che non lo dimenticheranno mai.

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