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Venerdì 24 Novembre 2017 | 06:17

«Puglia, società pubbliche producono perlopiù debiti»

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Alcune decine di migliaia di dipendenti. Debiti occulti che si scaricano in maggioranza sui conti delle amministrazioni comunali e dunque, in ultima analisi, sulle tasche dei cittadini. La Corte dei Conti lancia l’allarme sullo stato delle 385 società partecipate dagli enti locali in Puglia: un numero non altissimo in assoluto, ma che continua a crescere nonostante l’obbligo di dismissione
«Puglia, società pubbliche producono perlopiù debiti»
di Massimiliano Scagliarini

BARI - Alcune decine di migliaia di dipendenti. Debiti occulti che si scaricano in maggioranza sui conti delle amministrazioni comunali e dunque, in ultima analisi, sulle tasche dei cittadini. La Corte dei Conti lancia l’allarme sullo stato delle 385 società partecipate dagli enti locali in Puglia: un numero non altissimo in assoluto, ma che continua a crescere nonostante l’obbligo di dismissione.

Quello delle partecipate pubbliche è un panorama estremamente variegato, in cui c’è letteralmente di tutto. Da vere e proprie corazzate (Acquedotto Pugliese, la più grande società pubblica del Mezzogiorno, di proprietà della Regione) fino a mini e micro imprese pubbliche create dai Comuni per gestire i parcheggi, piuttosto che i cimiteri. Serbatoi che negli anni sono serviti a garantire assunzioni al riparo da occhi indiscreti e dagli obblighi di trasparenza. I numeri censiti dai giudici contabili dicono infatti che le 385 società pubbliche della Puglia appartengono in maggioranza ai Comuni (314): Ma ben 102 Comuni (per un totale di 570mila abitanti) dichiarano di non possederne nessuna. Se si eliminano Aqp (che fattura 393 milioni ed ha 1.200 dipendenti), Amtab e Amiu di Bari (113 milioni), Amiu e Azienda Mobilità di Taranto (73 milioni) e Innovapuglia (26 milioni), si ottiene una pletora di piccolissime società che tutte insieme garantiscono Insomma - pur senza voler generalizzare - si tratta di veri e propri buchi neri.

Anche perché l’altro dato messo in rilievo dalla Corte dei conti nella relazione sugli organismi partecipati (appena trasmessa al Parlamento) è che queste società continuano a produrre debito. L’analisi sui bilanci 2013 ha riguardato per la Puglia un campione di 161 società (le controllate delle Province, dei Comuni di Bari, Taranto, Trani ed Innovapuglia) ed i risultati sono imbarazzanti: tutte insieme garantiscono ben 7.271 posti di lavoro, con un costo pro-capite pari a 39mila euro l’anno, molto più alto rispetto a quello degli enti pubblici che dovrebbero controllarle. Ma soprattutto le 161 aziende pubbliche analizzate hanno finora accumulato 905 milioni di debiti, che alla fine si scaricheranno sui conti pubblici.

Per la Puglia, come per quasi tutte le regioni del Centro-Sud, i giudici contabili hanno infatti rilevato «una prevalenza delle perdite sugli utili», oltre che un’incidenza superiore dei costi del personale superiore al 50% del valore della produzione: queste aziende, dice la Corte dei Conti, in generale non nascono per garantire una corretta gestione economica. Uno degli esempi portati dai giudici contabili è quello della Multiservizi di Bari, definita «società in perdita», che beneficia di un contratto di servizio di importo superiore al valore della produzione. Significa, in altri termini, che il Comune è costretto a pagare ogni anno per mantenere i posti di lavoro.

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