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Sabato 18 Novembre 2017 | 00:05

Kentron, un faro sui colletti bianchi

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI
BARI - Probabilmente qualcuno ha chiuso gli occhi. Perché l’imprenditore nocese Francesco Ritella, da 48 ore nel carcere di Bari con le accuse di bancarotta e peculato, non avrebbe mai potuto far sparire 25 milioni di euro senza la complicità del sistema bancario. E qualcuno avrebbe dovuto accorgersi che dal 2011 allo scorso aprile l’imprenditore ed i suoi soci hanno svuotato le casse della Kentron per 4,1 milioni di euro, spendendone gran parte in gioielli, abiti firmati e champagne
Crac Ilcam, Ritella «Mai sottratti soldi da casse società»
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Kentron, un faro sui colletti bianchi
di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Probabilmente qualcuno ha chiuso gli occhi. Perché l’imprenditore nocese Francesco Ritella, da 48 ore nel carcere di Bari con le accuse di bancarotta e peculato, non avrebbe mai potuto far sparire 25 milioni di euro senza la complicità del sistema bancario. E qualcuno avrebbe dovuto accorgersi che dal 2011 allo scorso aprile l’imprenditore ed i suoi soci hanno svuotato le casse della Kentron per 4,1 milioni di euro, spendendone gran parte in gioielli, abiti firmati e champagne.

È per questo che nel secondo fascicolo a carico di Ritella, quello in cui si ipotizzano reati fiscali e appropriazione indebita (a questo proposito la Procura di Bari ha rinunciato alla richiesta di interdizione per 5 persone), risultano indagati i tre professionisti che fino al commissariamento - avvenuto a fine marzo su richiesta dei magistrati baresi - hanno fatto parte del collegio sindacale della Kentron. Sui componenti del collegio sindacale grava infatti l’obbligo di vigilare e riferire all’autorità giudiziaria, cosa che evidentemente non è avvenuta se - come ipotizza l’accusa - gli amministratori della società che gestisce la clinica privata «Giovanni Paolo II» di Putignano ha sottoscritto con i dipendenti falsi verbali di conciliazione per «stress da lavoro», ed ha registrato ammanchi per un milione di euro dalla cassa ticket. I tre professionisti (Salvatore Sodano, Enrico De Pascale e Pasquale Nardelli) dovranno dunque rispondere di omesso controllo e concorso in appropriazione indebita.

E di buoni appoggi nel sistema finanziario doveva godere anche Ritella per portare a termine lo svuotamento delle casse della Ilcam, la società di commercio di carni alleggerita di 25 milioni fino a portarla sull’orlo della bancarotta: con quei soldi l’imprenditore di Noci ha finanziato l’avventura nella sanità privata. Le indagini della Finanza hanno infatti individuato uno sportello del Monte dei Paschi di Siena, nel centro di Bari, dove Ritella (insieme a suo fratello Vincenzo, anche lui indagato) godeva di un trattamento di assoluto favore: nel periodo tra dicembre 2002 e dicembre 2006 ha potuto effettuare operazioni per 8,7 milioni di euro, versando 475 assegni emessi dai conti della Ilcam per 7,9 milioni di euro prelevando 2,2 milioni in contanti.

«L’operazione di cambio a vista di assegni bancari - annota il gip Marrone - riveste , in generale, carattere di eccezionalità e viene una tantum concesso dall’istituto di credito a clienti con uno standing elevato, inoltre è soggetto a massimali di importo che varia in maniera investamento proporzionale a seconda che si tratti di assegni bancari tratti sulla filiale operante, tratti su filiali dello stesso istituto di credito ovvero di assegni bancari di altre banche». Per superare questi limiti, serve l’ok del direttore di filiale: «Contrariamente a quanto previsto dai regolamenti bancari, è stato accertato che presso Mps è stato operato un quotidiano - talune volte con più operazioni durante la medesima giornata - cambio di assegni di importi al limite della soglia antiriciclaggio, senza allertare il sistema antiriciclaggio». Gli assegni di Ritella (e della sua complice Carmen Sisto, finita ai domiciliari) «non sono transitati nell’Archivio unico informatico» della banca, «aggirando di fatto» la procedura che genera le segnalazioni di operazione sospetta. Ed è per questo che l’ex direttore dello sportello Mps, Filippo Ambruosi, risponde anche lui di concorso in bancarotta fraudolenta e riciclaggio.

Intanto oggi alle 13 è previsto l’interrogatorio di garanzia di Ritella: l’imprenditore, assistito dagli avvocati Antonio La Scala e Mario Malcangi, sarà ascoltato in Tribunale dal gip Ambrogio Marrone. Ieri la Finanza ha completato gli adempimenti relativi alle perquisizioni negli immobili utilizzati da Ritella (l’abitazione di Noci, una villa poco distante, un appartamento in fitto a Trastevere): gli investigatori hanno sequestrato tra l’altro corrispondenza, assegni e cambiali che saranno ora esaminati dalla Procura.

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