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Martedì 21 Novembre 2017 | 09:13

Mercoledì il giorno di Sel Vendola minaccia l’addio Pd: venga con noi nel governo

ROMA - L'appuntamento è per l’ora di pranzo di mercoledì. È per allora che Nichi Vendola si presenterà dimissionario alla direzione di Sel. Dopo il voto finale sul decreto legge Irpef si susseguono gli addii al partito di parlamentari ed esponenti di punta del partito guidato dal governatore pugliese. «Sono dimissionario, ma non sono in fuga», annuncia Vendola
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Mercoledì il giorno di Sel Vendola minaccia l’addio Pd: venga con noi nel governo
ROMA - L'appuntamento è per l’ora di pranzo di mercoledì. È per allora che Nichi Vendola si presenterà dimissionario alla direzione di Sel. Dopo il voto finale sul decreto legge Irpef si susseguono gli addii al partito di parlamentari ed esponenti di punta del partito guidato dal governatore pugliese. Un «volo di rondini», con un’espressione usata in queste circostanze dai nobili siciliani al tempo dei Borboni, che Vendola non tollera sia definito come una scissione ma come «una fuoriuscita di parlamentari» che può essere una «occasione di rilancio» del partito, viene chiarito, ma da cui si guarda con interesse dall’esterno, soprattutto dal Pd di Renzi che nella diaspora di Sel intravede la possibilità di incrementare i suoi numeri in Parlamento, anche in chiave riforme.

«Sono dimissionario, ma non sono in fuga», annuncia Vendola in un’intervista al «Manifesto» in cui, dopo le dimissioni del coordinatore Nicola Fratoianni, del capogruppo alla Camera Gennaro Migliore e del deputato Alessandro Zan, chiarisce di «non essere il proprietario» del partito. «Il mio mandato è sempre a disposizione», puntualizza chiedendo alla direzione «una discussione separata sulla presidenza e sugli organismi dirigenti, perchè nessuno pensi – spiega – che mi copro con il gruppo dirigente». E una cosa per Vendola è chiara: «In nessun caso lascio Sel. Io sono qua. E Sel è qua e si rilancia subito». Un rilancio che potrebbe simbolicamente passare per una manifestazione pubblica, con esponenti della sinistra italiana a sostegno della linea Vendola, che potrebbe tenersi proprio mercoledì, in concomitanza con i lavori della direzione di Sel.

Le grandi manovre nel partito di Vendola riscuotono notevole interesse soprattutto nel Pd, che si offre come porto di sbarco per chi vorrà voltare le spalle al governatore pugliese. Se ne rende interprete, con tutte le cautele, anche il numero due di Renzi a Largo del Nazareno, Lorenzo Guerini. I transfughi, sostiene, «in prospettiva potrebbero essere accolti nel Pd, ma non in maniera semplicistica, servono valutazioni politiche profonde».

Intanto Gennaro Migliore afferma di non avere «mai frequentato le sedute di Massimo Fagioli, di cui neppure conosco il contenuto, e le uniche volte che ho incrociato il suddetto Fagioli è stato in manifestazioni politiche pubbliche, risalenti almeno al 2005-2006, all’epoca delle primarie tra Prodi e Bertinotti». Gennaro Migliore esclude che la sua decisione di lasciare Sel sia legata a una presunta vicinanza alle posizioni dello psicanalista Massimo Fagioli.

«È inaccettabile e anche un pò vigliacco -sottolinea- che si colleghi il sottoscritto agli indecenti attacchi che Fagioli lanciò nel 2008 all’indirizzo di Nichi Vendola per essere «omosessuale, comunista e cattolico», che all’epoca come oggi mi fecero rabbrividire e contro cui feci dichiarazioni durissime (che oggi ripeterei con egual riprovazione). Dopo la scelta compiuta da me, Claudio Fava, Titti Di Salvo e Ileana Piazzoni di uscire da Sel, mentre sono in arrivo altri abbandoni, ci si dovrebbe basare sui «fatti», non dare spazio a falsità e insinuazioni. Se l’obiettivo è criticare le mie scelte - conclude - immagino che si possa farlo senza usare falsità del genere».

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