Mercoledì 18 Luglio 2018 | 05:19

Bari, si allunga la lista
dei pentiti: ora parla
il figlio di Di Cosola

carabinieri

Giovanni Longo

BARI - La lista dei pentiti presunti affiliati al clan Di Cosola si allunga. Michele Di Cosola, di 23 anni, figlio del boss Antonio ha deciso di seguire le orme del padre. La circostanza emerge dagli atti dell’inchiesta «Attila», condotta dai carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale e culminata, tra l’ultimo giorno dell’anno e il primo giorno del 2016, con l’arresto di cinque persone.

In manette, ricordiamo, sono finiti Teodoro Frappampina, 47 anni, detto «u’ giappon», Luigi Guglielmi, di 33 anni, Giovanni Martinelli, di 48, detto «spaccavitr», Carlo Giurano, di 31 e Alfredo Sibilla, di 29, detto «il brillante». Per tutti l’accusa è associazione per delinquere di stampo mafioso aggravata dall’uso delle armi.

Dalle indagini-lampo coordinate dai pm Carmelo Rizzo e Federico Perrone Capano, è emersa un’accesa contrapposizione scoppiata tra le varie articolazioni interne al clan. Lo scontro era già sfociato, a novembre, con due gambizzazioni (in una era stato ferito proprio Frappampina).

Da un lato ci sarebbe Luigi Guglelmi. Dall’altro la coppia formata da Giovanni Martinelli e Teodoro Frappampina. I due gruppi si sarebbero contesi il vuoto di potere lasciato dal boss Di Cosola, quando questi ha deciso di pentirsi, la scorsa estate.

Dagli atti dell’inchiesta si scopre che, oltre a Paolo Masciopinto, Cosimo Genchi, Lucia Masella, Cosimo Genchi, tra i neo pentiti risulta anche Michele Di Cosola, 23 anni, figlio di Antonio, interrogato il 2 dicembre scorso.

Agli inquirenti il figlio del boss «parla a lungo e in modo articolato del ruolo di suo cugino Guglielmi Luigi all’intero del clan, confermandone l’affiliazione sotto Mercante Giuseppe e l’alto grado camorristico». Michele Di Cosola, poi, colloca Giovanni Martinelli «tra le figure di vertice del clan» e di aver a sua volta saputo «dallo stesso Martinelli della promozione ricevuta come regalo da suo padre durante un periodo di detenzione».

A detta di Michele Di Cosola Frappampina, Martinelli, Cosimo Di Cosola e Guglielmi, «erano i referenti del clan Di Cosola durante la detenzione di Di Cosola Antonio». E Michele Di Cosola riferisce che «Martinelli Giovanni faceva mensilmente pervenire le somme di 1.000-1.500 euro a titolo di assistenza economica consegnandole personalmente nelle sue mani».

La Direzione distrettuale antimafia ritiene di avere disinnescato la violentissima lotta sorta all’interno del clan Di Cosola per acquisirne la leadership e il controllo criminale delle aree d’influenza a Ceglie del Campo, Casamassima, Capurso, Adelfia, Bitritto, Valenzano, Giovinazzo, Triggiano, Bisceglie, Sannicandro, Rutigliano e Gioia del Colle. Estorsioni, traffico di stupefacenti e detenzione di armi sono solo alcuni dei reati che il clan, anche dopo il pentimento del boss Antonio, avrebbe commesso.

E ora con gli inquirenti ha iniziato a parlare anche il figlio Michele.

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