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Il futuro del porto di Bari

Da Marisabella alla camionale: come rivoluzionare la via del mare

Patroni Griffi: «È vero, dobbiamo cambiare strategia». Ecco le soluzioni possibili

porto di Bari

Porto di Bari, Sos spazi e snellimento di regole e procedure in nome dello sviluppo e delle nuove sfide che si stagliano all’orizzonte con vista sul Mediterraneo e sull’Oriente. Arriva la Zes (zona economica speciale), già volano di crescita di altri territori in Italia ed in Europa, grazie a benefici fiscali e semplificazioni amministrative per le imprese coinvolte, con l’obiettivo non secondario di attrarre traffici e investimenti esteri. L’equazione è semplice: nuovi spazi uguale nuove rotte uguale nuovi vettori.


Non solo ferry boat - Non solo traghetti e crociere quindi ma anche, e soprattutto, flussi commerciali internazionali come ricordava qualche giorno fa sulle colonne della Gazzetta il professor Federico Pirro, sottolineando la necessità di mettere mano alle infrastrutture, che altrimenti rischiano di diventare una sorta di palla al piede a progetti e potenzialità. «Il professor Pirro ha ragione. I porti della Autorità portuale del mare adriatico meridionale devono prepararsi ad accogliere il previsto incremento di traffico. In particolare devono prepararsi i porti che insistono sul corridoio logistico europeo (rete Ten-T) Scan-Med: Bari, porto “core”, e Brindisi, porto “comprehensive”, afferma Ugo Patroni Griffi, presidente dell’Autorità portale di sistema del mare Adriatico meridionale di cui fanno parte i porti di Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli, nell’elencare i fattori che inducono gli studiosi dell'economia dei trasporti a prevedere la possibilità di un notevole incremento di traffico: dal raddoppio del canale di Suez allo sviluppo di corridoi logistici tra la Cina e l'Europa (One belt one road, la cosiddetta via della seta), alla progressiva stabilizzazione dei paesi “Mena” (Middle east north Africa) fino all'infrastutturizzazione del corridoio paneuropeo 8 (Bari/Brindisi - Burgas/Istanbul) e all’eccellente posizione dei porti adriatici pugliesi.


Sfida nuova - «Tuttavia, se è possibile immaginare un incremento di tutte le tipologie di trasporto (contenitori, rinfuse, breack bulk) quello che è destinata a svilupparsi più rapidamente, almeno nell'immediato, è il trasporto su rotabilili (“Ro-Ro”) - dice ancora l’ordinario di Diritto commerciale -. Modalità di trasporto che già oggi cresce con percentuali a due cifre. E la cui crescita è sostenuta anche dalle possibilità di trasporto combinato/intermodale offerte dalla Puglia (treno/aereo), che nel futuro troveranno linfa nell'adeguamento della dorsale ferroviaria adriatica (da settembre) al trasporto di semirimorchi e nel completamento del collegamento ad alta capacità tra Napoli e Bari».


Zes e traffico - Patroni Griffi rimarca quindi «il rapporto simbiotico tra l'incremento di traffico e le Zes. «L'uno favorisce lo sviluppo dell'altra, e viceversa - spiega -. Soprattutto ove in una parte delle Zes venissero realizzate delle Zone doganali intercluse. Vere zone franche in cui è possibile lavorare la merce in regime di esenzione doganale, valorizzandola con il “made in Italy”, per poi inviarla per mare/aereo all'estero».


Infrastrutture - Come detto, progetti e potenzialità, devono fare i conti con il sistema delle infrastrutture - dall’incompiuta ansa di Marisabella alla camionale in via di progettazione -, senza il cui sviluppo non si va da nessuna parte, col rischio anzi di essere sopravanzati da altre realtà. Come sa bene lo stesso presidente dell’Autorità portuale. «L'incremento di traffico presuppone però l'adeguamento della infrastruttura. Il che significa non solo che il porto disponga dei necessari fondali (e quindi che si effettuino i dragaggi, una delle attività più burocraticamente complesse e dispendiose che esistano in Italia), ma anche di un numero adeguato di banchine e di piazzali, di servizi efficienti (stazioni marittime, varchi, viabilità, servizi di bunkeraggio, di rifornimento acqua, servizi tecnico-nautici)», sostiene, indicando le priorità dello scalo del capoluogo.
«Per il porto di Bari lo sviluppo del traffico presuppone, in primis, il completamento di Marisabella e la realizzazione della camionabile. La prima opera, attesa da oltre 40 anni, permetterebbe di evitare il congestionamento del porto (emergenza già di attualità e che, se non affrontata, determinerebbe lo sviamento del traffico verso altri porti), mentre la seconda - oltre a riconciliare il porto con la città - permetterebbe di sostenere efficientemente lo sviluppo della intermodalità e del retroporto (e quindi della Zes di Bari)», conclude.
A una zona industriale nuovamente vitale ed in fermento, ora deve così corrispondere un impegno politico ed istituzionale in grado di sostenere le rinnovate ambizioni del territorio di mettere a profitto posizione geografica e capacità imprenditoriali, finora capaci di bypassare carenze infrastrutturali e farraginosità burocratiche.

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