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il giudizio sull'ex assessore alla sanità

Processo Sanitopoli, Vendola: scelsi
Tedesco perché era un cavallo di razza

Testimone insieme all'ex governatore anche Dario Stefàno, in quegli anni consigliere regionale di Sel, oggi senatore della Repubblica

Processo Sanitopoli, Vendola: scelsi Tedesco perché era un cavallo di razza

di Giovanni Longo

Bari - C’è aria di «Primavera pugliese». Non è il revival di uno slogan che anni fa rappresentò un punto di svolta nel modo di pensare la politica nella nostra regione e di cui oggi, forse, non resta tantissimo. Anche perché l’occasione non è un convegno tra reduci di un tempo che fu. Del resto, uno di quei protagonisti di quella stagione è sul banco degli imputati. Siamo al piano terra del palazzo di giustizia di via Nazariantz, a Bari. C’è Alberto Tedesco, che non si perde un’udienza del processo in cui è accusato di essere stato a capo di una presunta associazione a delinquere che avrebbe pilotato nomine e appalti e che rivendica, invece, la correttezza dei suoi comportamenti. C’è un senatore della Repubblica, Dario Stefàno, in quegli anni consigliere regionale di Sel, oggi senatore della Repubblica, qui nella veste di testimone. C’è, soprattutto, il protagonista di quel movimento. Nichi Vendola («Nicola» all’anagrafe come declina quando gli chiedono le generalità). Anche lui è testimone. Citato dal suo ex assessore alla sanità.

«Sono rientrato nei ranghi della libera professione di giornalista» dice quando il Tribunale (presidente Rosa Calia Di Pinto) gli chiede che attività svolge. Con una passione politica affatto sopita e che in più punti della deposizione, riemerge. Alla fine del processo ormai agli sgoccioli e per la gran parte ormai prescritto, i giudici dovranno stabilire se Tedesco nella sua veste appunto di politico, anzi, di amministratore, ha commesso reati oppure no. L’ex assessore è imputato con altre nove persone, fra ex dirigenti sanitari pugliesi e imprenditori, per associazione per delinquere e concussione. Correvano gli anni 2005-2009. Un’era geologica fa.

Così, a colpire, è un giudizio politico di Vendola su Tedesco. «Era considerato da tutti un cavallo di razza della politica pugliese. Aveva attraversato indenne la stagione di tangentopoli, aveva polso e visione». Rispondendo alle domande del difensore di Tedesco, avvocato Rosita Petrelli, Vendola spiega come arrivò a sceglierlo per un assessorato chiave e così delicato. Dice che all’epoca conosceva «i protagonisti della vita pubblica pugliese solo attraverso i giornali, perché prima di essere eletto vivevo a Roma». Racconta di essere a conoscenza del fatto che i familiari di Tedesco lavorassero nel settore della sanità, «ma lui mi rassicurò sulla correttezza del suo operato. In quegli anni non ci fu alcuna lievitazione anomala dei profitti dei suoi congiunti - ricorda l’ex governatore pugliese - e nulla emerse che potesse metterci in allarme».

A Vendola viene anche chiesto dell’ex direttore sanitario dell’Asl di Lecce, Franco Sanapo. Stefàno gli segnalò un’inopportuna presenza nella segreteria politica dell’ex vicepresidente della giunta, Sandro Frisullo, imputato in un altro processo sulla gestione della sanità pugliese. Vendola non cita mai per nome quest’ultimo. Una presenza, tornando a Sanapo, che l’ex governatore giudica di «assoluta violenza», perché un manager della sanità pubblica «non poteva svolgere un ruolo in un ufficio politico». Vendola ricorda di essere stato duro con entrambi. E anche di aver dato alcune indicazioni ai manager Asl: «non inaugurate reparti durante le campagne elettorali». Politica, ancora politica. Alla domanda se qualcuno tra i manager gli parlò di influenze subite da Tedesco, Vendola, dice sicuro: «nessuno». Anche se ricorda rapporti non sereni tra Tedesco e Lea Cosentino, ex direttore generale dell’Asl di Bari, a sua volta imputata in altri procedimenti sulla sanità. Nel 2009, Tedesco si dimise. Anche di questo parla Vendola.

Il processo viene aggiornato al 9 ottobre con la requisitoria del pm Luciana Silvestris. Vendola e Stefàno sono già andati via.

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