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Giovedì 23 Novembre 2017 | 14:17

Adozione contro la volontà della madre: condannato a 28 mesi un medico a Bari

BARI – Il bambino fu dato in adozione subito dopo la nascita, nell’ottobre 2005, contro la volontà della mamma, una 17enne romena che non parlava l’italiano e che per questo non sarebbe riuscita a farsi capire. A distanza di quasi 9 anni, il gup del Tribunale di Bari Alessandra Piliego ha condannato alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione un medico ostetrico dell’ospedale San Paolo di Bari
Adozione contro la volontà della madre: condannato a 28 mesi un medico a Bari
BARI – Il bambino fu dato in adozione subito dopo la nascita, nell’ottobre 2005, contro la volontà della mamma, una 17enne romena che non parlava l’italiano e che per questo non sarebbe riuscita a farsi capire. A distanza di quasi 9 anni, il gup del Tribunale di Bari Alessandra Piliego ha condannato alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione un medico ostetrico dell’ospedale San Paolo di Bari, Giovanni Bello Fiore, accusato di falso ideologico in atto pubblico e alterazione di stato per aver scritto nel certificato di nascita che la ragazza non voleva quel bambino, consentendo così di avviare le procedure per l’adozione.

Le indagini della Procura di Bari, coordinate all’epoca dall’ allora pm Giuseppe Scelsi e da Angela Maria Morea, furono avviate mesi dopo i fatti sulla base della denuncia della giovane madre, assistita dall’avvocato Paola Avitabile (Polis avvocati Bari). Quando la ragazza giunse in Italia incinta, nel 2005, non conosceva la lingua. Sua madre, che lavorava come badante per una famiglia barese, le fece da interprete con i sanitari dell’ospedale San Paolo, spiegando che la figlia non voleva il bambino e che preferiva darlo in adozione. Solo alcune settimane più tardi, quando la ragazza si rese conto di quello che stava accadendo, denunciò la vicenda in Questura cercando, ormai tardivamente, di opporsi all’adozione avviata dal Tribunale per i Minorenni.

La procura avviò due indagini parallele, una a carico del medico (conclusasi con una condanna in abbreviato), l’altra a carico della madre della ragazza per violenza privata (conclusasi nei mesi scorsi con un’ assoluzione). Il medico attestò che la ragazza “non intendeva riconoscere il proprio figlio nell’attestazione di nascita e nella successiva dichiarazione di nascita, contrariamente al vero, – scriveva nel capo d’imputazione il pm Fabio Buquicchio che ha ereditato il fascicolo – poichè non parlava italiano e non poteva pertanto esprimere il proprio convincimento. In tal modo alterando la formazione dell’atto di nascita e quindi lo stato civile del neonato”.

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